Quando i politici tornano a casa

Lasciare Berna per tornare a casa. Sembra che da Palazzo federale sia in atto un «fuggi fuggi» di parlamentari che puntano agli Esecutivi cantonali. A mettere il fenomeno sotto la lente è stata ieri la NZZ, che in un articolo ha citato diversi casi riguardanti la Romandia e la Svizzera tedesca. Ma anche in Ticino gli esempi non mancano. Il più recente è quello del democentrista Piero Marchesi, il quale è stato deputato a Berna dal 2019 fino a settembre 2026, per subentrare poi a Claudio Zali in Consiglio di Stato. Dal 7 ottobre è a capo del Dipartimento del Territorio (DT). Marina Carobbio Guscetti (PS), prima donna ticinese ed esponente del Partito socialista a ottenere un seggio agli Stati nel 2019 – e dopo aver «militato» nella Camera bassa per molti anni –, ha scelto quattro anni dopo di tornare in Ticino. Dal 2023 è direttrice del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS).
E adesso? Con le elezioni cantonali in programma ad aprile 2027, vi sono altri politici che potrebbero lasciare il proprio ruolo di parlamentare a Palazzo federale per un seggio nel Governo del proprio cantone. A livello di consiglieri nazionali ticinesi, Simone Gianini (PLR) ha detto «no, grazie», ma sia Alex Farinelli (PLR) sia Greta Gysin (Verdi), hanno deciso di scendere in campo. Un fenomeno, il passaggio dalla politica federale a quella cantonale, che non sembra affatto un’eccezione. «Il fenomeno non stupisce – commenta il politologo Oscar Mazzoleni, professore all’Università di Losanna, interpellato dal Corriere del Ticino –. La carica di consigliere di Stato è sempre la più ambita: per prestigio e riconoscimento. Chiaramente, dopo il consigliere federale». Inoltre «il parlamentare si coordina con il proprio gruppo e le decisioni del singolo non hanno gli stessi margini di manovra e l’influenza del membro di un esecutivo». Quest’ultimo, infatti, «non è un politico che legifera, bensì uno che decide e lo fa in un piccolo consesso. La funzione nel governo ha un altro peso e come tale rappresenta spesso il coronamento di una carriera politica».
Da una carica all’altra
Parlando del cambiamento di ruolo, l’esperienza nel legislativo federale consente a chi vuole sedere nel governo cantonale di portare in dote una serie di conoscenze apprese nella capitale. «Non bisogna dimenticare che l’azione del consigliere di Stato ha a che fare con vari livelli; non si agisce solo nel proprio cantone, bensì all’interno di un sistema di processi e leggi, anche federali, che occorre padroneggiare. L’importante know how acquisito a Berna diventa un atout a Bellinzona». Anche i legami stretti sotto la cupola di Palazzo federale non sono da sottovalutare. «Avere un “ministro” con un’esperienza pregressa a Berna può favorire il mantenimento e lo sviluppo di contatti utili per portare avanti temi dell’agenda cantonale».
Strategie di partito
La decisione della singola persona non è scevra da interessi di partito. «Ogni situazione è diversa ma, tornando al caso di Carobbio Guscetti, in quell’occasione l’esigenza di mantenere il seggio nell’esecutivo cantonale è stata ritenuta prioritaria dal PS», prosegue Mazzoleni. «Di fronte al pericolo di perdere un seggio governativo, soprattutto se il solo a disposizione, il partito punta su chi lo può garantire». In quella circostanza «si è ritenuto che Carobbio Guscetti fosse la candidata più titolata per mantenere uno scranno che il PS detiene dal 1922».
Differenze di ruolo
La scelta della carica, in definitiva, si lega a svariati fattori. Non da ultimo, la mole di lavoro attesa. «Quello di membro del governo è un ruolo totalizzante, che riduce lo spazio per la vita professionale e privata, certamente più di quello di parlamentare federale. Si tende spesso a dimenticare un aspetto cruciale: la funzione di consigliere di Stato e quella di direttore di Dipartimento sono congiunte ma diverse. Mi spiego: il primo è un rappresentante, partecipa alle riunioni del consesso e prende decisioni assieme ai colleghi». Il direttore di Dipartimento «è il vero mestiere, che si somma alla carica politica. È un impiego di tipo manageriale e comporta compiti complessi, i quali includono la gestione di decine e persino centinaia di dipendenti». Si tratta quindi di un ruolo ambito, «ma non da tutti e che è molto diverso dall’attività del deputato». Per far comprendere meglio questo concetto, Mazzoleni ricorda una discussione avuta con un ex consigliere di Stato ticinese: «Mi rivelò che un terzo del suo tempo era dedicato alla selezione del personale da impiegare nel proprio Dipartimento. Penso non serva aggiungere altro», conclude il politologo.

