Per le difese non ci sono colpevoli per la presunta truffa da 60 milioni

Nessun colpevole. L’intricato sistema che ha portato nel 2025 all’arresto di un italiano di 60 anni residente a Lugano, un belga 51.enne con casa in Lussemburgo e un iraniano di 51 anni residente a Dubai per una presunta truffa di 60 milioni di franchi ai danni di un facoltoso georgiano (anche lui residente a Dubai)non può produrre alcuna sentenza di condanna. Almeno è questa l’opinione delle tre difese che ieri in aula hanno provato a smontare l’impianto accusatorio della procuratrice generale sostituta, Chiara Borelli e hanno chiesto l’assoluzione dei tre imputati alla sbarra da martedì con l’accusa di truffa e falsità in documenti per un presunto raggiro avvenuto tra il 2022 e il 2023 sull’asse Lugano-Dubai-Lussemburgo. Raggiro che ha portato il cittadino georgiano a perdere una cinquantina di milioni. Convinto di voler investire i suoi soldi in Europa, il georgiano si era infatti rivolto all’iraniano che aveva coinvolto l’italiano, il quale a sua volta aveva «reclutato» il cittadino belga. Ma al centro della vicenda, secondo l’avvocato dell’iraniano, Davide Ceroni, c’è sempre stato l’italiano 60.enne, definito dal difensore un «Leonardo da Vinci della falsificazione». Da parte sua l’iraniano «non sapeva nulla degli investimenti condotti nel fondo di investimento. L’italiano ha mentito al georgiano ma anche al mio cliente allo stesso modo», ha riferito nella sua arringa. «Certo - ha ammesso Ceroni - presentare l’italiano al georgiano è stato un gravissimo errore. Inoltre, anche il georgiano in passato, prima di questa vicenda, si è trovato in mezzo a storie di documenti falsi, tanto che è stato anche arrestato a Dubai».
Per Rosa Maria Cappa, avvocato dell’italiano, il suo assistito ha sì raccontato bugie inutili e non necessarie, «ma non è vero che voleva appropriarsi dei 60 milioni. Gli investimenti nel fondo non erano finti, erano solo scellerati». Quindi, da questo punto di vista «non c’è stato alcun inganno astuto al patrimonio della presunta vittima», ha sottolineato Cappa, prima di chiedersi come mai un imprenditore decida di mandare un terzo del suo patrimonio in Lussemburgo per volerlo indietro dopo 6 mesi. «Non voglio accusare il georgiano, ma mi viene in mente la canzone ‘Eravamo quattro amici al bar’», ha rilevato l’avvocato. Da qui la richiesta di assoluzione. Perché «la vittima doveva accorgersi di quello che stava succedendo - ha proseguito Cappa -, mentre il mio cliente non si è arricchito, tanto è vero che ancora oggi ha la stessa utilitaria in leasing di prima». Nel caso in cui la Corte delle assise criminali, presieduta dal giudice Amos Pagnamenta, optasse diversamente, l’avvocato dell’italiano ha chiesto di ridurre la condanna a 24 mesi con la parte ancora da scontare da rendere sospesa.
Nella giornata di mercoledì, Borelli, lo ricordiamo, ha chiesto per l’italiano, considerato «il deus ex machina» del raggiro, 7 anni e mezzo di detenzione e un’espulsione dalla Svizzera per 10 anni; per l’iraniano, «che ha mentito su tutto ed è iperbolico nelle sue menzogne», 6 anni e mezzo e un’espulsione di 10 anni, mentre per il cittadino belga, «che ha costruito la sua tesi fuggendo da ogni responsabilità», 3 anni e mezzo di detenzione e un’espulsione di 5 anni dalla Svizzera.
A chiedere il proscioglimento del suo assistito, il cittadino belga, è stato anche l’avvocato Giovanni Molo, per il quale il 51.enne è stato trascinato nella vicenda in un secondo momento, come «un isolotto distante», ha riferito. Tutto questo, tenendo presente «che la struttura del fondo di investimento era regolare e non ha partecipato in alcun modo ai profitti indebiti». Molo ha anche contestato che il belga avesse «una galassia di società» a sua disposizione. «Tutte le idee delle operazioni finanziarie, nonché le rassicurazioni sul controllo degli investimenti e le sue istruzioni sono da ricondurre all’italiano e all’iraniano», ha detto l’avvocato. «Il mio cliente non conosceva il georgiano, né l’iraniano e aveva una conoscenza superficiale con l’italiano. Come avrebbe potuto perfezionare con uno sconosciuto una truffa ai danni di una vittima che non conosceva?», ha domandato.
La sentenza della Corte è attesa per giovedì prossimo
