Nuova Bellinzona senza Calastri

BELLINZONA - Ad amministrare la Nuova Bellinzona non ci sarà uno dei principali promotori della storica aggregazione. Il sindaco liberale radicale di Sementina Riccardo Calastri, 53 anni, non sarà in lista alle elezioni che dovrebbero tenersi nel corso del 2017, primavera o autunno. Alla testa del Comune dal 2008 e già presidente del Gran Consiglio (nel 2009-2010), dopo aver contribuito alla realizzazione della fusione Calastri abbandonerà la politica attiva. Lascerà presto pure la presidenza dell'Associazione dei Comuni ticinesi. La decisione di non far parte dei futuri organi politici locali è dettata soprattutto da motivi di carattere professionale e anagrafico. Riccardo Calastri è politicamente ancora giovane, ma ritiene che il nuovo Comune avrà bisogno di persone pronte a mettersi a disposizione per almeno due legislature affinché la macchina amministrativa cominci a funzionare a pieno regime. Un impegno di otto anni che dice di non poter garantire, dopo due legislature alla testa di Sementina e sedici anni di militanza nel Parlamento cantonale. «La carica di municipale nella nuova Città richiederà un impegno non indifferente», spiega al CdT. Un impegno stimato in un grado d'occupazione di almeno il 50% e con sedute quasi giornaliere. Se quindi la passione per la gestione della cosa pubblica è sempre grande, è vero anche che bisogna stabilire delle priorità. Riccardo Calastri, ingegnere ETH, è attivo da un trentennio nello studio bellinzonese di cui pochi anni fa è diventato titolare. Oggi dà lavoro a una ventina di dipendenti e intende continuare a farlo. Ritiene sbagliato lanciarsi in politica in un comprensorio in cui la sua ditta è parecchio attiva. Non tanto per la paura di perdere quale appalto - sostiene ricordando che in definitiva i clienti sono soprattutto privati - quanto per motivi di opportunità. Ma ribadisce che la motivazione principale del suo «ritiro» è legata soprattutto all'impegno considerevole che la conduzione della Nuova Bellinzona richiederà.
Gli altri timonieri dell'aggregazione del Distretto per ora non si sbilanciano, anche se la loro presenza in lista, a naso, appare piuttosto scontata. Mario Branda, sindaco socialista di Bellinzona dal 2012 e copresidente del Gruppo operativo che ha studiato la fusione, sollecitato dal CdT per ora preferisce non fare dichiarazioni ritenendo che la questione sia prematura. È dello stesso avviso il sindaco liberale-radicale di Giubiasco Andrea Bersani, alla testa del Borgo dal 2004 e copresidente del Gruppo operativo al fianco di Branda. Afferma che farà le sue riflessioni «nelle sedi opportune e quando si comincerà a discuterne, se mi verrà chiesto». Ora, aggiunge, «siamo concentrati sulla costruzione del nuovo Comune». Anche il quarto componente dell'organo che ha funto da Esecutivo del progetto, il sindaco di Monte Carasso Ivan Guidotti, afferma che «è troppo presto per parlarne».
