Lugano

Presidio: un po’ di tensione e qualche strascico politico

Circa 300 persone hanno manifestato in piazza Manzoni malgrado il Municipio non avesse rilasciato alcuna autorizzazione – Tra loro anche dei parlamentari la cui presenza ha subito sollevato perplessità e domande
©CdT/Gabriele Putzu
Red. Lugano
22.02.2026 21:30

Se il sabato si manifesta senza autorizzazioni e non si demorde malgrado gli inviti degli agenti di polizia sul posto, nelle ore successive non possono che manifestarsi strascichi politici per l’accaduto, fatti di interrogativi e di perplessità, ma anche di inviti più o meno velati a farsi da parte. A maggior ragione se a scendere in piazza (e inscenare battibecchi con gli agenti) sono stati dei volti noti (leggasi parlamentari) e dopo che l’organizzazione del presidio è stata preceduta da caldi dibattiti, anche all’interno del Municipio stesso. Nel dettaglio a dare vita a un acceso diverbio con gli agenti è stato il deputato MpS Matteo Pronzini, che nel tentativo di ottenere sostegno ha provato anche a chiamare in causa il sindaco Michele Foletti, inutilmente.

Il tema delle manifestazioni si è guadagnato un posto di rilievo nell’agenda politica luganese. E, come scritto, ha fatto discutere e non poco il Municipio. Martedì scorso, l’Esecutivo ha deciso a maggioranza (4 contro 3, favorevoli il sindaco Foletti e i municipali Chiesa, Valenzano Rossi e Quadri) di vietare il presidio antifascista. Questo dopo che la settimana prima (sempre a maggioranza ma con altri «schieramenti») era stato deciso di non autorizzare la «marcia per la remigrazione». Insomma, sul tema il Municipio si è spaccato. Negli scorsi giorni, il municipale socialista Raoul Ghisletta (ai microfoni di TeleTicino) si era schierato a favore del presidio antifascista: «Non si vede la ragione per vietarlo. E non convince nemmeno questa idea della destra di mettere sullo stesso piano chi propaga idee antidemocratiche e chi si indigna per questo fatto». Di tutt’altro avviso il collega democentrista Marco Chiesa: via social, il capodicastero Finanze ha puntato il dito contro chi sabato ha manifestato senza autorizzazione: «C’è chi domanda di poter fare una manifestazione, si presenta in polizia e ci mette la faccia stipulando le necessarie polizze assicurative per eventuali danni. C’è poi chi, invece, non chiede nulla, si fa beffe delle regole, e scende in piazza incappucciato in nome della libertà di espressione. La libertà di espressione è limitata dalla libertà di tutti i cittadini a sentirsi sicuri, degli esercenti di potersi guadagnare la propria vita e degli automobilisti di potersi muovere senza vedersi la strada invasa da manifestanti. Le immagini di oggi (sabato, ndr) del presidio a Lugano mostrano persone che lo Stato di diritto non lo rispettano, lo calpestano», ha scritto. Dal canto suo, il municipale leghista Lorenzo Quadri ha proposto, sempre via social, di inviare la fattura dell’intervento di Polizia all’MpS (oltre a Comunale e Cantonale, erano presenti agenti delle Polizie Romande intervenute in base al Concordato latino). Lo stesso ha fatto il Fronte nazionale elvetico, promotore della prima manifestazione, per cui non è stata rilasciata autorizzazione, in un comunicato stampa diramato oggi.

Ad oggi, va precisato, il Ticino non ha ancora una base legale che permetta di addebitare i costi causati da eventi non autorizzati agli organizzatori. In Gran Consiglio è stata presentata una proposta in tal senso dal fronte borghese.

Cosa è successo sabato

Sabato pomeriggio circa 300 persone hanno sfidato il «no» del Municipio e si sono presentate in piazza Manzoni per dire no al fascismo e in particolare per dimostrare la loro opposizione alla marcia per la remigrazione inizialmente programmata dal Fronte nazionale elvetico, che non avendo ricevuto l’autorizzazione dal Municipio ha poi fatto marcia indietro.

Invece loro, i manifestanti riuniti sotto varie sigle e partiti (SOA Il Molino, Collettivo Scintilla, Extinction Rebellion Ticino, Collettivo R-Esistiamo, MpS e altri gruppi) – presenti in piazza anche alcuni deputati in Gran Consiglio, tra cui Pronzini e Marco Noi dei Verdi, ma si sono visti anche Maurizio Canetta del PS e Pino Sergi dell’MpS – hanno manifestato lo stesso. Anche quando la polizia ha intimato loro di allontanarsi e disperdersi pena l’uso di lacrimogeni e proiettili di gomma. Non sono stati momenti tranquilli quelli, perché nessuno sembrava muoversi dalle proprie posizioni. A conti fatti, l’intimazione della polizia intervenuta a circa metà della manifestazione non è stata eseguita entro dieci minuti come annunciato ma si è preferito attendere, a patto che i manifestanti non si muovessero e si comportassero senza creare disordini. Cosa che è avvenuta fino al rompete le righe.

Le reazioni: «Si dimetta»

A non passare inosservata, è stata per molti la presenza di candidati eletti. Un tema su cui è prontamente tornata un’interpellanza del Gruppo Lega di Lugano. «Grave appare la partecipazione di granconsiglieri e di altri rappresentanti eletti: chi è chiamato a votare le leggi e a pretendere il rispetto delle regole non può legittimare, con la propria presenza, la violazione deliberata delle decisioni dell’autorità», si legge in un testo dove si chiedono lumi sul perché la manifestazione non è stata impedita, pur non essendo autorizzata, ma anche su costi e sulla presenza di esponenti politici. È andato anche oltre il Movimento Giovani Leghisti, in una nota dove chiede a Pronzini di rassegnare le proprie dimissioni: «È inaccettabile che un membro del Gran Consiglio si comporti come un attivista qualunque sul terreno di una piazza, anziché come un legislatore consapevole del proprio ruolo». Il Gruppo UDC di Lugano in un’interrogazione ha infine chiesto lumi, oltre che sui costi, sulla presenza di individui a volto coperto, «in contrasto con la normativa federale sulla dissimulazione del volto».