Promesse non mantenute: «Perché ora dovrei crederci?»

«Conosco la sua storia e anche le sue promesse, come quella che sarebbe stata l’ultima volta e che sarebbe cambiato. Quindi, adesso, perché dovrei crederle? Le autorità non possono stare al suo gioco». La ramanzina, il giudice Paolo Bordoli, l’ha fatta – o meglio, rifatta – a un 38.enne cittadino svizzero con una sfilza di condanne a casellario giudiziale (ben 28) e finito dietro le sbarre più volte. Una persona che vive ai margini della società e senza fissa dimora. Non possiede niente, solo i vestiti che indossa. È finito nuovamente a fare i conti con la giustizia, perché dal commettere furtarelli in modo saltuario in varie località del cantone solo per finanziare la sua tossicodipendenza (frequentava il giro del parco Ciani), da agosto 2024 a luglio 2025 il suo agire si era intensificato, anche più volte al giorno. E questa volta «ha superato dei limiti», come rubare all’interno delle abitazioni, nei negozi e nelle macchine, ma anche sottrarre beni altrui di un certo valore. Nell’atto d’accusa firmato dalla procuratrice pubblica Anna Fumagalli – che ha dovuto mettere insieme 40 procedimenti penali diversi a carico dell’imputato – figurano almeno 24 episodi di furti andati a segno sull’arco di un anno (anche commessi in correità con altre persone, ma sempre con una situazione personale identica all’imputato) e 35 accusatori privati.
«Dobbiamo garantire il blocco di questa recidiva sperando che appena viene rilasciato non ci richiami la Polizia», ha detto la pp prima di comunicare alla Corte delle assise correzionali la proposta di pena (10 mesi, che ricalcano sostanzialmente il carcere patito dall’uomo, quindi verrà scarcerato) pattuita con la patrocinatrice dell’imputato, l’avvocata Carolina Lamorgese. Proposta che è stata poi avallata dalla Corte, non senza rincarare la dose della ramanzina. «Il rischio è che andando avanti così, qualcuno le dirà che è incorreggibile e si arriverà al punto di infliggerle pene e misure più pesanti», lo ha ammonito Bordoli. «La ramanzina glie l’ho fatta, ma serve solo se lei ha intenzione di cambiare. Questa, in particolare, è l’ultimissima volta, non ci saranno più occasioni. Sfrutti quelle poche risorse che le sono rimaste per evitare di trovarsi ancora qui e non conti sempre sulla bontà dei procuratori». Una volta fuori dal carcere, il 38.enne avrà a disposizione una rete di sicurezza che lo aiuterà, forse, a ritrovare la strada giusta.
