«Perdiamo l'equivalente di una brigata all'anno»

Il servizio civile deve tornare ad essere accessibile solo alle persone confrontate con reali conflitti di coscienza. Lo afferma il comitato interpartitico che ieri a Berna ha difeso la riforma in votazione il prossimo 14 giugno. L’obiettivo della modifica di legge è di ovviare alla carenza di soldati nell’esercito, inasprendo le condizioni di ammissione al servizio civile, in particolare per coloro che hanno già prestato una parte considerevole dei loro obblighi in grigioverde. Contro il giro di vite voluto da Governo e Parlamento è stato presentato un referendum. «Ogni anno l’esercito perde la capacità di una brigata. Un’emorragia simile non è sostenibile per alcun sistema di milizia al mondo», ha detto il presidente dell’Associazione della società militari svizzere Stefan Holenstein, riferendosi al numero record di 7.211 candidati registrato lo scorso anno. La revisione mira ad applicare in modo coerente il principio costituzionale secondo cui non esiste libertà di scelta tra servizio militare e civile, è stato sottolineato. Stando al comitato, il servizio civile deve cessare di essere «un’alternativa equivalente o addirittura più attrattiva».
Sempre più persone infatti lasciano l’esercito privilegiando questa seconda opzione non tanto per autentici conflitti di coscienza, ma per comodità personale. Nell’attuale contesto geopolitico, la Svizzera ha però bisogno di forze armate efficienti e di una protezione civile solida, fanno notare i sostenitori della modifica legislativa. Essa porrà fine a un «lasciapassare concesso agli opportunisti», ha detto Jonas Lüthy, presidente dei Giovani PLR. «Il servizio obbligatorio non deve essere un menu à la carte», ha aggiunto il consigliere nazionale Michael Götte (UDC/SG). Per il comitato è essenziale che la Svizzera disponga di una capacità di difesa credibile. L’ «esodo di massa» verso il servizio civile ha distrutto le fondamenta del sistema, criticano i fautori della riforma.
Anche la protezione civile è fortemente sottodotata. Entro il 2030, gli effettivi rischiano di scendere a 50 mila militi, ben al di sotto della soglia necessaria di 72 mila. La revisione di legge è quindi «indispensabile», ha rimarcato Isabelle Chappuis (Centro/VD), consigliera nazionale e presidente della Federazione svizzera della protezione civile. Dobbiamo rafforzarci per tutelare al meglio la popolazione in caso di emergenza, ha dichiarato ancora la vodese, secondo la quale il problema non sono i valori dei giovani che sono cambiati, bensì un sistema di cui ci si può regolarmente approfittare.
Nemmeno i quadri dell’esercito vengono risparmiati: tra il 2019 e il 2022, a optare per questa alternativa sono stati in 1.400, tra cui numerosi specialisti, come autisti, cuochi e personale medico. Vi è un’importante perdita di competenze, quando professionisti, dopo anni di formazione, passano al servizio civile, ha osservato il presidente della Società svizzera degli ufficiali, il colonnello SMG Michele Moor. «Tutti vogliamo una Svizzera pronta ad affrontare le crisi. Un sì il 14 giugno è il passo decisivo verso una politica di sicurezza credibile», ha riassunto Reto Nause (Centro/BE), consigliere nazionale e presidente dell’Alleanza Sicurezza.
Sei misure
La modifica di legge prevede sei misure mirate per rendere più difficile il passaggio dal servizio militare a quello civile. Chi lo fa dovrà prestare almeno 150 giorni di servizio, a prescindere dal numero di giorni di servizio militare rimanenti. Inoltre, il calcolo dei giorni ancora da prestare sarà effettuato applicando un fattore correttivo di 1,5 anche per i sottufficiali e gli ufficiali. È previsto anche l’obbligo di svolgere un periodo d’impiego all’anno a partire dall’ammissione. La misura mira ad allinearsi al ritmo degli obblighi imposti ai militari. A partire dall’anno successivo a quello del loro primo impiego, i civilisti saranno tenuti a prestare servizio annualmenter. Finora gli impieghi di servizio civile potevano essere pianificati con una certa libertà. La possibilità di diventare civilisti rimarrà comunque aperta alle persone che si trovano ad affrontare un autentico conflitto di coscienza. Secondo il Governo, in caso di sì alle urne fra due mesi, si prevede un calo degli arruolamenti del 40%. La sinistra ha lanciato un referendum sostenendo che la riforma sia incostituzionale, inutile per il rafforzamento dell’esercito, nonché il primo passo verso l’abolizione a tutti gli effetti del servizio civile.
