Nuvole nere sulle casse pubbliche

La recente presa di posizione della Camera di commercio, gli articoli apparsi negli ultimi mesi sul Corriere del Ticino, su laRegione e sul Federalista, riportano al centro del dibattito la situazione della finanza pubblica ticinese.
Negli ultimi anni, anche grazie ai significativi apporti della Banca nazionale svizzera, che per loro natura non sono tuttavia prevedibili, è stato possibile attenuare l’ampiezza dei disavanzi. L’esame dei documenti ufficiali, alla luce delle decisioni assunte nel frattempo dal Gran Consiglio, restituisce però un quadro tutt’altro che rassicurante.
La lievitazione dei disavanzi
Nei prossimi anni, in assenza di interventi adeguati, il quadro cambia sensibilmente. Il disavanzo complessivo previsto potrebbe raggiungere circa 160 milioni nel 2027, 370 milioni nel 2028 e 560 milioni nel 2029. Non si tratta di una semplice proiezione teorica: le cifre possono essere ricostruite sulla base di documenti ufficiali del Cantone e di recenti studi.
In particolare, i dati sono desunti dal Messaggio del Consiglio di Stato sul Preventivo 2026 e sul piano finanziario 2027-2029, dal Messaggio governativo relativo al finanziamento delle iniziative sulle casse malati e dalla presentazione di Samuele Vorpe e Renato Mondada nell’ambito dell’evento «La fiscalità del domani», tenutosi il 4 maggio scorso al LAC.
Dai documenti emerge quanto segue.
Sulla base del Messaggio governativo sul preventivo 2026 e sul piano finanziario 2027-2029, gli importi del deficit annuale strutturale sono di 167 milioni per il 2027, 323 milioni per il 2028 e 364 milioni per il 2029. Questi importi tengono già conto dei maggiori oneri per il Ticino derivanti dal pacchetto di risparmio della Confederazione, dal mancato adeguamento dell’ordinanza sulla perequazione finanziaria, dal cambiamento dello statuto S dei rifugiati e dal finanziamento uniforme delle prestazioni ospedaliere e ambulatoriali (EFAS). Non solo: a questi importi va aggiunto, sulla base della decisione del Gran Consiglio del mese di giugno, il finanziamento delle due iniziative sulle casse malati. Sono previsti maggiori costi pari a complessivi 38 milioni nel 2027, 89 milioni nel 2028 e 181 milioni nel 2029. Per attenuare il maggior onere, il Parlamento ha approvato, limitatamente al periodo fino al 2029 compreso, alcune misure che comportano maggiori entrate per circa 41 milioni annui. Infine, va inoltre considerata, a decorrere dal 1. gennaio 2029, la perdita di gettito fiscale per il Cantone conseguente all’entrata in vigore dell’abolizione del valore locativo, stimata in 55 milioni annui.
Questi numeri meritano una riflessione. Se, oltre al disavanzo strutturale annuo previsto dal piano finanziario, si considerano gli oneri derivanti dalle iniziative sulle casse malati, le misure di finanziamento temporanee e il nuovo onere legato all’abolizione del valore locativo, la situazione dei conti cantonali appare destinata a peggiorare rapidamente.
Un pessimo orizzonte
La prospettiva diventa ancora più problematica guardando oltre il 2029.
Dal 2030 verranno infatti a cadere le misure di finanziamento transitorie decise recentemente dal Gran Consiglio, pari a circa 41 milioni di franchi annui. Di conseguenza, il disavanzo strutturale potrebbe superare i 600 milioni di franchi all’anno, salvo interventi correttivi o evoluzioni favorevoli delle entrate e delle uscite.
Ma il problema non si esaurisce nel disavanzo annuale. Occorre considerare anche l’effetto cumulativo. Se gli squilibri ipotizzati dovessero essere confermati e non fossero adottate misure correttive, il disavanzo cumulato raggiungerebbe cifre proibitive, in quanto ai disavanzi precedenti sarebbero da aggiungere 600 milioni all’anno.
Ci troviamo dunque di fronte a una prospettiva finanziaria che merita particolare attenzione e che, se confermata, potrebbe rappresentare una delle situazioni più delicate per le finanze del Cantone Ticino negli ultimi decenni.
La domanda diventa allora inevitabile: quali strumenti sono concretamente disponibili per invertire, o quanto meno contrastare, questa tendenza?
Le possibilità, in linea di principio, sono note: aumentare le entrate fiscali o ridurre la spesa pubblica. Non è escluso a priori che possano essere individuate altre misure strutturali. È comunque probabile che le diverse opzioni comportino conseguenze economiche e difficoltà politiche rilevanti.
L’aumento delle imposte
L’aumento delle imposte è una delle ipotesi avanzate periodicamente e, in particolare, è stata sostenuta dai promotori dell’iniziativa che mira a limitare al 10% del reddito disponibile il peso dei premi di cassa malati.
Le possibilità di intervenire in questa direzione, tuttavia, appaiono tutt’altro che scontate. Oltre alla necessità di costruire una solida maggioranza parlamentare o, se del caso, di ottenere un voto popolare favorevole, occorre considerare la recente esperienza in Gran Consiglio.
Per finanziare le iniziative sulle casse malati, il Consiglio di Stato aveva proposto un aumento straordinario e transitorio, limitato a tre anni e alla sola quota cantonale, dell’aliquota massima dell’imposta sulla sostanza. La misura avrebbe dovuto generare maggiori entrate per circa 20 milioni di franchi all’anno. Il Gran Consiglio ha tuttavia dimezzato questo intervento. L’episodio mostra la difficoltà, sul piano politico, di fare affidamento su aumenti fiscali sufficientemente incisivi per colmare squilibri dell’ordine di centinaia di milioni di franchi.
Il contenimento della spesa
Anche una riduzione significativa delle uscite cantonali appare tutt’altro che agevole.
Per produrre effetti realmente rilevanti sui conti pubblici, gli interventi dovrebbero avere un’entità significativa e interessare settori sensibili quali la sanità, la socialità, la scuola, la cultura e il personale pubblico. È quindi prevedibile che misure di questa natura provocherebbero forti reazioni politiche e sociali.
Inoltre, la riduzione della spesa non è necessariamente sinonimo di risparmio immediato. In alcuni settori, una diminuzione dei contributi pubblici potrebbe trasferire parte dei costi sui cittadini, sui Comuni o su altri enti, senza necessariamente eliminare il problema finanziario complessivo.
Il freno ai disavanzi
Dal 2027 al 2029 si prospettano, con buona approssimazione, disavanzi di centinaia di milioni che, per gli anni successivi, in assenza di interventi adeguati, potrebbero ulteriormente aumentare.
Se questi dati fossero confermati, si applicherebbero le disposizioni che regolano il freno al disavanzo, entrate in vigore il 1. luglio 2014. Si tratta dell’articolo 34ter della Costituzione cantonale e degli articoli 31a-31f della Legge sulla gestione e sul controllo finanziario dello Stato, che da una parte fissano vincoli al disavanzo e dall’altra prevedono diversi strumenti per contenerlo, tra i quali il coefficiente d’imposta cantonale. La competenza per definirne l’aumento spetta al Gran Consiglio, che decide con la maggioranza qualificata dei due terzi dei votanti.
Il Messaggio del Consiglio di Stato sul preventivo 2026 e sul piano finanziario 2027-2029, a pagina 15, indica che il rispetto del vincolo non sarà possibile per gli anni 2027, 2028 e 2029. A maggior ragione, probabilmente, non lo sarà negli anni successivi, vista l’entità dei disavanzi ipotizzati e il loro effetto cumulativo.
Il Gran Consiglio sarà quindi chiamato a decidere, già in sede di preventivo 2027, e probabilmente anche negli anni seguenti, se approvare l’aumento del coefficiente d’imposta cantonale e in quale misura.
Qualsiasi decisione venga adottata comporta tuttavia rilevanti conseguenze finanziarie e politiche. Un aumento significativo del coefficiente d’imposta potrebbe contribuire a ridurre il disavanzo ma, facendo crescere il prelievo fiscale, riaprirebbe tra l’altro il tema del turismo fiscale e della concorrenza intercantonale. Se invece il Gran Consiglio decidesse di non intervenire, i disavanzi verrebbero confermati e si cumulerebbero a quelli degli anni precedenti.
Investimenti a rischio
Il perdurare di disavanzi di questa entità potrebbe incidere, già a breve, anche sulla liquidità del Cantone. Ciò potrebbe rendere necessario il ricorso all’indebitamento, con la conseguente assunzione di interessi passivi che aggraverebbero ulteriormente la situazione della finanza pubblica cantonale. In linea generale, qualora non venissero individuate misure adeguate per contrastare la tendenza in atto, l’attività del Cantone nel prossimo quadriennio, e forse anche oltre, potrebbe essere pesantemente condizionata, sia sul fronte degli investimenti sia su quello delle spese correnti.