Vino

Novità e tradizione nel bicchiere: «Non ci si può mai fermare»

La Tenuta Bally & von Teufenstein non ha alcuna intenzione di arretrare sul mercato – Risolto un piccolo disguido burocratico, l’azienda si rilancia ringiovanendo i vecchi vigneti e mantenendo il suo grande patrimonio storico
©CdT/Gabriele Putzu
Andrea Bertagni
Andrea Bertagni
22.06.2026 06:00

Le famiglie Bally e von Teufenstein non hanno nessuna voglia di mollare. Anzi. Rilanciano. Dalla loro hanno infatti una tradizione storica non indifferente. Tanto che sulla riva sinistra del fiume Vedeggio, dove si trova la tenuta omonima, il primo vigneto è stato piantato nel 1917. Non proprio ieri, insomma. E oggi i vini della Tenuta Bally & von Teufenstein sono conosciuti in Svizzera per qualità, tradizione e rigorosa attenzione ai dettagli. «Il mercato del vino cambia infatti in fretta – spiega il responsabile Samuele Righitto – non ci si può mai fermare e bisogna sempre guardarsi attorno». Si inserisce in questo senso la volontà delle famiglie proprietarie di continuare l’attività, nonostante il difficile momento del mercato vitivinicolo e il piccolo disguido burocratico, che è stato risolto in fretta: il decreto di fallimento emesso dalla Pretura (riportato dal CdT il 29 gennaio scorso) è stato oggetto di reclamo alla Camera di esecuzione e fallimento del Tribunale di appello, che l’ha accolto. «Tutto è partito da un pagamento che non era stato registrato», chiarisce Righitto. Un disguido, dunque. Per di più rientrato seduta stante. Che non ha scalfito di una virgola l’attività della tenuta e neppure l’eredità di eccellenza nell’agricoltura e nella vinificazione frutto di decenni di lavoro. Il mercato vitivinicolo però è come detto sempre in evoluzione. Da qui la volontà della Tenuta Bally & von Teufenstein di continuare a evolvere di pari passo. «Tra le varie strategie messe in atto – riprende Righitto – vi è quella di ringiovanire i vecchi vigneti, cercando nel contempo di mantenere il loro grande patrimonio storico». Nel concreto si tratta di sostituire le piante morte o pochissimo produttive, continuando a ottenere un vino di qualità e di fascia medio-alta. Tutto questo, continuando a scommettere sulle caratteristiche stesse della tenuta, che si estende su 70-80 ettari, di cui 7 e mezzo dedicati esclusivamente al vino (il resto è riservato alla parte prettamente agricola). Due le persone impiegate a tempo pieno, a cui si aggiungono Righitto come direttore e consulente enologo e una squadra di 4-5 persone a tempo parziale durante la vendemmia. Tutto questo, porta alla produzione di circa 20-25 mila bottiglie l’anno, con un vino che nel bicchiere si ispira al modello bordolese, composto com’è, da sempre, da uve Merlot, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon. Vini di tradizione, dunque. Ma anche già affinati e pronti al consumo: due caratteristiche che rendono i vini della Tenuta Bally & von Teufenstein apprezzati e riconosciuti in Ticino e nel resto della Svizzera. Oltre a ciò, grande attenzione viene data anche all’impatto ambientale. «Il nostro intervento in cantina è davvero limitato – chiarisce Righitto –. Per quanto riguarda i vini rossi, ad esempio, non sono filtrati e la quantità di solfiti è praticamente ridotta a zero». Un’attenzione anche questa in linea con i tempi. Perché rimanere indietro nel mercato vitivinicolo oggi più di ieri non è più consigliabile. Anche se in realtà non lo è mai stato.