Presunta truffa in aula dopo tredici anni

Di tempo dai fatti ne è trascorso parecchio. Tanto che lo schema della presunta truffa era attuale in passato, mentre ad oggi è caduto, per così dire, un po’ in disuso. A conti fatti, parliamo di una malversazione di circa 840 mila franchi che sarebbe stata commessa tra il maggio del 2012 e il maggio del 2013. L’inchiesta, inizialmente condotta dalla procuratrice pubblica Francesca Piffaretti-Lanz e successivamente “ereditata” da Daniele Galliano, è stata chiusa il 20 aprile del 2023. In mezzo, le ben note vicissitudini all’interno del Tribunale penale cantonale hanno portato a un ulteriore ritardo. Ma la parola fine non è stata scritta ieri: La Corte delle assise correzionali presieduta da Paolo Bordoli, davanti alla quale è comparso l’imputato, un 68.enne consulente italiano residente Oltreconfine, verrà pronunciata nei prossimi giorni.
«Una coltre di fumo»
La vicenda, come detto, è iniziata tredici anni fa: una AG svizzera intendeva investire in un impianto di gassificazione biomasse in Italia e il suo titolare si era rivolto all’imputato. Ed è qui che le versioni di accusa e difesa contrastano: secondo Galliano, l’imputato avrebbe suggerito all’imprenditore confederato di utilizzare una società svizzera, di proprietà di un fiduciario (ci torneremo), per raccogliere i finanziamenti. A questo punto, l’imputato avrebbe acquistato la suddetta società e, per usare le parole di Galliano, «innalzato una coltre di fumo, millantando complesse operazioni finanziarie», facendo credere di aver accesso a garanzie bancarie che si potevano “affittare” grazie ad un anticipo in denaro. L’imprenditore confederato avrebbe così versato l’ingente somma alla società, con la promessa che quest’ultima avrebbe trovato un finanziamento da 15 milioni. Il denaro sarebbe invece stato utilizzato dall’imputato e dal fiduciario per scopi personali o versato a terzi. L’atto di accusa documenta venti transazioni: si va da prelievi di qualche migliaio fino a uscite di 45 o 60 mila franchi tra fine luglio 2012 a inizio maggio 2013.
Per la difesa, rappresentata dall’avvocata Koko Ramella, il ruolo dell’imputato sarebbe invece stato solo di «consulenza tecnica». «Non sapevo del contratto e dei suoi contenuti», ha argomentato l’uomo durante l’interrogatorio. A orchestrare la truffa sarebbe stato invece il fiduciario citato poc’anzi, il quale è già stato condannato nel 2023 con rito abbreviato a 12 mesi di carcere sospesi. «Ogni decisione porta il nome di quest’uomo», ha detto Ramella, la quale ha contestato sia il capo di imputazione principale ossia truffa («Manca l’inganno astuto»), sia quello subordinato di appropriazione indebita.
Toccherà alla Corte presieduta da Bordoli dipanare la matassa. La sentenza verrà comunicata alle parti per iscritto.
