Malcantone

Puzza di canapa? Una via legale c’è

Claudio Zali risponde ai cittadini di Magliaso preoccupati per una coltivazione:
Coltivazioni poco gradite dai vicini per l’odore. (foto CdT)
Gianni Rei
10.12.2018 06:00

MAGLIASO - Coltivazione di canapa light in pieno campo in prossimità delle abitazioni a Magliaso: i cittadini hanno la facoltà di chiedere al Municipio di determinarsi sul caso concreto con una decisione impugnabile, in secondo luogo se ritengono violate le norme legali in tema di eccesso nell’esercizio del diritto di proprietà possono ricorrere al Tribunale civile. A dirlo, in una lettera di risposta inviata a fine novembre al gruppo Vivi Magliaso, è il direttore del Dipartimento del Territorio (DT) Claudio Zali.

Come noto nel Comune malcantonese da diversi mesi il forte odore prodotto da una coltivazione di canapa ha suscitato parecchi malumori al punto da spingere diversi cittadini a promuovere una raccolta di firme e a scrivere una lettera al Consiglio di Stato. Dal canto suo il Municipio, interpellato a fine ottobre, aveva sottolineato il proprio impegno nel garantire «convivenza sul proprio territorio tra i cittadini e chi intraprende questa attività di carattere agricolo e perfettamente legale». Nel contempo l’Esecutivo aveva reso noto che erano in corso verifiche, anche con i diretti interessati, per trovare soluzioni tecniche che possono portare ad un’importante riduzione delle emissioni delle piante in fiore (migliore sigillatura delle serre, introduzione di impianti di aereazione con filtri a carbone attivo, coltivazione e raccolta dilazionata su un periodo di tempo maggiore e quindi minore quantità di piante in fioritura, ecc.).

Alla lettera inviata lo scorso 22 ottobre dal gruppo «Vivi Magliaso», che chiedeva all’autorità cantonale un intervento concreto nella questione, è ora finalmente giunta una risposta che non rivoluzione il problema ma in un certo senso ributta la palla nel campo del Municipio.

Premesso che l’applicazione della specifica legge (Lean) non è di competenze del DT bensì del Dipartimento delle istituzioni, il consigliere di Stato conferma che la canapa «rientra tra le piante oleaginose e da fibra previste dall’Ordinanza del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DFER) concernente le sementi e i tuberi-seme delle specie campicole, delle piante foraggere e degli ortaggi». «Ne consegue – spiega Claudio Zali – che la sua coltivazione rientra, almeno dal profilo formale, nel novero delle attività agricole».

Detto questo il direttore del Territorio rende noto che, in un’ottica di gestione territoriale, in assenza di particolari interventi costruttivi quali ad esempio la realizzazione di serre o recinzioni, «la sola coltivazione di questa pianta effettuata in zona agricola è di principio conforme al diritto pianificatorio, il che in linea teorica implica che tale attività non può essere assoggettata all’obbligo di ottenere una preventiva autorizzazione edilizia, in assenza di un’apposita base legale o di un’indicazione giurisprudenziale in tal senso».

«Rimane beninteso impregiudicata – conclude come accennato all’inizio il consigliere di Stato – la vostra facoltà di chiedere al Municipio di determinarsi sul caso concreto con una decisione impugnabile. Inoltre, laddove riteniate violate le norme legali in tema di eccesso nell’esercizio del diritto di proprietà, è evidentemente data la possibilità di adire la competente sede civile».

Ovviamente la questione non può dirsi chiusa così anche perché, oltre Magliaso, ha investito altri centri abitati – come il quartiere luganese di Davesco-Soragno – per i medesimi problemi: gli odori troppo forti causa tra l’altro anche di malori, e l’eccessiva vicinanza di tali coltivazioni alle abitazioni primarie. Due inconvenienti che, per chi si oppone, potrebbero essere più che sufficienti per obbligare i responsabili della coltivazione a spostarsi altrove.