Posata a Besso la prima pietra della futura «Città della musica»

Emozione. È stata forse questa la parola più usata oggi durante la cerimonia della posa della prima pietra della Città della musica di Besso. Un progetto plurimilionario, per il quale i lavori sono già iniziati e dovrebbero terminare verso fine 2028/inizio 2029. Ma anche un progetto che porterà alla ristrutturazione dell’edificio progettato dagli architetti Alberto Camenzind, Augusto Jäggli e Rino Tami (che ha ospitato gli studi radio della RSI ) e alla creazione di due altri stabili. Quando sarà finita, nella Città della musica si potrà insegnare, studiare, sperimentare, assistere a concerti, andare al ristorante, rilassarsi tra varie aree verdi, ma anche fare ricerca, produrre musica, organizzare workshop e manifestazioni artistiche di vario genere. Tutto questo perché troveranno posto, tra gli altri, il Conservatorio della Svizzera italiana, la Fonoteca nazionale, la RSI, l’Orchestra della Svizzera italiana (OSI), l’associazione Barocchisti e il Coro della RSI.
«Un ecosistema di qualità». Così ha definito oggi il nuovo «tempio della musica» luganese (promosso dalla Fondazione Conservatorio della Svizzera italiana) il sindaco della Città, Michele Foletti. «Oggi diamo valore a una promessa mantenuta: non lasciare un vuoto a Besso», ha continuato Foletti, mettendo l’accento sull’importanza di aver mantenuto la vocazione musicale di Lugano, che dopo il LAC avrà un altro luogo di qualità dedicato alle sette note e non solo. «Lugano vuole rafforzarsi come polo della ricerca e della cultura - ha proseguito il sindaco - investire nella cultura significa investire nel futuro, nei giovani e nell’occupazione». Sulla stessa lunghezza d’onda si è espressa la consigliera di Stato e direttrice del Dipartimento educazione, cultura e sport (DECS), Marina Carobbio Guscetti. «Questo di oggi è un momento emozionante per me, ma anche per tutto il cantone. La cultura crea indotto ed è anche centrale in tutti ambiti della vita e della società - ha detto - ma l’importanza della musica non si misura sull’indotto, perché è un bene pubblico e come tale è capace di creare identità, appartenenza, ma anche unire e avvicinare le persone».
Anche Ina Piattini Pelloni, presidente della Fondazione Conservatorio della Svizzera italiana, non ha nascosto la propria emozione. «La Città della musica è un progetto per la cultura, ma anche per l’intero territorio - ha evidenziato - tra pochi anni, quando sarà realtà, entreremo in una vera e propria nuova dimensione». A farle eco è stato anche il direttore del Conservatorio, Christoph Brenner. «Questo di oggi è un momento emozionante anche per me. Sono stati due i principi che ci hanno guidato: costruire quello che mancava e coinvolgere tutte le eccellenze musicali locali. Oggi parliamo di muri e di spazi. Domani avremo la sfida di dover far vivere questo luogo. L’entusiasmo e il sostegno ci permetteranno di trovare le risorse». Parole accorate sono arrivate anche dal presidente della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI) - scuola a cui il Conservatorio è affiliato - Giovanni Merlini. «Tutto il processo decisionale, compreso quello politico, è stato veloce (il Gran Consiglio ha approvato un contributo massimo di 13,4 milioni di franchie un prestito cantonale di 18,6 milioni di franchi nel marzo 2025, mentre la variante di Piano regolatore necessaria non ha trovato alcuna opposizione, così come la domanda di costruzione, ndr.). Oggi è però presto per festeggiare - ha specificato Merlini - perché stiamo sempre parlando di un’opera dal costo di 80 milioni; tutto andrà dunque tenuto sott’occhio, soprattutto guardando anche a quello che sta succedendo nel mondo».
Quella di oggi, ha aggiunto dal canto suo Carlo Donadini, presidente dell’associazione Amici Conservatorio della Svizzera italiana, «è la prima pietra di un istituto scolastico formativo, ma anche di un vero e proprio centro culturale, nel senso più democratico del termine: è un dono per tutti». Del resto, hanno spiegato gli architetti dello studio che si sta occupando dei lavori, Karolina Slawecka e Pawel Krzeminski, «la musica è di chi suona, ma anche di chi ascolta e anche l’architettura è così. Non stiamo progettando «solo» una Città, ma un organismo che sarà in costante dialogo con la vita culturale e sociale di Lugano e con lo scenario musicale internazionale. Ma sarà pure accessibile e fruibile dall’intera comunità, che potrà vivere questo luogo contribuendo a renderlo dinamico e partecipato».
