Piccoli furti per procurarsi droga: sarà terapia stazionaria

Una vita segnata dalla tossicodipendenza, dentro e fuori dal carcere per piccoli furti fatti per pagarsi la cocaina. E, oggi, una nuova possibilità per rimettere in sesto la propria esistenza: una pena di quindici mesi sospesi a favore di un trattamento stazionario per riuscire a disintossicarsi una volta per tutte e, soprattutto, non ricadere nella droga alla prima difficoltà personale. È questo l’esito del processo tenutosi oggi di fronte alla Corte delle assise criminali presieduta dal giudice Amos Pagnamenta (a latere: Emilie Mordasini e Luca Zorzi) che vedeva come imputato un 35enne kosovaro residente nel Luganese. Processo che è terminato in breve tempo in quanto accusa (la procuratrice pubblica Valentina Tuoni) e difesa (l’avvocata Elettra Bernasconi) sono giunte in aula in accordo sulla pena, che è stata ritenuta congrua dalla Corte. Questo implica che l’imputato, che non è stato espulso in quanto gli è stato riconosciuto il caso di rigore (essendo residente in Ticino da circa un trentennio), era reo confesso: «La cocaina mi ha fatto fare queste cose, per poterla comprare. Vorrei finalmente riuscire a smetterla».
Due fughe da Villa Argentina
Il 35.enne è stato ritenuto colpevole principalmente di furto, violazione di domicilio e ricettazione. Ha ad esempio rubato in uno studio medico e ha sottratto un portafoglio da uno zaino. In alcune occasioni ha fatto prelevamenti da carte di credito altrui. Un furto l’ha commesso anche a Villa Argentina (istituto di cura per le tossicodipendenze), dove era stato collocato dopo alcuni mesi di carcere (il suo arresto risale allo scorso giugno). In due occasioni, inoltre, l’imputato da Villa Argentina è scappato, finendo quindi nuovamente in carcere. Cosa che ha spinto il giudice Pagnamenta a chiedergli perché stavolta dovrebbe andare diversamente. Il 35enne ha spiegato di voler fortemente andare in comunità per riuscire a mettersi alle spalle la dipendenza. «Non voglio che altrimenti finita la pena ricomincio a consumare».
Il trattamento stazionario, lo ricordiamo, dura finché l’imputato non è giudicato guarito, quindi potenzialmente anche per un tempo maggiore rispetto alla pena inflittagli. Essendo una misura potenzialmente molto incisiva sulla libertà, deve essere comminata da una Corte composta da tre giudici, da cui il rinvio a giudizio di fronte alle Assise criminali malgrado reati da tribunale correzionale.
