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«No» di Ticino Film Commission e associazioni di categoria all'iniziativa SSR

Secondo loro, respingere la proposta di abbassamento del canone significa salvaguardare posti di lavoro anche nell’ambito della creazione audiovisiva «e non privare la Svizzera di competitività in un settore già sottoposto a una forte concorrenza a livello europeo»
©Gabriele Putzu
Red. Online
06.02.2026 15:48

Fra gli effetti dell’iniziativa popolare «200 franchi bastano», su cui il popolo svizzero si esprimerà alle urne il prossimo 8 marzo, «ci sarebbe anche quello di colpire il settore cinematografico e audiovisivo elvetico, che ha nella SSR un partner essenziale». A lanciare l’allarme sono la Ticino Film Commission e le associazioni di categoria GRSI (Gruppo registi e sceneggiatori indipendenti della Svizzera italiana) e AFAT (Associazione Film Audiovisivi Ticino), che dicono «no» all’iniziativa.

«Una voce importante»

La SSR «sostiene il cinema e le serie tv svizzere come parte del suo mandato di promozione della cultura elvetica. Il sostegno finanziario fornito attraverso il Pacte de l’Audiovisuel è fondamentale per il settore audiovisivo nazionale», si legge in un comunicato. Se l’iniziativa che mira alla riduzione del canone radiotelevisivo fosse accettata, «anche questo supporto vitale fornito dalla SSR verrebbe pesantemente messo a rischio e con esso l’intero settore». Quella del cinema e della creazione audiovisiva «è una voce importante, soprattutto per un Paese piccolo come il nostro. Contribuisce attivamente a promuoverne l’immagine e a dar voce a tutte le sue componenti identitarie, in un contesto internazionale dove è sempre più difficile essere rappresentati, presenti e visibili».

Le ragioni del «no»

«Gli investimenti nel settore cinematografico e audiovisivo creano lavoro e portano a importanti ricadute a livello di indotto, soprattutto in regioni periferiche come la nostra – afferma il presidente della Ticino Film Commission Claudio Franscella –. Le riprese di un film o di una serie tv, oltre a dare impiego ad attori, registi, tecnici, sceneggiatori, si traducono anche in notti di albergo, pasti, utilizzo di servizi e promozione del territorio.» «La cinematografia della Svizzera italiana, nonostante mezzi ridotti e un mercato molto esiguo, riesce a farsi notare grazie a produzioni selezionate nei grandi festival internazionali. E il Pacte de l’Audiovisuel gioca un ruolo fondamentale nella loro realizzazione», aggiungono Adriano Kestenholz e Nicola Bernasconi, presidente e vicepresidente di AFAT. Indebolire la SSR «vuole anche dire indebolire fortemente questo margine di visibilità della nostra regione fuori dai confini del nostro Paese». In conclusione, respingere l’iniziativa «200 franchi bastano» «significa salvaguardare posti di lavoro anche nell’ambito della creazione audiovisiva e non privare la Svizzera di competitività in un settore già sottoposto a una forte concorrenza a livello europeo».