Piero e Mirto: una settimana da re, anzi da Marchesi

Una settimana da re, anzi da Marchesi. Lunedì l’Osteria Valle di Caslano, guidata da Mirto, è entrata nella GaultMillau con 15 punti; mercoledì Piero ha prestato giuramento come consigliere di Stato, davanti alla famiglia riunita a Palazzo delle Orsoline. «Sono felice per lui, perché è una persona determinata e penso che si meriti questo traguardo. Alla cerimonia eravamo tutti e c’era molta commozione, soprattutto nei nostri genitori: vedere un figlio raggiungere un obiettivo così è un’emozione grande», racconta lo chef.
Giorni di grandi successi ed emozioni quindi: «Le due cose sono coincise: per Piero la nuova posizione, per me il ritorno in guida con il progetto nel quale ho investito tutte le mie energie e risorse. Sono stati giorni intensi e siamo ancora molto presi dai rispettivi impegni. Nelle guide ero già stato, ma stavolta la soddisfazione è legata alla mia osteria, a un’attività nella quale ho messo tutto me stesso: dopo sette mesi arrivare a 15 punti è un bel risultato e siamo molto contenti».

A Bellinzona, insieme a Mirto e Piero, c’era anche il fratello più giovane, Lauro. Tre percorsi diversi, accompagnati da un legame che lo chef riconduce all’educazione ricevuta: «Ho un rapporto splendido con entrambi e mi reputo fortunato. I nostri genitori ci hanno sempre messi tutti e tre sullo stesso piano, senza fare differenze, e siamo rimasti molto uniti. Credo sia uno degli insegnamenti più importanti che si possano trasmettere ai figli: ciascuno segue la propria strada, ma il rapporto tra noi resta bellissimo».
Del nuovo consigliere di Stato, Mirto racconta il lato che emerge quando ci si siede a tavola, lontano dal confronto politico. «Piero è una persona umile, con cui si sta bene, chiunque ci sia in compagnia. Possiamo passare intere serate a ridere, scherzare e ricordare quando eravamo ragazzini, senza dover discutere per forza di politica. Lui se ne occupa già tutto il giorno, come io sono assorbito dal mio lavoro, perciò quando ci ritroviamo parliamo volentieri d’altro. Ci piace stare insieme, chiacchierare di tutto e di niente: non è la politica a legarci».
A parti invertite, sarebbe più bravo Mirto in Governo o Piero ai fornelli? «Probabilmente lui da cuoco: a furia di mangiare da me e vedere quello che faccio, qualcosa avrà pur assimilato, non solo a livello di calorie - scherza -. Sicuramente più di quanto io abbia imparato dalle sue disquisizioni politiche».
La cucina lo ha portato lontano dal Ticino, fino alla stella Michelin e ai 17 punti GaultMillau conquistati allo Chalet d’Adrien di Verbier. Tornando a Caslano ha scelto di mettere quell’esperienza al servizio di un locale proprio. «Si riparte, in un certo senso, da zero, ma con la maturità professionale accumulata negli anni, che a trent’anni sarebbe stato difficile avere. Questo aiuta, anche se aprire rimane una scommessa: tutti mi dicevano che ero matto, perché per la ristorazione non è un momento facile. Io però ci ho creduto, ho visto il posto e ho sentito che poteva essere quello giusto. Ho avuto la fortuna di trovare una bella struttura e proprietari molto in gamba, poi l’ho personalizzata per renderla mia. Ci sono la terrazza, le sale interne, lo spazio per accogliere i clienti, ma soprattutto quella posizione un po’ appartata rispetto al centro di Caslano che cercavo. Non avrei voluto questo tipo di ristorante in mezzo a un continuo via vai di persone, perché si sarebbe persa la parte intima».
La conferma più importante, ora, arriva dagli ospiti che tornano. «Alcuni, in sette mesi, sono venuti quindici, diciotto volte fra pranzi e cene: è la cosa che mi fa più piacere in assoluto e significa che stiamo andando nella direzione giusta. Anche la squadra è cresciuta, abbiamo praticamente raddoppiato il team e siamo quasi in sette. Se continuerà così, lo allargheremo ancora, poco alla volta, perché l’obiettivo è migliorare. Prima di qualsiasi riconoscimento, però, bisogna avere il ristorante pieno: è da lì che si parte per capire come crescere».
Il rapporto con una clientela soprattutto locale impone anche di rinnovare la proposta. «Chi viene spesso in osteria difficilmente mangia le stesse cose, perché cambio regolarmente il menu e i prodotti con cui lavoro. Mi piace proporre anche materie prime meno comuni: in questi giorni arrivano selvaggina da piuma, cervi interi, lepri. Non sono l’unico a usarle, naturalmente, ma raccontano il tipo di cucina che voglio fare».
È a un ingrediente, infatti, che pensa quando gli chiediamo quale piatto assocerebbe al fratello: «Per Piero sceglierei piuttosto un prodotto di nicchia, qualcosa di particolare che si distingue dalle materie prime più comuni e che può realizzare piatti dai gusti sorprendenti. Un ingrediente speciale, insomma, come quelli che mi piace cercare per la mia cucina». Fuori dalla metafora, il suo augurio è semplice: «Ammiro il percorso che ha fatto, è tenace e ha già dimostrato quanto impegno mette nelle cose. Lui sa quello che penso e gli auguro di riuscire nei suoi progetti».
Per celebrare questa settimana manca ancora una cena, che Mirto immagina a casa, più che ai tavoli del suo ristorante. «Sarebbe bello ritrovarci in famiglia, ma con questi due avvenimenti così ravvicinati siamo tutti un po’ presi. Lasciamo passare una settimana, poi ci organizziamo: non abbiamo ancora festeggiato, ma lo faremo e sarà un momento che ricorderemo a lungo».
