«Non sarà una vera moschea ma un centro culturale»

«Non sarà una moschea vera e propria, ma un luogo di culto e un centro culturale e residenziale». Così l’imam Samir Radouan Jelassi, direttore della Lega dei Musulami in Ticino, definisce meglio i contenuti del progetto culturale e residenziale che sarà realizzato a Pregassona (in via Ceresio 43B). Un’iniziativa su cui sono stati richiesti anche dei chiarimenti politici al Municipio di Lugano da parte dell’UDC. E per la quale a fine aprile è stata pubblicata una domanda di costruzione. «Da tempo - spiega Jelassi - la nostra comunità sente la necessità di disporre di una struttura più ampia, funzionale e soprattutto di proprietà della comunità stessa, così da poter garantire continuità alle proprie attività religiose, culturali e sociali». Tutto questo perché «il centro culturale attuale a Viganello non è più sufficiente per accogliere tutti i fedeli residenti attorno e nelle zone limitrofe».
A sorgere a Pregassona sarà quindi una nuova casa per la comunità musulmana. Senza distinzione di nazionalità, etnia o provenienza. È lo stesso direttore della Lega dei musulmani in Ticino a specificarlo. «Sarà un luogo aperto a tutti i fedeli, fondato sui valori del rispetto, dell’inclusione e della convivenza. Abbiamo scelto di comunicare sempre in italiano proprio per questo motivo di inclusione», afferma Jelassi. In Ticino oggi si professano musulmane quasi settemila persone, e i praticanti possono fare capo a nove comunità, le prime risalenti agli anni Novanta. A eccezione di Giubiasco, dove è stata inaugurato l’ampliamento della moschea, la totalità delle comunità musulmane, si riunisce in luoghi riadattati per lo svolgimento delle pratiche religiose, originariamente non concepiti né costruiti per scopi religiosi.
Tra incontri ed educazione
A Pregassona invece «oltre agli spazi dedicati alla preghiera - riprende l’imam - il centro comprenderà una sala polivalente destinata a riunioni, conferenze, incontri ed eventi religiosi, interreligiosi e interculturali. Saranno inoltre organizzate attività educative rivolte ai bambini e ai giovani, con l’obiettivo di trasmettere valori come il rispetto verso gli adulti, le donne, gli anziani, gli insegnanti e la società in generale». Jelassi è convinto. «Riteniamo- dice - che investire nell’educazione delle nuove generazioni sia fondamentale, affinché possano crescere come bravi musulmani e cittadini responsabili, rispettosi e ben integrati nella società». Ma l’imam si dice convinto anche di un’altra cosa. «È molto importante informare la popolazione in modo trasparente e corretto. Il progetto nasce per rispondere alle esigenze della comunità musulmana residente nella zona, permettendo ai fedeli di raggiungere il centro anche a piedi, senza doversi spostare in altri comuni».
Detto dei contenuti, dal punto di vista urbanistico invece, «l’edificio sarà una moderna palazzina, ma discreta, e perfettamente inserita nel contesto circostante, in linea con le costruzioni già presenti nel quartiere - sottolinea Jelassi - . Il nostro obiettivo è realizzare una struttura che rappresenti un valore aggiunto per il territorio, promuovendo dialogo, rispetto reciproco e buona convivenza». L’edificio comprenderà inoltre sei appartamenti «che saranno dati in locazione a chiunque lo desideri. I proventi degli affitti contribuiranno all’autofinanziamento della struttura, permettendone una gestione sostenibile nel tempo», specifica il direttore della Lega dei musulmani in Ticino.
Le intenzioni dei promotori sono insomma chiare. Meno precisa è invece la possibile data di inaugurazione. «Al momento - continua l’imam - non è ancora possibile indicare una data precisa. L’inaugurazione dipenderà dall’ottenimento di tutte le necessarie autorizzazioni, dalla raccolta fondi e dall’avanzamento dei lavori. Il nostro auspicio è poter aprire il nuovo centro non appena tutte le procedure saranno concluse». E a proposito di fondi, Jelassi precisa che «il progetto è finanziato attraverso i contributi dei membri delle comunità islamiche ticinesi ed elvetiche, attraverso donazioni private e altre forme di raccolta fondi, nel pieno rispetto delle normative vigenti e con la massima trasparenza. Possiamo dire che il progetto si autofinanzia anche per garantire il funzionamento delle sue diversi attività».
