Sanità

Pediatrie «rimodulate», ecco le prime reazioni politiche

La decisione di chiudere i pronto soccorso infantili del Beata Vergine di Mendrisio e della Carità di Locarno tra le 22 e le 8 del mattino non piace a tutti – Alessandro Bressan: «L'ambizione è andare verso un ospedale pediatrico cantonale»
© CdT/Chiara Zocchetti
Paolo Galli
16.11.2023 17:00

«Accrescere la sicurezza e la qualità delle cure». Fare «rete». «Posti di lavoro ancora più attrattivi». Se dovessimo ridurre il tutto in poche parole, potremmo anche chiudere qui l’articolo. L’EOC parla di una «rimodulazione del servizio dell’Istituto pediatrico della Svizzera italiana», passando da un rafforzamento «delle collaborazioni sul territorio». Di nuovo, per farla breve, la notizia - a cui i vari attori stavano lavorando da mesi - può essere riassunta così: a Mendrisio e a Locarno, quindi all’Ospedale Beata Vergine e alla Carità, il pronto soccorso pediatrico chiuderà tra le ore 22 e le 8.

Quando parliamo di più attori, ci riferiamo allo stesso Istituto pediatrico della Svizzera italiana (IPSI) dell’EOC, all’Ordine dei medici del Canton Ticino (OMCT) e all’Associazione pediatri della Svizzera italiana (APSI). Il tutto, come viene sottolineato nel comunicato, con il benestare del DSS. «L’EOC ha promosso negli scorsi mesi diversi incontri con l’OMCT, con l’APSI, con diversi pediatri nei vari distretti del territorio e con i servizi del DSS al fine di costruire insieme una soluzione». Si sottolinea come l’affluenza di casi, nelle sedi dei pronto soccorso pediatrici di Mendrisio e di Locarno, fosse «molto limitata durante la notte». E ciò, si dice, «non permette più di reperire personale adeguatamente formato per far capo alle richieste della popolazione: vi sono difficoltà a mantenere le competenze specifiche visto il numero basso di pazienti con perlopiù patologie di entità lievi. Tutto ciò rende i posti di lavoro sempre meno attrattivi per medici e infermieri, con crescenti difficoltà di reclutamento del personale che in futuro non potrà più mantenere le necessarie competenze specialistiche e la dovuta motivazione, il che non permette di garantire la qualità e la sicurezza delle cure». Da una parte la scarsa affluenza di giovani pazienti, dall’altra l’idea di dover spendere comunque personale per notti poco motivanti, con poche urgenze.

«Picchetti assicurati»

La rimodulazione prevede, quindi, a Locarno e a Mendrisio, la presenza «di pediatri qualificati nelle ore di apertura dei PS pediatrici tutti i giorni della settimana tra le ore 8.00 e le ore 22.00. Nella fascia oraria notturna, oltre ai PS dell’Ospedale San Giovanni di Bellinzona e dell’Ospedale Civico di Lugano, restano garantiti il picchetto telefonico specialistico dell’IPSI così come, in via eccezionale, l’accoglienza e l’iniziale valutazione di pazienti pediatrici presso i PS per adulti delle sedi di Locarno e Mendrisio. Questi servizi potranno dare le indicazioni necessarie, prestare i primi soccorsi e, se del caso, attivare i servizi d’urgenza necessari al trasferimento nel polo pediatrico con tutti gli specialisti a disposizione per una presa in carico rapida e multidisciplinare». Parallelamente, grazie al coinvolgimento attivo dei pediatri, «continuerà a essere assicurato il servizio dei picchetti pediatrici sul territorio in orario notturno (22.00-8.00)».

«Non è un disinvestimento»

Alessandro Bressan, direttore dell’IPSI, aggiunge: «Il progetto è nato due anni e mezzo fa. Non nascondo che la nostra ambizione è andare verso un ospedale pediatrico cantonale. È un ideale, in particolare guardando alla Saleggina, quindi al 2032-2035. I motivi? Da una parte, gli accessi notturni nelle sedi di Mendrisio e di Locarno si sono ridotti di molto, ormai 1,5 a notte; dall’altra, c’è una preoccupazione legata al reclutamento del personale clinico. Lavorare in un pronto soccorso notturno che prevede 1,5 pazienti a notte non garantisce un’adeguata formazione e lo sviluppo delle competenze dei nostri medici». Bressan si rende conto «che non è semplice far passare questo messaggio», ma insiste sulla «qualità» e sulla «sicurezza» delle cure. «Quella che sembra una perdita di servizio è, al contrario, lo sviluppo di un concetto in nome della qualità delle cure, a cui siamo arrivati assieme agli stessi pediatri della Svizzera italiana. Parliamo di una settantina di specialisti, contenti di andare in questa direzione, verso una pediatria più sicura e più moderna». A Bressan chiediamo se possiamo riassumere così: questo è il primo passo verso l’ospedale pediatrico cantonale? «È la nostra visione, la nostra ambizione, se la popolazione e la politica lo vorranno. In Ticino, a livello di pediatria siamo in ritardo, in questo senso, di una decina d’anni rispetto a quanto fatto in altri cantoni, a Berna, San Gallo, in Vallese. Altrove questa rimodulazione è già avvenuta. D’altronde stiamo rispondendo, semplicemente, al fabbisogno sul territorio». Il direttore dell’IPSI fa due cifre: le nascite sono passate da 3.000 a 2.300 all’anno nel giro di un breve lasso di tempo; e poi su 350.000 persone, solo 53.000 sono in età pediatrica (0-16 anni). «La casistica si riduce». Casi in diminuzione, personale sempre più difficile da reclutare. «È anche una questione generazionale», sottolinea Bressan. Una volta le giornate lavorative erano molto più lunghe. «E ancora stiamo usufruendo del bacino italiano, ma già si inizia a sentire una certa penuria di candidati da oltre frontiera. Stiamo insomma anticipando i tempi, modulando la nostra offerta rispetto alle esigenze del territorio. Ma lo ripeto: non è un disinvestimento, anzi».

«Indignazione»

Non sono mancate però le prime reazioni politiche. Tra i più attivi, gli esponenti della Lega di Mendrisio, manifestatisi con un comunicato e con un’interrogazione, firmata da Simona Rossini e da Massimiliano Robbiani e destinata al Municipio momò. Tuonano: «Teniamo aperto il pronto soccorso pediatrico notte e giorno!». Si parla di «indignazione» e di «preoccupazione». E si ricorda: «Un reparto aperto 24 ore è indispensabile per la cura immediata e specializzata e per la tranquillità emotiva e psicologica dei genitori». Nel comunicato stampa, la Lega lamenta pure «una disparità nell’accesso alle cure».

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