PAL5, non è detta l’ultima parola: si prova il salvataggio in extremis

Se Lugano si lecca le ferite, nel resto del Ticino si può festeggiare. I programmi d’agglomerato di quinta generazione del Bellinzonese, del Mendrisiotto e del Locarnese (dove il Cantone, al contrario del Luganese, è presente nella direzione di progetto)hanno ottenuto un parere positivo che porta in dote decine di milioni di finanziamenti federali per realizzare opere importanti per le rispettive mobilità regionali.
Si guarda al PAL6
Contattato dal Corriere del Ticino, il consigliere di Stato Claudio Zali, titolare del Dipartimento del territorio, saluta positivamente i risultati ottenuti da PAB5, PAM5 e PALoc5: «Prevale la soddisfazione per delle valutazioni in linea con le aspettative. I tre Programmi di agglomerato si compongono di un insieme di opere che realizzano una visione territoriale che Berna ha apprezzato e che sarà servita dalle misure che la Confederazione ha voluto sostenere».
Per contro la bocciatura del PAL5 è una nota dolente: «Inutile dire che è una cosa spiacevole. Non è un segreto che ci sono state delle divergenze d’opinione e dei contrasti sul suo allestimento, e già il PAL3 non aveva incantato e aveva dovuto essere recuperato politicamente. È una situazione che attribuisco anche al fatto che il Luganese è un agglomerato difficile a livello territoriale: molto denso, con poco spazio soprattutto per realizzare interventi per la mobilità sostenibile. A ciò si aggiunga una, credo innegabile, visione automobile-centrica di Lugano che a Berna non fa breccia e dà una percezione di mancanza collettiva di qualità. Credo che si dovrà convivere con questo giudizio e sederci assieme per riflettere sul futuro». Sarà in ogni caso fatto un tentativo nelle prossime settimane per provare a convincere Berna della bontà del PAL5, anche perché se si riuscisse a portare da tre a quattro punti la valutazione globale si potrebbe accedere a finanziamenti nell’ordine del 30%.
Il futuro invece fa rima con PAL6, i cui lavori preparatori sono già iniziati. In questo senso, conclude Zali, c’è ottimismo: «Le discussioni attorno al PAL5 hanno prodotto la volontà di condividere maggiormente la costruzione del PAL6 e di procedere in modo più coeso, cosa che si è riflessa in modo favorevole nelle prime riunioni. Sarà comunque difficile portare agli occhi di Berna un’immagine diversa di questo agglomerato».
Un incontro si spera risolutore
Delusione è stata espressa anche dal presidente della CRTL, Filippo Lombardi. Ma – ribadisce – non è detta l’ultima parola: «Insieme al Cantone, ad agosto incontreremo l’ARE e difenderemo il PAL5 a livello tecnico». La speranza è dunque quella di strappare almeno un punto, quello che consentirebbe di raggiungere la soglia della sufficienza. L’ultima speranza è poi rappresentata dalle Camere federali, che si esprimeranno nel 2027 sul messaggio del Consiglio federale, redatto sulla scorta della valutazioni dell’ARE. Senza i finanziamenti federali, le opere o non verranno realizzate (è il rischio che corre per esempio la ciclopista lungo la trincea di Massagno) oppure verranno rinviate di diversi anni». Il ragionamento tecnico dell’ARE non ci ha convinti, il minimo ci sembrava di averlo raggiunto». In ogni caso, conclude Lombardi, «stiamo già al PAL6 con uno spirito diverso. La situazione è più promettente».

