Pregassona

Per il comparto ex Spohr c’è un indirizzo più chiaro

Il Municipio di Lugano ha deciso di approfondire la possibilità di demolire il complesso storico oggi in stato di abbandono e degrado, lasciando aperta la porta a eventuali investitori privati per realizzare un nuovo edificio funzionale con appartamenti
©CdT/ Chiara Zocchetti
Andrea Bertagni
Andrea Bertagni
04.04.2026 06:00

Costruito nel XVII° secolo e in stato di degrado e abbandono dal 2011, da quando ha subìto un incendio, il complesso storico ex Spohr, situato in via Industria a Pregassona e composto da 9 edifici, alcuni anni fa è stato acquistato completamente dalla Città con l’intento di riqualificarlo, così da «riportarlo in vita», destinandolo ad appartamenti e servizi di prossimità per la popolazione. Attorno al comparto ex Spohr, che si estende su una superficie di circa 2.400 metri quadri, negli anni sono infatti fioriti palazzi e condomini, centri commerciali e anche nuovi progetti residenziali. Il quartiere non è più insomma, e da tempo, quello in cui il complesso era stato pensato, legato com’era a doppio filo allo sfruttamento a fini economici della roggia del Cassarate.

Da qui l’idea di iniziare un percorso di recupero e rilancio così da rimodellare il comparto alle mutate esigenze cittadine. Tutto questo, cercando di rispondere prima di tutto a una domanda: è meglio mantenere e quindi ristrutturare a fondo l’ex complesso storico oppure la strada migliore è quella di costruire un nuovo edificio, abbattendo quelli esistenti?

La strada intrapresa

Una domanda non banale per la quale oggi esisterebbe però già una primissima risposta. Nella sua seduta di giovedì scorso il Municipio di Lugano avrebbe infatti deciso di approfondire la strada che porta a una demolizione quasi totale del comparto, mantenendo e risanando in modo minimo solo uno dei 9 stabili originari. A prevalere, in questa prima fase degli approfondimenti, che non escludono, anzi auspicano un’immediata messa in sicurezza del complesso, che, come detto, oggi è in stato di degrado e abbandono, parrebbe essere un percorso capace di unire insomma vari equilibri: consegnare alla cittadinanza un nuovo spazio di aggregazione, ma anche rispondere gli interessi della Città, che dal comparto potrebbe beneficiare di un ritorno economico. Demolendo e aprendo a possibili investitori privati la trasformazione del l’ex complesso industriale, al posto del quale sorgerebbe dunque un edificio tutto nuovo, si otterrebbero più risultati in uno: una probabilità di realizzazione più certa, un maggiore interesse da parte di eventuali investitori privati, un minore rischio finanziario e anche un valore commerciale più alto. Così facendo, scegliendo cioè di andare verso la demolizione quasi totale, si rinuncerebbe di conseguenza all’identità storica del complesso, dato che non verrebbe né recuperato, né mantenuto.

Il parere dell’Urbanistica

Da quando la Città ha messo le mani sull’ex Spohr sono state insomma valutate in modo approfondito due alternative: la trasformazione con demolizione o il recupero del comparto. Entrambe le alternative sono state anche sottoposte alla Commissione Urbanistica della Città, che ha espresso la propria preferenza per quella tesa al mantenimento del comparto e al suo recupero.

Degli attuali 9 edifici che fanno parte dell’ex Spohr, se l’attuale impostazione del Municipio verrà mantenuta, ne rimarrebbe dunque soltanto uno, che potrebbe essere destinato in via provvisoria ad attività sociali e di quartiere, dopo essere comunque sistemato e messo in sicurezza.

Acquistando alcuni anni fa tutto il comparto, la Città ha manifestato la volontà di impostare un progetto unitario di interesse pubblico. Non a caso il comparto è inserito nella «strategia alloggio» del Municipio tra i fondi con potenziale per la promozione dell’alloggio a pigione accessibile. Se dovesse essere confermato l’ultimo indirizzo scelto dall’Esecutivo, che prevede, come detto, la demolizione e la costruzione di un nuovo edificio (per il quale servirebbe una modifica pianificatoria minima) verrebbe data priorità alla predominanza residenziale, ma anche alla sostenibilità economica e all’attrattività per possibili investitori.

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