L'opinione

Per Gobbi e Zali «200 franchi bastano davvero»

I due consiglieri di Stato leghisti si dicono favorevoli all'iniziativa popolare «200 franchi bastano!»
Red. Online
01.02.2026 11:20

I consiglieri di Stato Norman Gobbi e Claudio Zali sono favorevoli a una riduzione del canone radiotelevisivo. Per loro, infatti, un taglio a 200 franchi si tradurrebbe in «meno costi inutili, più equità fiscale e una gestione più rigorosa e trasparente delle risorse del servizio pubblico». In una opinione co-firmata sul Mattino della Domenica, i due leghisti affermano che la proposta delle iniziativa popolare «200 franchi bastano!» mira a un «ridimensionamento di un ente che ipermediatizza la nostra realtà, presso il quale c’è chi utilizza (in qualità di giornalista) il servizio pubblico per scopi attivistici e non informativi».

Secondo Gobbi e Zali, «la riduzione del canone non significa l’estinzione del servizio pubblico, che in una società democratica riveste un ruolo importante: con 200 franchi all’anno la SSR continuerebbe a disporre di risorse significative per realizzare un’informazione e programmi di qualità su scala nazionale».

Inoltre, evidenziano ancora i due consiglieri di Stato, un eventuale sì all’iniziativa permetterebbe di «allineare il canone all’effettivo utilizzo dei media, rendendo il sistema più equo tra giovani e anziani, tra chi fruisce poco dei servizi e chi lo fa con continuità».

Negli scorsi giorni, il Consiglio di Stato aveva invece invitato a votare «no» il prossimo 8 marzo, respingendo così l’iniziativa popolare. Stando alle motivazioni del Governo ticinese, una «così drastica» riduzione del canone radiotelevisivo impedirebbe infatti alla SSR di continuare a svolgere in modo soddisfacente il proprio mandato di servizio pubblico in tutte le regioni linguistiche e geografiche del nostro Paese.

Secondo l'Esecutivo, l’informazione regionale «ne verrebbe inevitabilmente indebolita, così come il ruolo centrale svolto oggi dalla SSR a favore della formazione della cittadinanza e del dibattito pubblico, e della coesione nazionale», con un conseguente «impoverimento della copertura mediatica, in particolare delle zone periferiche, e un significativo indebolimento del principio di territorialità che caratterizza la fruizione dei media nel paesaggio mediatico svizzero».