Prudenza con i «selfie»: la campagna della Polizia

È notizia di pochi mesi fa che sotto pandemia sembra essere aumentato il fenomeno del «revenge porn», soprattutto fra i più giovani. La diffusione e successiva condivisione, cioè di scatti e video intimi di conoscenti a grandi cerchie di persone alla scopo di vendetta, in quella che è fra le più odiose forme di bullismo online. Odiose e pericolose, per i pesanti effetti che tali comportamenti possono avere sulle vittime a livello psicologico. Ed è anche per far fronte a questi fenomeni che ormai da sette anni la Polizia Città di Lugano organizza con gli alunni e le alunne di quinta Elementare la campagna di prevenzione «Sbullo», la cui ultima tornata si è conclusa di recente, coinvolgendo ben 510 bambine e bambini di 28 classi.
Rischi e come evitarli
Data la giovane età dei partecipanti, Il sergente capo Claudio Mastroianni e l'appuntato Patrick Bruehwiler non hanno certo parlato di «revenge porn», bensì hanno cercato di inculcare nei ragazzi sane abitudini riguardo la loro vita online. Sono stati quindi offerti i consigli per affrontare consapevolmente i rischi che si possono incontrare navigando nella rete e utilizzando i social network. «Quali nativi digitali - si legge in una nota - è importante che i ragazzi apprendano quanto prima l'importanza della protezione dei propri dati personali e quali siano i rischi che si corrono quando foto e selfie sono caricati sui social network».
Giovane «vox populi»
Oltre a sensibilizzare (non è mancata una carrellata sui temi «classici» del bullismo, del rispetto, dell’autostima e del riconoscere le emozioni), i due formatori della PolCom ha hanno approfittato per fare un sondaggio informale tra i partecipanti (quindi senza valore scientifico). Sondaggio da cui è emerso che già a quell’età praticamente tutti usano smartphone e tablet, e quasi la metà per più di due ore al giorno. Due bambini su cinque si sono detti nervosi quando vengono interrotti da papà o mamma mentre sono connessi a internet o usano un telefonino, e il 19% ha affermato di aver perso ore di sonno perché connesso online. Il 55% degli allievi afferma invece di avere difficoltà a prendere sonno.
Consigli per genitori
«Sbullo» solitamente si conclude con una serata informativa indirizzata ai genitori, ma a causa della pandemia questa non ha potuto essere organizzata. La PolCom ha però diffuso alcuni consigli per loro, in particolare il non aver timore di parlare con i figli di cyberbullismo e cybermobbing, nonché di stare attenti a cambiamenti d’umore che potrebbero essere causati proprio da questi fenomeni. Nel caso sia così, è importante raccogliere le prove di quanto accaduto e discutere degli attacchi anche con il responsabile di classe o con il servizio scolastico competente. A disposizione dei genitori ci sono diversi pamphlet editi dalla Prevenzione svizzera della criminalità: www.skppsc.ch/it.
