«Per gestire il ruolo di sindaca serve sempre una corazza»

«Nei confronti della figura della sindaca esiste ancora una certa diffidenza». Sono le parole di Michela Gardenghi, dal 2024 a capo dell’Esecutivo di Acquarossa, che fotografano una percezione sottile ma diffusa. «Rispetto ai colleghi, sembra che a noi sia richiesto di più per dimostrare di poter ricoprire il ruolo». Nonostante il clima di collaborazione in Municipio sia molto buono, «in alcuni ambiti scardinare i pregiudizi è difficile». Si tratta di una sensazione condivisa da tante: non qualcosa che viene detto apertamente ma che si avverte. «Talvolta, durante le riunioni che vertono su temi più tecnici – ad esempio acquedotti o canalizzazioni – sento una certa reticenza, come se una sindaca non fosse davvero in grado di comprendere certe questioni. Ciò che più conta è la preparazione e io cerco di documentarmi il più possibile». Di formazione contabile, «sono dovuta entrare in campi che non erano miei, mentre per quanto riguarda un uomo si dà spesso per scontato che alcune competenze gli siano più affini». Gardenghi guarda con perplessità alle molto discusse quote rosa: «Il raggiungimento di un certo numero non deve essere un obiettivo a tutti i costi, io guardo alla persona, e se questa è valida, va bene così». Entrata nel Consiglio Comunale di Dongio a soli vent’anni, Gardenghi è approdata nel Municipio di Acquarossa nel 2021, dopo una lunga pausa dedicata alla vita familiare. Ora si trova in una fase di vita da lei definita più matura e adatta a conciliare gli impegni politici con quelli quotidiani.

Questione di considerazione
Eppure, ricorda Claudia Boschetti Straub, a capo dell’Esecutivo di Blenio dal 2016, «se una donna vuole, può fare tutto. Certo, serve una corazza e bisogna prepararsi bene». La sindaca, che ha sempre subito il fascino della politica comunale, è entrata nella gestione della cosa pubblica dopo i 40 anni. Nonostante i passi avanti, anche lei avverte la diffidenza citata dalla collega: «Talvolta fa ancora strano vedere una donna in questo ruolo e capita di non essere subito prese pienamente in considerazione, ma oggi la situazione è cambiata». L’approccio pragmatico deriva proprio dalla necessità di gestire impegni diversi. «Le donne cercano soluzioni semplici e dirette, anche indipendentemente dal partito o da chi abbia avuto l’idea. Siamo forse meno rigide su certi concetti». Sulle quote rosa, la posizione è netta: «Sono assolutamente contraria. Tutti devono competere allo stesso livello». Infine, Boschetti Straub ricorda l’importanza di mettersi in gioco: «Non è sempre chiaro quanto la cosa pubblica incida sulla vita quotidiana. La politica è tutto: riguarda il modo in cui ci si muove, cosa si fa, le scelte, le decisioni, anche piccole». La scommessa è incoraggiare le giovani a buttarsi: «Spesso si conosce solo l’aspetto litigioso della politica, ma il lavoro vero riguarda la concreta realizzazione di progetti per il bene pubblico». Dopo tre legislature, Boschetti Straub sta valutando la possibilità di non ricandidarsi alle elezioni del 2028.

Stesse capacità
Per Simona Zinniker, sindaca di Sant’Antonino dal 2015, la politica è una questione di famiglia, con padre e zio attivi, in passato, come municipali. Entrata nell’esecutivo nel 2000, per oltre vent'anni è stata l’unica presenza femminile in Municipio, tendenza invertita solo di recente. «Non sono una fanatica delle difese a oltranza del genere: se le persone sono preparate, allora è giusto che occupino ruoli di responsabilità», afferma Zinniker, che considera le quote rosa una corsia preferenziale quasi discriminante: «Credo di avere le stesse capacità di un uomo e non vedo perché dovrei passare da lì». Come per Boschetti Straub, anche per lei vi è il pragmatismo tra le qualità femminili: «Noi donne facciamo e basta, senza troppi giri, e sappiamo gestire più cose contemporaneamente». Se ventisei anni fa «si percepiva ancora sospetto verso una donna al comando e ci si chiedeva se fosse davvero in grado di ricoprire quel ruolo», oggi la situazione è mutata. «La scarsa rappresentanza dipende, spesso, dalle poche candidature. Condurre il bene pubblico richiede tempo e non tutti possono permetterselo». Per quanto riguarda il suo caso, ci spiega, non avere famiglia propria ha permesso di conciliare un lavoro a tempo pieno con gli oneri del Comune. Forte della sua lunga carriera, Zinniker consiglia a tutte e tutti di intraprendere questo percorso: «La politica apre la mente, offre opportunità e permette di avere contatto con le persone. È la pratica a valere più di mille teorie».

