Stabio

Non c’è pace per il Castellett’, la storica villa è in vendita

L’idea dell’attuale proprietario era quella di realizzare negli spazi dell’ottocentesca villa Quisisana, disabitata da tempo, un centro innovativo per start-up – Il progetto però, si è arenato: «Non è stato possibile raggiungere un compromesso con gli uffici cantonali»
©Gabriele Putzu
Stefano Lippmann
22.10.2025 06:00

Le buone intenzioni c’erano tutte. Ma il compromesso, alla fine, non è stato trovato. E, dunque, villa Quisisana a Stabio – il «Castellett’» – è stata rimessa in vendita. Su alcuni portali dedicati alla compravendita di immobili, infatti, l’annuncio è presente: la villa (e tutto ciò che la circonda) è in vendita – a seconda degli annunci che abbiamo trovato in rete – a un prezzo tra 1,5 e 1,8 milioni di franchi. «Sì, mi sono stufato» commenta a caldo, da noi raggiunto, il proprietario Chris Puricelli. Non nasconde del dispiacere, il nostro interlocutore. Anche perché nel suo progetto di ristrutturazione ci credeva parecchio. Come detto, però, il compromesso con le autorità cantonali non è stato raggiunto. Puricelli – nel febbraio di due anni fa, poco dopo aver esercitato il diritto di compera – ci aveva raccontato le sue intenzioni. La storica dimora sarebbe infatti dovuta diventare «un centro per le start-up dove si possa sia lavorare che vivere». Un progetto affidato allo studio di architettura Bizzini Architetti di Chiasso. Stando alle intenzioni si sarebbero dovuti realizzare, da un lato, dei piccoli appartamenti che sarebbero stati affittati per brevi e medi periodi. Dall’altro, invece, sarebbero sorti spazi lavorativi aperti e di co-working, con la possibilità di organizzare anche eventi. «Cercavo qualcosa di un po’ particolare e che potesse fungere anche da attrattiva» ci aveva confidato, più di due anni fa, l’attuale proprietario.

Questione di volumi

Alla fine, però, non se ne farà nulla. Il nodo più difficile da sciogliere, stando a quanto abbiamo potuto apprendere, è legato agli interventi previsti affinché il progetto potesse vedere la luce. Questione, anche, di volumi: il disegno architettonico prevedeva infatti alcuni ampliamenti i quali non hanno incontrato i favori degli uffici cantonali. Questo perché villa Quisisana è uno stabile risalente all’Ottocento. Un patrimonio anche storico.

Stando alle ricerche effettuate da Lino Della Casa – pubblicate sull’Archivio della Memoria di Stabio – l’edificio è stato costruito probabilmente attorno al 1870 dalla famiglia Ramella. Della Casa racconta che la dimora venne in seguito abitata e sistemata dalla famiglia Maurer, di origine tedesca, ma residente a Milano. Tra gli anni ‘30 e ‘60 del secolo scorso la villa fu abitata dal signor Renfer, un dentista di Berna – racconta sempre Della Casa – che la lasciò decadere e la donò a una sezione scout di Berna. Nel 1966 fu invece acquistata da Carlo Garzoni, impresario locale. Questo sino al 2008, quando fu venduta. Ci furono altre compravendite e poi, nel 2023, l’acquisto da parte di Puricelli che oggi, però, ha rimesso sul mercato le storiche mura (il nome «Castellett’» deriva presumibilmente dalla sua conformazione: un rettangolo con 4 torrette quadrate).

Una «ferita» ancora aperta

Si riparte da capo, dunque. L’imponente e pittoresco edificio, nel frattempo, accusa il passare degli anni. Di più se contiamo gli interventi cominciati, e mai conclusi, da parte della precedente proprietà nonché i segni lasciati da vari vandalismi. Una «ferita» che resta ancora aperta anche per il Comune. «Come Municipio sapevamo che la questione era in divenire – riconosce il sindaco di Stabio Simone Castelletti –. A questo punto, non essendoci stato buon esito nelle discussioni con il Cantone, speriamo che ci sia qualche acquirente interessato a valorizzare un edificio che purtroppo è abbandonato ormai da troppo tempo». Peccato, verrebbe da dire. Anche perché le intenzioni di Puricelli – un centro innovativo per le start-up – era visto di buon occhio dall’amministrazione comunale: «Da parte nostra – ammette il sindaco – l’entrata in materia del progetto era positiva in quanto avrebbe permesso una valorizzazione dello stabile in disuso».