Sanità

«Non è soltanto colpa di Berna»

Sulla scia del 28 settembre, i democentristi vanno all’attacco di De Rosa e presentano sei mozioni per contenere i costi della salute - Marchesi: «Gli spazi di manovra ci sono e vanno sfruttati» - Pamini: «Il problema è la sovraofferta» - Bühler: «Pianificazione ed EOC i nodi»
©Gabriele Putzu
Francesco Pellegrinelli
25.11.2025 21:15

«Il volante della gestione dei costi è in mano al Cantone. Basta dire che è tutta colpa di Berna». Questo, in sintesi, il messaggio politico lanciato ieri dall’Unione democratica di centro (UDC) che all’indomani del voto del 28 settembre ha presentato la sua ricetta per cercare di attenuare l’esplosione dei premi di cassa malati. Una ricetta articolata in sei mozioni, sostenuta da un’ampia analisi dei costi pro capite, che mette in evidenza un dato ormai incontestabile: il Ticino è malato di cure. «Continuare ad attribuire tutte le responsabilità a Berna senza affrontare ciò che accade in Ticino non è la soluzione giusta», ha esordito il presidente Piero Marchesi per il quale un margine d’azione c’è e va sfruttato: «Con il voto del 28 settembre i ticinesi hanno detto chiaramente che sono stufi». 

«I medici italiani»

Dal canto suo, il consigliere nazionale Paolo Pamini ha illustrato il posizionamento del Ticino rispetto agli altri cantoni. «Il messaggio di fondo è che in Ticino esiste una chiara sovra offerta sanitaria. È un problema che condividiamo con altri cantoni di frontiera e che dipende in larga misura dall’arrivo di medici italiani attratti dalla redditività del nostro sistema». Secondo Pamini, quindi, il problema non è tanto il numero di ospedali pro capite, che è in linea con la media svizzera, quanto l’elevato numero di medici, sia negli ospedali sia negli studi privati: «Siamo il cantone con il maggior numero di studi medici», ha sottolineato. L’analisi per fasce d’età mostra inoltre che il numero di consulti medici per i giovani e gli adulti è nella media nazionale. «Il problema emerge con gli anziani, che vengono rimbalzati da uno studio all’altro, facendo lievitare i costi». Per questa categoria, infatti, il Ticino presenta il maggior numero di contatti medici del Paese. Stesso discorso per i passaggi nei pronto soccorso. Un fenomeno che, secondo il deputato, è legato anche alla forte presenza di persone straniere che non conoscono l’uso tradizionale e corretto di questo servizio.

Il confronto con i Grigioni

La conseguenza diretta di questa situazione è stata illustrata da Marchesi: «In Ticino i costi sanitari pro capite sono circa il 25% più alti rispetto alla media svizzera». Con un quarto di spesa in più – ha aggiunto – è evidente che i premi di cassa malati non possono diminuire né tantomeno risultare inferiori alla media nazionale. «Questo divario dimostra che la responsabilità non è interamente di Berna. Se in Ticino il costo sanitario pro-capite sfiora i 6.000 franchi, mentre ad Appenzello Interno è di 3.500, significa che la LAMal lascia ai Cantoni un margine di manovra». Al riguardo, Marchesi ha proposto un confronto con i Grigioni, cantone che presenta una struttura demografica e geografica comparabile al Ticino. «I costi medi dei Grigioni sono inferiori in tutte le categorie di spese rilevanti», ha osservato Marchesi, respingendo quindi la narrazione secondo cui i costi pro-capite in Ticino sono i più alti a causa della presenza massiccia di anziani. «Il problema non è la presenza di anziani ma come questi vengono trattati», ha ribadito Marchesi, il quale senza voler attribuire colpe o responsabilità ha chiamato in causa il Consiglio di Stato e il dipartimento del DSS: «Basta giocare in chiave elettorale, il problema va risolto prendendo decisioni magari anche spinose».

Pronto soccorso ma non solo

Di qui, appunto, le sei mozioni pensate «per fornire al Consiglio di Stato gli strumenti necessari per preparare il Ticino alle sfide future». La prima mozione invita il Governo a presentare un messaggio per l’esclusione dei membri del Consiglio di Stato dal CdA dell’EOC. «L’obiettivo è evitare sovrapposizioni di ruoli tra mandante, amministratore e controllore», ha detto Alain Bühler. Per il quale il cambiamento di governance garantirebbe all’EOC una maggiore libertà decisionale. «Allo stesso tempo si vuole anche eliminare la garanzia finanziaria di cui gode oggi l’EOC, garanzia che costituisce un vantaggio concorrenziale sleale rispetto alle strutture private». La seconda mozione vuole rivedere il mandato di prestazione dell’EOC secondo criteri imprenditoriali, quindi togliendo l’attuale copertura territoriale. «In un contesto di spesa fuori controllo, il Cantone deve rivedere il principio della prossimità. Basta l’ospedale sotto casa». Nel medio termine, l’UDC propone anche di trasformare l’EOC in una società di diritto pubblico: «La volontà politica spesso è d’intralcio. Occorre separare i due gremi». In questo contesto trova posto la terza mozione che chiede di mettere mano, al più presto, alla pianificazione ospedaliera, questa volta, però, con scelte coraggiose. «Bisogna concentrare le specialità su un numero minore di sedi, così da ridurre i costi per struttura». Al contempo, ha detto Bühler, occorre fissare barriere d’entrata più restrittive per impedire che nuovi operatori occupino lo spazio liberato dalla riforma. La quarta mozione invita il Governo a elaborare una strategia cantonale in vista dell’entrata in vigore di EFAS, predisponendo analisi e proposte di moratorie e tetti massimi nei settori dove c’è sovra offerta, per esempio negli studi medici. La quinta mozione chiede di rivedere il numero dei pronto soccorso, riducendoli in modo significativo e valutando la creazione di consulti medici per effettuare il triage, meno costosi. «Al contempo, la mozione propone di introdurre una tassa di accesso di 50 franchi, con esenzione per i bambini». Infine, l’ultima mozione, la sesta, che chiede una revisione equa dei sussidi RIPAM, calcolandoli sul premio più conveniente disponibile (e non su quello medio), introducendo incentivi per le franchigie elevate e, calcolando l’aiuto sulla capacità lavorativa dell’assicurato e non sul reddito effettivo.