Confine

Posteggi al posto della scuola? Ponte Chiasso in rivolta

Altro duro colpo per un quartiere «già sofferente»: la località sta per perdere le proprie scuole con l’idea di lasciare spazio a un parcheggio – La popolazione, esasperata, è scesa in strada: «Ha un ruolo fondamentale in una zona di frontiera»
©CdT/Chiara Zocchetti
Anna Campaniello
Anna Campaniello
27.10.2025 06:00

Si respira un’aria pesante a due passi dal confine. Pesante e tesa, perché chi vive a Ponte Chiasso è talmente preoccupato per il proprio futuro e la propria identità da essere sceso in strada.

Ponte Chiasso è in rivolta contro l’annunciata chiusura della scuola elementare, che il Comune di Como vorrebbe sostituire con un parcheggio. Il quartiere italiano al confine con il Ticino è sceso in strada sabato per protestare. Una manifestazione, organizzata dall’associazione Nova Como, che ha riunito famiglie, insegnanti, esponenti politici e residenti. «Chiudere la scuola significa desertificare il quartiere», è la sintesi di un messaggio rilanciato con striscioni, cori e slogan dalla folla che ha partecipato alla protesta. Bambini e adulti, politici di fazioni opposte, uniti per contestare la decisione, prevista dal piano di riorganizzazione degli istituti scolastici varato dal sindaco Alessandro Rapinese, di chiudere la primaria di Ponte Chiasso, in via Brogeda e trasferire gli alunni a Monte Olimpino. Un intervento che andrebbe a colpire ulteriormente un quartiere già da tempo in attesa di una riqualificazione che possa garantire identità e futuro alla zona di confine.

«La chiusura del plesso comporterebbe la perdita di un presidio educativo e sociale essenziale per l’intero quartiere di Ponte Chiasso, già segnato da carenze di servizi e spazi pubblici – denuncia Nova Como, con i referenti dell’associazione Vincenzo Falanga e Teresa Minniti –. Chiudere la scuola significa indebolire il tessuto sociale, ridurre i servizi per le famiglie, costringere i bambini a lunghi spostamenti, aumentare il traffico e contribuire allo svuotamento progressivo di un quartiere già sofferente».

La protesta contro il piano del Comune vede uniti i diversi partiti d’opposizione. «Ponte Chiasso è un quartiere al quale vanno aggiunti servizi – attaccano per Fratelli d’Italia il presidente provinciale Stefano Molinari e il coordinatore cittadino Alessandro Nardone -. Chiudere la scuola significherebbe condannarlo alla desertificazione. Gli spazi eventualmente inutilizzati dovrebbero essere riempiti, decentralizzando servizi per gli anziani e prevedendo un presidio della polizia locale». Elena Negretti, commissario cittadino della Lega, sottolinea: «Una razionalizzazione può anche essere necessaria, ma la modalità non è accettabile».

Confine e potenzialità

Per il Partito Democratico intervengono Daniele Valsecchi, segretario cittadino, il consigliere comunale Stefano Legnani e il referente scuole Francesco Finizio. «La scuola in questo quartiere ha potenzialità enormi considerando la sua collocazione in una posizione strategica per la Svizzera e per il primo accesso al nord Europa, è essenziale per evitarne lo spopolamento – sottolineano –. Inoltre, grazie all’insegnamento di valori come rispetto, solidarietà e condivisione, ricopre un ruolo fondamentale per l’azzeramento delle diseguaglianze in una zona di confine». «La nostra proposta, che è anche quella del Consiglio d’Istituto, è l’accorpamento della scuola dell’infanzia con la primaria – aggiungono –, che permetterebbe di tenere vivo e attivo il quartiere, evitando l’impoverimento sociale e un aumento ulteriore del traffico. La scuola di via Brogeda è anche un potenziale servizio a favore delle famiglie dei frontalieri e visto che il Comune riceve 8 milioni di euro di ristorni è fondamentale che la tenga aperta, per restituire in servizi parte di quanto ottiene».

Il sindaco di Como Alessandro Rapinese difende il piano di razionalizzazione delle scuole, che prevede la riduzione da otto a quattro degli istituti comprensivi della città con chiusure, spostamenti e accorpamenti. «A Ponte Chiasso personalmente vedo benissimo un autosilo al posto della De Calboli di via Brogeda», ha sottolineato.

Incertezza su incertezza

La chiusura della scuola si aggiunge alla totale incertezza sul progetto di riqualificazione annunciato nel 2022 è ancora fermo. Il rilancio del quartiere di frontiera di Como ruota attorno al progetto presentato da Esselunga per l’area nota come ex Lechler, a poca distanza dalla dogana, in via Bellinzona. Esselunga assicura che il progetto non è stato abbandonato e sarà realizzato, ma sui tempi non c’è alcuna indicazione. «I lavori stanno andando avanti e procedono le interlocuzioni con il Comune – fanno sapere dalla società –. L’opera è complessa e l’iter complicato, ma il progetto va avanti. I rapporti con l’amministrazione comunale sono costanti e la procedura non si è bloccata. L’obiettivo non è cambiato».