Lavoro

Primo maggio a Lugano: nel mirino della manifestazione l’iniziativa sui 10 milioni

Un migliaio di persone ha sfilato da Campo Marzio fino a piazza Manzoni – Dal palco, attacchi alla destra – Gargantini: «I diritti di tutti sono messi in discussione» – Cappelletti: «I dipendenti pubblici non sono privilegiati» – Daniel: «Incidenti, serve più prevenzione»
© CdT / Gabriele Putzu
Giona Carcano
01.05.2026 22:54

Con lo slogan «né sfruttati né divisi: lavoro e dignità senza confini», le principali sigle sindacali ticinesi si sono riunite sotto la bandiera dell’Unione sindacale svizzera per portare in piazza il grande tema dei diritti dei lavoratori. A Lugano, un migliaio di manifestanti ha sfilato oggi pomeriggio dal padiglione Conza fino a piazza Manzoni, dove si sono tenuti i discorsi ufficiali di rito. Sul palco bandiere, musica e tante parole. Il focus – complice anche la chiusura, pochi giorni fa, del lungo capitolo che ha portato alla firma del nuovo contratto collettivo per l’edilizia ticinese – si è spostato su altre tematiche, non meno sensibili. La sicurezza sul lavoro, ad esempio, ma anche l’iniziativa promossa dall’UDC in votazione il prossimo giugno, e che intende limitare la popolazione residente a 10 milioni. Un’iniziativa definita «xenofoba e razzista» da Giangiorgio Gargantini, segretario cantonale di UNIA. Se accettata, ha attaccato dal palco luganese, porterà a dividere i lavoratori, con tutte le conseguenze del caso. «La destra che costruisce i palazzi dice che c’è troppo cemento. La destra non si interessa del clima, bensì dei soldi. E vuole abbassare i salari e ridurre i diritti», ha tuonato. «Questa misura comporterà un indebolimento del diritto d’asilo, limitazioni al ricongiungimento familiare e conseguenze negative anche per l’economia e il territorio ticinesi».

Gargantini si è poi appellato alla politica cantonale, in particolare ai responsabili del Dipartimento delle istituzioni e del Territorio (Norman Gobbi e Claudio Zali), affinché vengano migliorate le normative che toccano la sicurezza. Il segretario cantonale di UNIA ha quindi ricordato i due morti sul lavoro avvenuti in Ticino nel mese di aprile. «È inaccettabile uscire di casa al mattino senza essere sicuri di farci ritorno la sera», ha rincarato il sindacalista.

Il cavallo di Troia

Sul tema dell’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni!» è intervenuto anche Edoardo Cappelletti, co-segretario cantonale VPOD Ticino. «Gli aumenti degli affitti, il traffico congestionato, la pressione sui servizi sanitari non sono certo causati dagli stranieri», ha sottolineato. «Questi sono problemi che hanno un volto molto chiaro: il volto di chi, come l’UDC, blocca la politica dell’alloggio, come accade a Lugano, oppure di chi taglia sistematicamente sul settore pubblico o sui pazienti. È una vergogna». Cappelletti ha quindi preso le difese dei lavoratori del settore pubblico, «che non sono certo dei privilegiati». Questa, ha detto, «è una narrazione utile solo a chi, su queste basi, cerca anno dopo anno di scaricare i sacrifici su chi garantisce cure, istruzione e sostegno alla popolazione». Poi l’affondo sull’iniziativa «Stop all’aumento dei dipendenti cantonali». «È un attacco frontale alle condizioni di lavoro, ai volumi occupazionali e alla qualità dei servizi. Il cavallo di Troia di una destra liberista che punta a smantellare e a privatizzare lo Stato».

Molestie sessuali e IA

Sul palco di piazza Manzoni sono saliti anche Chiara Landi (presidente Gruppo donne USS) e Rocco Vitale (presidente di comitato dei Verdi). Landi ha centrato il suo discorso sulle molestie sessuali sul posto di lavoro: «Per combattere le molestie sessuali dobbiamo contrastare anche la precarietà e l’instabilità legate al lavoro. Ma dobbiamo anche pretendere un cambiamento a tutti i livelli e in tutti gli ambienti». Vitale ha puntato invece sulle trasformazioni in atto nel mondo del lavoro: di fronte a questa evoluzione, resa pressante anche dall’intelligenza artificiale, «è fondamentale rafforzare l’unità della classe lavoratrice».

L’OCST a Pregassona

In mattinata, invece, l’OCST ha festeggiato il Primo maggio al capannone di Pregassona. Davanti a circa 400 persone, il segretario cantonale Xavier Daniel ha innanzitutto puntato il dito contro il divario salariale in Ticino e il dumping. Un fenomeno, quest’ultimo, che «mette le persone una contro l’altra e svuota di valore il lavoro. A queste condizioni, a perdere non è solo chi lavora, ma la società intera, perché il lavoro cessa di essere uno dei principali pilastri della coesione sociale». Sollevato anche il tema degli incidenti e dei morti sul lavoro. «Ogni volta che succede si parla di fatalità, ma la realtà è che si investe troppo poco nella prevenzione, nella formazione e nei controlli». Anche Daniel, in seguito, non ha mancato di sottolineare «l’irruzione dell’intelligenza artificiale» nel mondo del lavoro. «L’IA può portare efficienza, ma troppo spesso questa efficienza si traduce in tagli, intensificazione del lavoro, controllo, ansia da prestazione. E soprattutto, nessun ritorno reale per chi lavora. Se aumenta la produttività, allora deve aumentare anche la qualità del lavoro e il ritorno per i lavoratori nella retribuzione». Da parte sua, il consigliere nazionale e segretario regionale del Mendrisiotto Giorgio Fonio ha denunciato come «l’iniziativa ‘No a una Svizzera da 10 milioni’, se approvata, metterebbe in pericolo le condizioni di lavoro, i salari e genererebbe instabilità in numerosi settori professionali che hanno carenza di personale, come la ristorazione o il settore infermieristico».