«Neutralità da proteggere»

Non capita tutti i giorni di trovare allo stesso tavolo, uniti a difesa del medesimo principio, esponenti dell’UDC da una parte e del Partito comunista dall’altra. Si è probabilmente trattato – ha affermato con un pizzico di ironia il «senatore» democentrista Marco Chiesa – «di una convergenza unica e straordinaria». Ma, al contempo, espressamente voluta «per superare le barriere ideologiche, poiché la neutralità non è un concetto di destra o di sinistra. E non appartiene ad alcun partito». Anzi, ha evidenziato, «appartiene, storicamente, alla Svizzera e alla sua popolazione».
E quindi sì, i due «estremi» dello scacchiere politico in questa battaglia si sono uniti – a sostegno dell’iniziativa popolare denominata «Salvaguardia della neutralità svizzera (Iniziativa sulla neutralità)», su cui voteremo il 27 settembre – in un comitato ticinese composto da esponenti di UDC, Lega, PC, HelvEthica e Gioventù comunista.
Gli argomenti
Durante la conferenza stampa di presentazione del comitato favorevole all’iniziativa, il consigliere nazionale Lorenzo Quadri (Lega) – intervenuto tramite un video pre-registrato – ha in primis messo l’accento sul fatto che la neutralità «è un elemento fondante del nostro Paese», e non «un accessorio da mettere o togliere a seconda delle mode» del momento. Il riferimento – riaffiorato a più riprese nei discorsi dei relatori – va in particolare alla posizione presa dalla Confederazione sul conflitto in Ucraina. E, nel dettaglio, al fatto che la Svizzera abbia adottato le sanzioni dell’UE nei confronti della Russia. Detto altrimenti, più in generale: i presenti hanno fortemente criticato l’avvicinamento della Confederazione alle politiche dell’UE e della NATO e, di riflesso, il concetto di «neutralità flessibile». Un concetto che, ad esempio, per Quadri è paragonabile a un «bluff», poiché «la neutralità non può essere autocertificata», ma deve essere riconosciuta dagli altri Paesi attraverso la credibilità.
Il consigliere nazionale democentrista, Paolo Pamini, ha dal canto suo ripercorso la lunga storia della neutralità elvetica, con tutte le sue sfaccettature, da Marignano alle guerre di religione, passando dal periodo napoleonico fino al congresso di Vienna e alla Seconda Guerra Mondiale. Tutto ciò, con un filo conduttore: «La storia ha dimostrato che la neutralità ha permesso al nostro Paese di rimanere al riparo dalla guerra». Ma non solo: ha pure permesso alla società di restare unita e non «spaccarsi» in più fronti.
Il deputato Alessandro Mazzoleni (Lega) ha invece riassunto il contenuto dell’iniziativa, che chiede di sancire nella Costituzione la neutralità svizzera. Neutralità che deve essere «permanente, armata e integrale»: permanente poiché «deve valere sempre e non essere interpretata a seconda della crisi del momento»; armata poiché «essere neutrali non significa essere indifesi» ma, al contrario, «presuppone di essere in grado di proteggere il territorio e la popolazione»; integrale poiché «non riguarda solo la partecipazione militare alle guerre, ma deve tradursi anche nella politica estera e di sicurezza».
A mente del granconsigliere del PC Massimiliano Ay «l’obiettivo dell’iniziativa è salvaguardare il ruolo storico della Confederazione come mediatore». E per fare ciò, ha evidenziato, occorre una neutralità «permanente e con una sua coerenza». Perché «una neutralità à la carte diventa un etichetta vuota che non viene presa sul serio dagli altri Paesi. E, se non è più credibile, perde il suo valore». Ay ha quindi voluto lanciare un appello al «suo» campo politico, quello della sinistra (il PS ad esempio non sostiene l’iniziativa) per chiedere agli elettori progressisti «di leggere il testo dell’iniziativa» e «non limitarsi a guardare chi la propone». E questo perché, in sintesi, i contenti della proposta «sono compatibili con quanto la sinistra in Svizzera ha sempre sostenuto».
A mettere l’accento sull’importanza della neutralità per mantenere la propria indipendenza è stata anche la deputata di HelvEthica, Maria Pia Ambrosetti. Affermando, ad esempio, che il 27 settembre «non voteremo su Putin, ma sulla Svizzera», per capire se «debba allinearsi al campo politico del momento o rimanere indipendente, capace di parlare con tutti e di offrire alle parti in conflitto un tavolo per le trattative».
Un concetto, questo, ribadito in chiusura anche dal «senatore» Marco Chiesa. «La neutralità non è un cimelio del passato. Non è una politica da cambiare a seconda di come tira il vento, ma uno strumento al servizio della nostra sicurezza e della pace». Citando il suo collega Daniel Jositsch (del PS, ma favorevole all’iniziativa), Chiesa ha affermato: «Non esiste una neutralità flessibile. Una neutralità che cambia secondo la pressione politica del momento cessa di essere credibile». E, dunque, «il 27 settembre decideremo quale Svizzera lasciare ai nostri figli e nipoti: che segue gli altri, oppure libera di decidere per sé stessa».



