Nel Ceresio si dovrà convivere con il "mostro"

LUGANO - Sono passati quasi due anni da quando, nell'ottobre 2016, il fotografo subacqueo Stefano Coratelli aveva fotograto in zona Pian Casoro un grosso esemplare di pesce siluro (peso stimato sui 65 chili), in quello che è stato uno dei primi avvistamenti di questa specie nel lago di Lugano (vedi suggeriti).
Il timore, già dall'apertura della scala di monta sulla Tresa nel 2014, era che questo grande predatore potesse migrare anche nel Ceresio (dopo essere comparso nel Verbano) e trovarcisi bene, con tutti i problemi del caso (già nel canneto dove lo aveva fotografato, Coratelli rimarcava la sparizione di altri pesci soliti sostare in quel luogo).
Timore che, sfogliando il bollettino di agosto della Federazione ticinese per l'acquicoltura e la pesca (FTAP), sembrano diventati realtà. Se l'anno scorso nelVerbano le reti dei pescatori professionisti ne avevano pescati oltre 400 chili (contro i 290 dell'anno prima), ora il siluro è iniziato ad apparire anche in quelle dei pescatori del Ceresio (28 chili).
Una cifra che, stando alla Commissione italo-svizzera sulla pesca, è destinata a crescere: «Il più grande timore è che questa specie possa trovare nel Ceresio l'ambiente ideale per nutrirsi e per riprodursi (ancor più che nelVerbano). Le conseguenze sulla fauna ittica presente sono da ritenersi ancora imprevedibili». In questo senso la mente va all'arrivo del gardon nel lago negli anni Novanta, che di fatto in nemmeno un quinquiennio aveva fatto tabula rasa delle alborelle, e la cui presenza sembra essere ancora in costante crescita (si veda al proposito l'articolo a lato).
In altre parole, il siluro nel Ceresio c'è, ed è qui per restare.
