«Non c’è spazio per la violenza»

«Ogni due settimane, in Svizzera una persona perde la vita a causa della violenza domestica, per una media di 25 persone all’anno: in gran parte si tratta di donne». Ha voluto partire dai dati, oggi, il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi per tracciare un bilancio del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica. Un fenomeno dai numeri allarmanti, come è stato ricordato in conferenza stampa. Solo nel 2024, i reati di violenza domestica in Svizzera sono stati 21.127, tra cui 26 omicidi. In Ticino, invece, gli interventi di Polizia in ambito di disagio familiare sono stati 982, con 60 allontanamenti da casa ordinati dalla Polizia più altri 142 volontari, e 108 autori di violenza incontrati dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa. Quarantotto, invece, le donne ospitate (insieme a 52 bambini) nelle due case protette. «Dati significativi per ampiezza e gravità, che devono costituire un forte incentivo a proseguire e rafforzare le azioni di prevenzione, protezione e intervento», ha fatto presente Gobbi.
Il Governo, in Ticino, ha lanciato un Piano d’azione cantonale nel 2021, un anno prima del progetto federale, arrivato nel 2022. Ottanta le misure inserite, che vanno dalla prevenzione alla protezione delle vittime, passando per il perseguimento degli autori. «Il bilancio complessivo del piano d’azione cantonale - ha spiegato Gobbi - è positivo. Delle 80 misure proposte, 79 sono state realizzate, attivate o sono in fase di sviluppo». Tra i provvedimenti principali figurano la formazione del personale di farmacia, la sensibilizzazione di medici di famiglia, degli avvocati e dei magistrati; la diffusione della guida ‘‘Contatti dopo la violenza domestica’’ ai professionisti della protezione dei minori; la creazione del Centro di competenza violenza della Polizia cantonale e la riorganizzazione del servizio dedicato; l’introduzione della gestione della minaccia nella revisione della legge sulla polizia, e la formazione dei primi infermieri forensi alla SUPSI. Un «piano coerente», al quale ora si aggiunge un tassello in più: la prima legge cantonale sulla prevenzione e il contrasto alla violenza domestica. «Una legge - l’ha definita Gobbi - che vuole dare un chiaro segnale: nella nostra società non c’è spazio per la violenza». Il testo - che dà seguito all’approvazione del Gran Consiglio dell’iniziativa parlamentare della deputata UDC Roberta Soldati - prevede 19 articoli, suddivisi in 6 titoli, ed è stato messo in consultazione interna ai Dipartimenti fino al prossimo gennaio, quando verrà aperta una consultazione esterna. «La nuova legge è da intendersi come un cappello che andrà a sommarsi a tutte le altre misure che già abbiamo». In concreto, ci ha spiegato il direttore del DI a margine della conferenza stampa, «l’obiettivo è soprattutto di garantire una base legale che rafforzi la collaborazione inter-istituzionale e verso le associazioni e le figure professionali sul territorio, fornendo anche la base legale per un monitoraggio più attivo». Sul fronte delle tempistiche, il presidente del Governo vorrebbe arrivare «in primavera con un messaggio». Poi, «a dipendenza della rapidità con cui il Gran Consiglio lo evaderà, la legge potrebbe entrare in vigore già dal 2027».
«Non è una questione privata»
«La violenza dentro le mura domestiche non è una questione privata. Tutti abbiamo il dovere di intervenire», ha spiegato da parte sua il direttore del DSS Raffaele De Rosa, che si è concentrato in particolare sulle misure introdotte nell’ambito della protezione delle vittime. Ad esempio, ha precisato, attraverso il potenziamento del personale delle case protette e il monitoraggio del loro tasso di occupazione, ma anche l’aumento dei giorni riconosciuti per la protezione di donne e minori in queste strutture, con maggiori contributi per la riduzione della retta. Il tasso di occupazione delle case protette (Casa delle donne e Casa Armònia), in particolare, mostra una situazione oscillante, con picchi in alcuni mesi. «A differenza di altri cantoni, però, la situazione è sotto controllo ed è ben gestita. Anche nei periodi di piena occupazione, tutte le richieste sono state gestite indirizzando le vittime verso soluzioni alternative come Casa Marta e Casa Astra». Tra i nuovi progetti, invece, c’è «Oltre», che permette alle vittime di violenza di lasciare gradualmente la casa protetta per riprendere in mano la propria vita andando a vivere in un appartamento. Sul fronte della comunicazione, invece, il direttore del DSS si è soffermato sul numero unico a tre cifre - il 142 - che dopo vari ritardi entrerà finalmente in funzione da maggio. «Abbiamo già espresso malcontento e disappunto per il continuo rinvio dell’entrata in esercizio del numero unico», ha ammesso De Rosa, spiegando che «il Ticino è pronto, e ha già preso contatto con un partner esterno che gestirà l’operatività del numero fuori dall’orario di ufficio». Il 142, lo ricordiamo, sarà attivo 7 giorni su 7, 24 ore su 24 per garantire «un accesso più semplice, immediato e uniforme». «Quando venne proposto per la prima volta, era il 2011», ha quindi ricordato Gobbi. «Sono passati 15 anni, ma siamo di fronte a un passo importante che dimostra la maturità raggiunta nel frattempo dalla Confederazione e dai Cantoni».
Il ruolo dell’educazione
La direttrice del DECS, Marina Carobbio Guscetti, ha invece messo in evidenza il ruolo centrale dell’educazione, un ambito «essenziale» per prevenire la violenza di genere poiché contribuisce a contrastare gli stereotipi e a promuovere relazioni fondate sulla parità, sul consenso e sul rispetto. «La violenza domestica, sessuale e di genere è purtroppo una triste realtà che tocca in misura prevalente le donne ed è in aumento», ha spiegato, evidenziando pure che «il fatto che molti episodi non vengano denunciati rende questa piaga sociale ancora più preoccupante». In occasione dei sedici giorni di attivismo contro la violenza di genere, molte scuole hanno deciso di proporre momenti di scambio e di riflessione. «Tutto questo conta. Se si vogliono cambiare le cose, è fondamentale infatti far sì che la cultura del rispetto venga fatta propria sin da piccoli, coinvolgendo tutti i livelli scolastici per creare un reale cambiamento culturale». Infine, ha ricordato la direttrice del DECS, l’11 novembre la Confederazione ha lanciato la campagna nazionale su tre anni dal titolo «L’uguaglianza previene la violenza». «Il Governo ticinese ha deciso di aderirvi, unendo le forze con i parlamentari, i Comuni e le associazioni per aumentare la diffusione del messaggio di prevenzione». Per l’Esecutivo si tratta di un tema fondamentale. «E vogliamo essere in prima linea».
