Prende i soldi e scappa, acciuffato in Germania

Era ricercato per appropriazione indebita ripetuta e alla fine, dopo 13 anni di «latitanza», un 61. enne cittadino italiano residente in Sicilia, è stato acciuffato il 5 dicembre 2025 in Germania, prima di comparire ieri davanti alla Corte delle assise criminali presieduta dal giudice Paolo Bordoli (a latere, Monica Sartori-Lombardi e Curzio Guscetti) per rispondere del reato per cui era indagato. Reo confesso, l’uomo, che in Germania ha passato 98 giorni in carcere, mentre in Ticino è in prigione dal 13 marzo scorso, è stato condannato dalla Corte a 28 mesi di detenzione, di cui 21 sospesi per un periodo di prova di 2 anni (i mesi effettivi da espiare sono dunque 7).
Un processo, quello di ieri, durato pochissimi minuti, in quanto si è tenuto con la formula del rito abbrevviato, avendo accusa e difesa trovato un accordo di pena. «Accetto la condanna, ho commesso i reati che mi sono stati contestati. Quando uscirò di prigione tornerò in Sicilia, sperando di trovare un lavoro nell’ambito turistico», ha detto dal canto suo il 61.enne, che di professione è cuoco.
Tra riattazioni e confische
Ma invece di cucinare pietanze, tra il febbraio e il dicembre del 2012, l’uomo è stato riconosciuto colpevole di aver apparecchiato in quattro occasioni un’appropriazione indebita ai danni di quattro vittime. Tutte convinte di comprare una proprietà per piani a Monteggio. Quando invece i soldi non sono andati completamente dove avrebbero dovuto: per pagare, ad esempio, i lavori di riattazione delle proprietà agli artigiani. L’importo complessivo sottratto e accertato dall’accusa, rappresentata dalla procuratrice pubblica, Raffaella Rigamonti, è stato di 725 mila franchi. L’uomo, difeso dall’avvocato Marco Masoni, è stato condannato a risarcirle. Anche attraverso la confisca e la messa all’asta di tre proprietà per piani di sua proprietà, sempre a Monteggio.
Lo schema
Lo schema usato dal 61. enne ai danni delle quattro vittime è sempre stato lo stesso ed è stato messo in pratica, come detto poc’anzi, dal febbraio al dicembre 2012. Dopo aver stipulato il contratto di compravendita immobiliare, gli acquirenti versavano degli acconti a un notaio che a sua volta li girava, a volte in contanti, altre sottoforma di bonifici in banche estere (italiane e tunisine), all’imputato. Che li usava soprattutto per scopi personali o per pagare degli scoperti con l’Ufficio di esecuzione del distretto di Lugano. Solo una parte delle somme veniva insomma usata per le prestazioni inerenti i contratti di compravendita. Tutto questo fino a quando l’inganno è stato scoperto e nei suoi confronti è stato scoccato un mandato di arresto internazionale.
