Ticino

Nocino e birra, ecco gli sgarri sull’etichetta

Il Laboratorio cantonale: «Il 50% dei liquori artigianali ha una gradazione alcolica differente da qualche indicata»
Matteo Generali
10.03.2026 19:00

«Rispetto a qualche anno fa la situazione è migliorata». Nicola Forrer, direttore del Laboratorio cantonale, sintetizza così i risultati di una campagna di controlli condotta nel 2025 su birre e liquori artigianali presenti sul mercato ticinese.

L’obiettivo dell’indagine era di verificare la correttezza delle indicazioni riportate in etichetta, a partire dal tenore alcolico. La legge prevede che, per le bevande con più dell’1,2% di alcol, la gradazione debba essere indicata e restare entro determinati margini.

Un passo in avanti

Per quanto riguarda le birre artigianali, sono stati analizzati 23 campioni provenienti da 16 aziende, in larga parte ticinesi. In quattro casi, il tenore alcolico indicato sull’etichetta non corrispondeva a quello misurato in laboratorio. Il dato rappresenta un netto miglioramento rispetto al passato. «Nel 2016 avevamo rilevato un tasso di non conformità superiore al 40%», spiega Forrer. «Il fatto che oggi siamo scesi al 17% indica che negli anni c’è stata una maggiore attenzione».

Oltre alla gradazione alcolica, nella metà dei campioni sono emerse altre mancanze nelle etichette: allergeni non evidenziati, indicazioni poco leggibili o informazioni mancanti. «Si tratta di aspetti regolati nelle ordinanze, ma che non incidono sulla qualità o sulla sicurezza del prodotto» spiega Forrer.

Il discorso per i liquori è invece più complicato. Sono stati infatti analizzati 20 campioni provenienti da 13 aziende: la metà è risultata non conforme alla normativa sull’indicazione del tenore alcolico. In alcuni casi la gradazione effettiva era superiore a quella dichiarata, in altri inferiore.

Errore di calcolo

Tra i prodotti esaminati figura anche il nocino, liquore ottenuto dalla macerazione delle noci. «La normativa prevede che la bevanda abbia un contenuto alcolico minimo del 30%» continua Forrer. «In due dei cinque campioni analizzati il valore misurato era inferiore, motivo per cui la denominazione “Nocino” non può essere utilizzata».

Secondo il Laboratorio cantonale, l’elevato numero di non conformità è legato anche al fatto che «si tratta della prima campagna di controlli dedicata ai liquori artigianali di questo tipo. Inoltre, la maggior parte delle aziende coinvolte sono realtà di piccole dimensioni, con produzioni limitate» aggiunge Forrer. In molti casi, infatti, le partite erano già state vendute prima dei controlli. Per questo motivo e per il principio di proporzionalità non sono stati ordinati ritiri dal mercato. «Non c’è alcun pericolo per la salute dei consumatori», precisa Forrer. «Parliamo di correttezza delle informazioni in etichetta».

Negligenza e correzioni

Le indagini non hanno evidenziato tentativi di frode: «Da quello che abbiamo potuto osservare – spiega il direttore del Laboratorio cantonale – si tratta per lo più di errori di calcolo». Può succedere, ad esempio, che il tenore alcolico venga stimato partendo da un ingrediente la cui gradazione non è stata determinata con precisione oppure che non si tenga conto correttamente delle diluizioni durante la preparazione. Per il momento le autorità si sono limitate a misure amministrative: «Ai produttori è stato chiesto di correggere le etichette o di adeguare la produzione e sono state fatturate le spese d’analisi. Solo in presenza di comportamenti intenzionali, come dichiarare una gradazione più alta per risparmiare sull’alcol utilizzato, potrebbero scattare sanzioni più severe» conclude Forrer.