Lugano

Presunta truffa sugli investimenti, i rinvii a giudizio sono due

Oltre a una 52enne, alla sbarra tra qualche settimana vi sarà anche un uomo sulla sessantina: i due sono sospettati di essersi appropriati di ingenti fondi dei propri clienti - Avrebbero dovuto investirli, ma ciò non sarebbe stato fatto
© CdT / Gabriele Putzu
Federico Storni
11.10.2026 23:30

Sono due le persone rinviate a giudizio per una presunta truffa sugli investimenti legata a una società con sede in Città. Lo si apprende da una recente sentenza incidentale del Tribunale federale, che ha sancito che uno dei due imputati, una donna italiana di 52 anni domiciliata nel Luganese e difesa dall’avvocato EmanueleStauffer, dovrà restare in carcere sino al processo. In aula, quel giorno, ci dovrebbe essere anche il suo coimputato che stando a quanto appreso da questo giornale è un italiano residente in Italia sulla sessantina, indagato a piede libero. Le ipotesi di reato formulate a loro carico sono quelle di appropriazione indebita, diminuzione dell’attivo in danno dei creditori, falsità in documenti, truffa, accettazione abusiva di depositi dal pubblico, riciclaggio di denaro e contravvenzione alla Legge federale sulle fideiussioni solidali Covid-19. Essendo la carcerazione di sicurezza della donna stata prolungata sino a fine ottobre, il dibattimento è imminente.

Procedimento aperto nel 2025

Il procedimento, si è appreso, è stato aperto già nel 2025 a carico di una Sagl ed è poi stato esteso alle due persone rinviate a giudizio, in quanto «ritenute gravemente sospettate di aver ingannato con astuzia diverse persone proponendo loro investimenti nella menzionata società con un elevato tasso d’interesse, pur non avendo sin dall’inizio nessuna volontà di dar seguito ai loro impegni». Il caso era emerso pubblicamente lo scorso febbraio, in seguito a una comunicazione del Ministero pubblico che informava sia sull’arresto della donna «titolare di alcune società con sede nella regione attive nel campo degli investimenti, della consulenza e dell’intermediazione finanziaria», sia sulla possibilità per ulteriori parti lese di farsi avanti. Già allora, i valori patrimoniali ottenuti, prevalentemente da clienti italiani, erano stati descritti come «ingenti». Il quotidiano laRegione, nell’anticipare il rinvio a giudizio della donna lo scorso agosto, li aveva quantificati fra gli otto e i nove milioni di franchi. La novità, appunto, è che i rinvii a giudizio sono in realtà due.

I dubbi sulla cauzione altrui

Quanto alla negata scarcerazione della donna, nella sentenza vi è un dettaglio curioso. L’imputata aveva trovato una persona intenzionata a versare a suo favore 80.000 franchi a mo’ di cauzione, ma le varie istanze di giudizio hanno respinto questa possibilità. Il motivo è che la donna non ha chiarito a sufficienza il suo legame con il garante, un fatto necessario per assicurarsi che non lo danneggi, dandosi alla fuga e causando così facendo la devoluzione della cauzione versata. In questo caso, il pericolo di fuga per le autorità inquirenti è dato.

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