«Oggi parlare di aggregazioni a Locarno non è più un tabù»

Nel distretto di Locarno la parola «aggregazioni» non è più un tabù. Non fa più scalpore come un tempo, perché il tema è ormai entrato nella fase operativa e qualcosa inizia a muoversi anche al di fuori delle scrivanie di alcuni uffici. Lo conferma il caposezione degli Enti locali Marzio Della Santa al Corriere del Ticino, che commenta i risultati freschi freschi di un sondaggio sulla qualità della vita sottoposto alla popolazione dei «fantastici sette»: Locarno, Losone, Orselina, Brione sopra Minusio (nello scenario «Urbano»), Tenero, Mergoscia (di quello denominato «Piano», con Minusio a far parte di entrambi).
«Rileviamo tanto benessere, dunque la missione resta difficile. Entriamo nel campo delle opportunità e non delle necessità. Ed è più che comprensibile: se sto bene, perché dovrei cambiare?», si chiede l’esperto interpretando un sentimento diffuso. Un grande «ritratto» scattato a suon di dati, insomma, per capire punti di forza, criticità e aspettative che servirà, d’ora in poi, come base di valutazione per l’eventuale «grande passo».
Se ne parla assieme
Le «fotografie» saranno presentate nel corso di una serata pubblica dedicata, organizzata in ognuna delle località coinvolte. Inoltre, a inizio marzo al Palexpo (ex Fevi) si terrà un grande laboratorio al quale prenderanno parte poco meno di duecento persone in rappresentanza delle istituzioni locali, della società civile e del tessuto economico di ogni realtà, incluso alcuni esperti o politici che hanno a cuore l’annosa questione rimasta ferma tanto a lungo, mentre nel resto del Cantone i poli hanno iniziato ad avere più peso grazie ai vari «matrimoni» istituzionali.
«Oltre all’indagine, abbiamo condotto pure un’analisi dei dati finanziari e delle prestazioni offerte dagli enti locali, non tanto per valutare la loro “salute” contabile, quanto piuttosto per capire, nel concreto, che cosa i sette Comuni mettono a disposizione della cittadinanza e in che misura contribuiscono a farla stare bene e, più in generale, alla competitività del territorio», continua il nostro interlocutore, che snocciola alcuni dettagli sulla ricerca: il tasso di partecipazione, sul fronte delle persone fisiche, è stata attorno al 20%, pari a oltre 6.000 questionari compilati su una popolazione di circa 31.000 abitanti. «Si tratta di un risultato considerevole per questo tipo di consultazioni, soprattutto se si tiene conto delle dimensioni relativamente ridotte del comprensorio». La partecipazione delle aziende è stata più contenuta, intorno al 10%, «ma comunque sufficiente per fornire indicazioni statisticamente utilizzabili».
Gradimento al passo con l’età
Entrando nel merito dei contenuti, il livello di soddisfazione espresso è alto o molto alto per circa il 90% dei partecipanti: «Un dato che testimonia sia la qualità di vita percepita, sia il contributo concreto delle istituzioni attraverso servizi e iniziative». Scorrendo i numeri, saltano all’occhio alcune differenze generazionali.
L’apprezzamento cresce con l’età, mentre tra i più giovani, in particolare nella fascia tra i 20 e i 25 anni, affiorano segnali di maggiore fragilità: «Un elemento che ritroviamo anche in altri studi e che rimanda a difficoltà più ampie, non solo locali». Interessante è anche l’analisi delle singole dimensioni del benessere: ambiente, sicurezza, abitazione e servizi di pubblica utilità risultano tra gli aspetti più graditi.
Al contrario, il tema del lavoro e della conciliazione tra vita professionale e privata appare più critico, «seppure da leggere con cautela, considerando la minore partecipazione di alcune fasce coinvolte». Infine, una curiosità al capitolo «mobilità»: «Lo si sarebbe potuto aspettare come elemento problematico in un territorio come il Locarnese. In realtà, emerge qualche criticità, ma senza scarti marcati rispetto ad altri ambiti».
L’elevato benessere, come detto, introduce una riflessione in relazione alle fusioni. «Di solito, il cambiamento è accettato più facilmente in presenza di un disagio evidente. In questo caso, invece, si parla di aggregazioni di opportunità, non di necessità, ed è per definizione più complesso spiegare e promuovere un percorso che nasce non da un’urgenza, ma da una visione di crescita per il futuro».

I gruppi al lavoro
Per questo motivo, Della Santa chiarisce come il risultato di questa inchiesta non sia uno strumento decisionale, né tantomeno un mandato politico per procedere: «Serve piuttosto a fornire una base conoscitiva, a mettere a disposizione elementi su cui costruire una discussione più consapevole. Il rischio, altrimenti, è che le scelte pubbliche vengano guidate da percezioni o da reazioni emotive, senza un riscontro scientifico».
Il passo successivo, come detto, sarà il gigantesco «atelier» in programma tra qualche settimana. Lì, partendo dalle informazioni raccolte, tavole e gruppi lavoreranno sui punti di forza e di debolezza della regione, sulle tendenze che la influenzeranno e sugli obiettivi di benessere che si vorranno perseguire.
«Solo a quel punto si potrà ragionare in modo più concreto sulla domanda di fondo: questo sviluppo è realizzabile restando separati o richiede di unire le forze?», conclude l’intervistato, con la convinzione di voler costruire «un processo partecipato e informato, che metta chiunque nelle condizioni di capire e, un domani, eventualmente decidere con maggiore consapevolezza».




