Mendrisio

Polizia dentro e fuori Casvegno, quasi un intervento al giorno

La Comunale della Città ha effettuato 415 interventi in 17 mesi per la CPC – Rispondendo a un testo di Alessio Allio il Municipio spiega che l’incremento della presenza di stupefacenti crea difficoltà, ma la ristrutturazione in corso porterà benefici
© CdT/Gabriele Putzu
Lidia Travaini
23.02.2026 06:00

Quotidiana, o quasi. Lo è la presenza (forzata) della Polizia Città di Mendrisio nel perimetro della Clinica Psichiatrica Cantonale (CPC) di Mendrisio, o più in generale l’attività della Comunale legata alla presenza della CPCsul territorio del capoluogo.

Lo dimostrano i numeri relativi agli interventi «afferenti alla presenza della CPC» a Mendrisio nel corso dell’ultima parte del 2024 e di tutto il 2025. In totale sono 415, tra il 26 luglio 2024 e il 31 dicembre 2025. Nello specifico – si spiega nella risposta a un’interrogazione del gruppo Lega (primo firmatario Alessio Allio) – nel perimetro di Casvegno sono stati effettuati 340 interventi concernenti 394 pazienti; la differenza è dovuta da più pazienti per lo stesso intervento». Interventi legati alle seguenti casistiche: 194 per richiesta di collaborazione per l’assunzione della terapia farmacologica, 67 per perquisizione personale e della camera alla ricerca di stupefacenti o armi (in 21 casi sono state trovate sostanze), 28 discussioni/vie di fatto, 14 trasferimenti di padiglione, 11 allontanamenti dalla CPC (ex pazienti che non vogliono lasciare la struttura), 26 ricoveri coatti. A cui si aggiungono «75 interventi sul territorio cittadino, ma afferenti alla presenza della CPC, della sola Polizia Città di Mendrisio».

Stupefacenti e zone calde

Per quanto concerne gli interventi nel perimetro della CPC, «sono 76 i casi documentati in cui gli agenti intervenuti hanno dovuto forzatamente ricorrere alla coercizione fisica, giustificata e proporzionata alle circostanze, essendo risultate inopportune o infruttuose altre modalità d’intervento meno invasive (per es. persuasione verbale). In 11 interventi gli agenti sono stati oggetto di aggressioni o tentativi di aggressioni fisiche (cosiddette vie di fatto), senza peraltro riportare conseguenze». Per quanto concerne i motivi alla base di questi comportamenti si segnala: «Molte delle cause degli interventi in oggetto sono da ricondurre a degenti della clinica segnalati come affetti da forte disagio sociale, da dipendenze e poli-tossicomanie. In alcuni altri casi, le cause sono dovute a pazienti affetti da patologie di natura strettamente psichiatrica». Le tossicodipendenze, come vedremo tra poco, sono un tema delicato e «caldo» per la CPC.

Per quanto attiene gli interventi all’esterno della Clinica, sono tutti legati a «pazienti in regime coatto o in regime volontario, allontanatisi dalla struttura che, a sua volta, ha emesso un mandato di ricerca. Il numero di pazienti fuggiti dalla struttura corrisponde ai numeri di interventi effettuati. A volte si è dovuto procedere, nell’arco di un medesimo giorno, più volte al riaccompagnamento del medesimo paziente allontanatosi».

Nel testo, come anticipato, ci si sofferma sul tema delle sostanze stupefacenti e della tossicodipendenza. Lo si fa in relazione al parco di Casvegno. «Negli ultimi anni, le autorità hanno tentato più volte di contrastare i comportamenti a rischio legati alle dipendenze, tra cui l’allontanamento dal perimetro di Casvegno per procurarsi sostanze, il consumo di droghe nei reparti del parco, lo spaccio da parte di terzi o pazienti, e l’induzione al consumo in soggetti vulnerabili, che hanno richiesto frequenti interventi della polizia. La vulnerabilità dei pazienti della CPC purtroppo rischia di essere particolarmente attrattiva per i piccoli spacciatori, che si vuole allontanare ulteriormente con la nuova organizzazione logistica e dei reparti. Tutte le constatazioni effettuate sino ad ora dalla Polizia portano tuttavia a configurare un fenomeno unicamente di micro-spaccio, orientato al consumo personale». E ancora: «La CPC rimane un grosso hotspot che impegna quotidianamente la Polizia Città di Mendrisio a causa dell’incremento del fenomeno (quello degli stupefacenti, ndr). A livello di polizia comunale, il Servizio antidroga (SAD) collabora costantemente con l’antenna SAD cantonale di Chiasso effettuando regolarmente interventi dove si perquisiscono le zone "calde" (camere da letto, luoghi comuni all’interno e all’esterno dei padiglioni, strutture della CPC), anche con l’ausilio delle unità cinofile». Tra tutti i pazienti trattati – si legge altresì nel testo – «quasi la metà presenta una diagnosi principale o secondaria legata all’uso di sostanze psicoattive. Le autorità cantonali stanno dunque ripensando non solo il modello di presa a carico specialistica, ma anche l’organizzazione strutturale necessaria a rispondere in modo adeguato».

Progetti e lavori

Ad emergere dalla risposta è anche, e in modo sensibile, l’impatto che avrà su questi fenomeni, e in generale sulla gestione della CPC, il progetto di riorganizzazioni in corso. Così come altre iniziative attuali volte a ottimizzare alcuni processi. A tale riguardo nel testo si legge: «Il Municipio è al corrente di alcune difficoltà, in particolar modo relative a un incremento del fenomeno relativo alle sostanze stupefacenti e il tema rimane di massima attenzione. Le autorità cantonali stanno affrontando la questione ed infatti nel progetto in fase di realizzazione è stato previsto lo spostamento del centro di competenza per il trattamento delle dipendenze dal padiglione Quadrifoglio al padiglione Edera al primo piano di un reparto protetto. Allo stesso scopo, è pure prevista la posa di un impianto di videosorveglianza nel parco». Il progetto a cui ci si riferisce è quello, da oltre 6 milioni per la riorganizzazione dei reparti. Ma non è l’unico disegno in corso: «Il Dicastero socialità e pari opportunità ha, inoltre, lo scorso ottobre avviato un confronto con diversi attori per concordare delle azioni congiunte per contrastare alcune forme di disagio che si manifestano nel comparto tra il CPC e la SUPSI-DACD».