PSE, l’MPS rilancia il no: «Le fasi 2 e 3 vanno fermate»

La richiesta di 1,88 milioni di franchi per nuove opere legate alle fasi 2 e 3 del Polo sportivo e degli eventi (PSE) riapre con forza il dibattito politico a Lugano. Per il Movimento per il socialismo (Mps) non si tratta di un semplice adeguamento finanziario, ma di una scelta che segna «uno spartiacque fondamentale per l’intero progetto» e che rischia di trascinare la città «in una disfatta annunciata». Secondo il movimento, il PSE è ormai giunto al capolinea per quanto riguarda i cosiddetti "contenuti sportivi". «La città dispone di tutte le infrastrutture sportive previste», dalla prossima consegna dell’Arena sportiva all’avanzamento del Palazzetto dello sport, fino al Centro sportivo al Maglio, con «quattro campi da calcio costati uno sproposito (51 milioni di franchi)». Una fase che, denuncia l'Mps nella nota stampa, è stata «strumentalmente utilizzata dai sostenitori del PSE per imporne l’accettazione in sede referendaria», facendo leva sul «ricatto secondo cui un rifiuto avrebbe messo in pericolo il futuro sportivo di Lugano» e sullo slogan «manipolatorio “Sì allo sport”».
Infrastrutture «costate una fortuna»
Infrastrutture che, sempre secondo l’MPS, «sono costate una fortuna» e hanno subìto «numerose modifiche che ne hanno peggiorato la qualità paesaggistica e architettonica». A ciò si aggiungono i «continui dietrofront sul finanziamento» che, a loro avviso, «hanno dimostrato in modo inequivocabile che sarebbe stato possibile – e più conveniente – un investimento immediato e diretto da parte della Città». Al contrario, la spesa sostenuta «rischia di tradursi nella cessione di diversi immobili comunali di grande valore», con il pericolo di «alienazioni inaccettabili» e di tagli già avviati «alla spesa sociale, ai servizi pubblici e ai posti di lavoro».
Fasi 2 e 3
Il vero nodo politico, tuttavia, è rappresentato dalle fasi 2 e 3. Il nuovo credito viene letto come l’avvio della parte più controversa del progetto: «I contenuti immobiliari extra-sportivi, ovvero le due torri e i palazzi abitativi». Si tratterebbe, afferma sempre l’MPS, di «operazioni immobiliari private, finanziate e di proprietà di UBS», «prive di qualsiasi rispondenza a reali bisogni sociali» e concepite «unicamente come strumenti di profitto». Profitti che verrebbero realizzati «almeno in parte, sulle spalle delle cittadine e dei cittadini luganesi», anche attraverso decisioni come il trasferimento dell’amministrazione comunale nella Torre Est, destinato a comportare «un raddoppio dei costi d’affitto». È proprio questa «dimensione speculativa privata» ad aver spinto il movimento a lanciare il referendum. Pur criticando «i costi esorbitanti» e «una localizzazione sbagliata e fuori scala», l’MPS ribadisce: «non ci siamo mai opposti al principio di ristrutturare lo stadio e costruire un palazzetto dello sport». La «opposizione totale» è invece sempre stata rivolta «contro il progetto privato, le cosiddette fasi 2 e 3». Alla luce di «errori finanziari e progettuali» e di «vere e proprie menzogne delle autorità politiche», l’MPS è convinto che oggi «la maggioranza della popolazione luganese non voglia più i contenuti immobiliari privati del PSE». Per questo il credito da 1,88 milioni deve essere respinto: un rifiuto che rappresenterebbe «un chiaro segnale di rottura» con un progetto che «serve unicamente a garantire i profitti di UBS e HRS» e il primo passo verso «una rinuncia definitiva alle fasi 2 e 3 del PSE».
