«Non abbiamo preso parte agli scontri né minacciato la polizia»

La mascherina al posto della sciarpa. E un atteggiamento ben diverso da quello tenuto il 14 gennaio 2018, un giorno in cui lo sport fu purtroppo messo in secondo piano dalla violenza. Oggi, di fronte al giudice della Pretura penale di Bellinzona Flavio Biaggi, sono comparsi tre tifosi dell’Hockey club Losanna che parteciparono quasi tre anni fa ai disordini scoppiati alla Valascia a margine della partita contro l’HCAP. Quella che avrebbe dovuto essere una domenica di festa (alla pista erano presenti anche delle famiglie) si trasformò in una giornata indegna. Secondo diversi gradi di responsabilità i giovani sono prevenuti colpevoli di sommossa, violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari, danneggiamento, dissimulazione del volto su area pubblica o in luoghi che offrono servizi al pubblico, vie di fatto. L’accusa è sostenuta dal sostituto procuratore generale Nicola Respini. Gli imputati si sono presentati alla sbarra senza avvocati difensori. In caso di condanna rischiano una pena sospesa. La sentenza verrà pronunciata nel primo pomeriggio.
Gli imputati respingono le accuse. «Non abbiamo avuto contatti né verbali né fisici con la Polizia, sia prima sia dopo la partita», hanno affermato all’unisono, confermando quanto dichiarato subito dopo i fatti durante gli interrogatori condotti dagli inquirenti vodesi. Uno dei giovani ha inoltre sottolineato di essersi sì tolto la cintura dai pantaloni ma di «non averla mai utilizzata. La stringevo nella mano, tenendola verso il basso, perché temevo per la mia incolumità. Io sono sempre rimasto nel settore dei tifosi del Losanna. Non ho neanche danneggiato il seggiolino come mi viene rimproverato». Il giudice Flavio Biaggi ha mostrato al terzetto dei fotogrammi estrapolati dalle 30 ore di video: si sono riconosciuti solo in poche immagini. Per il resto la fase dibattimentale si è conclusa in una trentina di minuti, considerando che la fattispecie (quanto successo alla Valascia è contenuto in ben 7 classificatori) è ormai chiara anche se come visto le versioni degli imputati divergono da quella degli inquirenti.
«Sono arrivati alla pista come se andassero in battaglia. Quanto accaduto non ha nulla a che vedere con lo sport», ci disse il presidente dell’HCAP Filippo Lombardi l’indomani degli scontri scoppiati il 14 gennaio 2018. Quel giorno la Valascia si trasformò in una bolgia dantesca. Ci furono momenti di alta tensione fra gli ultrà dell’Hockey club Losanna e parte della tifoseria organizzata biancoblù nonché la Polizia cantonale intervenuta per far cessare gli episodi di violenza e garantire la sicurezza dei presenti. La partita era considerata a medio rischio, tant’è che sugli spalti e in tribuna c’erano genitori con i figli piccoli. Sul posto inizialmente erano presenti 20 agenti, poi saliti a 50 quando i facinorosi sono entrati in azione. I disordini cominciarono appena i supporter vodesi giunsero sul piazzale antistante la pista di Ambrì. Un centinaio in tutto, una sessantina era mascherata. Fra di loro anche 15 giovani provenienti da Jena, in Germania, tifosi della squadra calcistica del Carl Zeiss gemellata con il Losanna. All’esterno volarono razzi, torce e bottiglie di vetro. Le cinture vennero utilizzate come armi. In seguito molti di questi pseudofan si scagliarono contro la Polizia. Ma il peggio doveva ancora venire. Accadde a match terminato. Gli agenti vennero assaliti (persino con dei bidoni della spazzatura e la base in cemento di un ombrellone) e risposero con i proiettili di gomma, i manganelli e lo spray al pepe.
Complessivamente sono stati emanati 39 decreti d’accusa, di cui 18 a carico dei tifosi ticinesi. Praticamente tutti hanno fatto opposizione. Quindi verranno celebrati altri processi in Pretura e almeno uno alle Correzionali (per, tra l’altro, l’accensione dei bengala). Degli altri 21 ultrà 13 sono domiciliati nel canton Vaud, 6 in altri cantoni e 2 in Germania. Non sappiamo se loro abbiano o meno fatto opposizione.

