L'intervista

«Per i democentristi un vero rompicapo che va dal Ticino a Berna»

Delle dinamiche elettorali che potrebbero scaturire dall’intesa (o mancata intesa) fra Lega e UDC parliamo con il professore dell’Università di Losanna, Oscar Mazzoleni
©Gabriele Putzu
Paolo Gianinazzi
10.04.2026 06:00

Delle dinamiche elettorali che potrebbero scaturire dall’intesa (o mancata intesa) fra Lega e UDC parliamo con il professore dell’Università di Losanna, Oscar Mazzoleni.

Professor Mazzoleni. Partiamo dall’alleanza tra Lega e UDC, che appare oggi più che traballante. La decisione su questo fronte sarà decisiva per il prosìeguo della campagna?
«Sì, è una decisione che avrà effetti a cascata. La composizione delle liste di molti partiti sarà una conseguenza della presenza, o meno, di un’intesa tra Lega e UDC. Potrebbe addirittura avere effetti a sinistra, ma penso che un’eventuale mancata intesa avrebbe un impatto soprattutto sul PLR, il partito che alle ultime elezioni aveva maggiori chance di ottenere un secondo seggio. Non ce la fece, ma è chiaro che oggi, senza alleanza tra Lega e UDC, potrebbero aprirsi degli spazi, stimolando candidature più forti per ambire al secondo seggio».

In gioco, va detto, non c’è unicamente un seggio in Consiglio di Stato, bensì anche i seggi alle Camere federali. Non è un caso che l’UDC si stia prendendo tutto il tempo necessario per decidere. La posta in gioco è parecchio alta...
«Il Consiglio di Stato è solo un tassello. Lega e UDC non hanno mai concepito l’intesa solo per l’Esecutivo cantonale. Fra i due partiti, in gioco, ci sono i seggi al Nazionale, agli Stati, e pure per il sindacato di Lugano. Se non ci fosse la loro intesa, la competizione si amplierebbe per tutte queste tornate elettorali. In questo momento, l’UDC è l’attore chiave della campagna, nel senso che le sue decisioni avrebbero conseguenze a cascata sul ciclo elettorale del 2027 e del 2028».

Possiamo immaginare che i vertici dell’UDC Ticino stiano sì parlando con la Lega, ma pure con il partito nazionale, prima di decidere la strategia?
«Probabile. Anche perché, oltre al seggio di Marco Chiesa al Consiglio degli Stati, anche quello del consigliere nazionale Paolo Pamini non è scontato senza intesa fra Lega e UDC. E poi c’è il tema, aperto, del sindacato di Lugano. Senza intesa, anche a Lugano il PLR potrebbe avere le proprie carte da giocare».

Ma secondo lei questo «matrimonio» alla fine si farà?
«Rispondo dicendo che in passato c’è sempre stata, anche se al fotofinish, un’intesa. Non sappiamo, ovviamente, che cosa accadrà questa volta. Ma parliamo di oltre 30 anni di rapporti tra Lega e UDC e non possiamo fare astrazione di questo passato. Inoltre, l’UDC, più degli altri partiti ticinesi, non da oggi, è dentro una dinamica nazionale molto più spinta. E l’UDC nazionale ha una strategia molto chiara: punta a rafforzare la propria presenza a livello federale nel 2027 e ha bisogno anche dei seggi ticinesi per farlo. Soprattutto ha bisogno di conferme agli Stati dove fa da sempre fatica. I democentristi hanno solo sei seggi in totale alla Camera alta (ndr. di cui uno ticinese) e quindi ognuno conta molto».

Una decisione non certo facile per l’UDC. Concorda?
«Il problema dell’UDC ticinese è che da un lato è difficile non fare l’intesa, proprio perché ci sono in ballo i seggi a Berna. Ma dall’altro lato fare l’intesa significa potenzialmente rimanere alla finestra nella corsa per il governo cantonale. Se si ripresenteranno i due uscenti (ndr. Gobbi e Zali) non so quanti sarebbero pronti a scommettere che uno dei due perda il seggio. Non fare l’intesa significa accettare una possibile retrocessione in altri ambiti, come quello federale, con il rischio che l’operazione per entrare in Consiglio di Stato non vada in porto. E quindi mi chiedo: è pronta l’UDC, visto il contesto e le incertezze in termini di rapporti di forza elettorali, a fare questo passo e puntare tutto sul Consiglio di Stato?».

Sarebbe un po’ una scommessa?
«Le incognite sono parecchie. Ed è un vero rompicapo per l’UDC, protagonista di una situazione che presenta, qualsiasi decisione prenda, vantaggi e svantaggi. Nessuna decisione sarà indolore».

Una decisione che avrebbe effetti pure sulla corsa al Gran Consiglio?
«Senza intesa si aprirebbe la competizione, spingendo la mobilitazione e la partecipazione, potenzialmente a favore dei partiti di governo. Se invece ci fosse l’intesa, con un ipotetico governo fotocopia, ci sarebbe il rischio di una bassa partecipazione. Ma l’astensionismo non ha effetti omogenei sui partiti e potrebbe quindi andare a detrimento dei partiti di governo, avvantaggiando i piccoli partiti. In quel caso i partiti di governo dovrebbero fare un grande sforzo per riuscire a mobilitare il proprio elettorato».

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