La ricorrenza

Quando il Gran Consiglio si insediò in Convento

Esattamente 220 anni fa il Parlamento tenne la seduta costitutiva nell'odierna Galleria Benedettini a Bellinzona - Una targa ricorda un evento che ha segnato la storia del Ticino appena nato
© CdT/Chiara Zocchetti
Alan Del Don
02.05.2023 14:05

«Agli albori del secolo XIX il Ticino sorto a dignità di Stato autonomo entrava nella Lega dei cantoni confederati. Il Gran Consiglio eletto in liberi popolari comizi tenne in questa vetusta sede la sua prima seduta inaugurale». Era il 20 maggio 1803. Il nostro Cantone aveva visto la luce da appena tre mesi, quando nel Convento dei Benedettini a Bellinzona i deputati pronunciarono la dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi. Ben 220 anni fa come oggi, con la seduta costitutiva del Parlamento uscito dalle urne lo scorso 2 aprile. Pochi lo sanno che fu la Turrita (che l’Atto di mediazione napoleonico aveva stabilito essere la capitale) a tenere a battesimo il primo Gran Consiglio nella storia del Ticino, come ricorda la targa posata un secolo dopo per sottolineare «il fausto evento» e ancora ben visibile.

La chiesa e i cambiamenti

Benedettini, ebbene sì. Fino al 1896 lì c’era una chiesa barocca. Nel 1521, scrive Simona Martinoli in un articolo apparso nel 2016 sulla rivista «Arte e architettura in Svizzera», Margherita Ferrari fondò un oratorio privato a fianco della sua abitazione in via Codeborgo. Intitolato alla Madonna Annunciata, nel 1534 passò in eredità alla famiglia Pusterla. Le case Pusterla e Cislago, che sorgevano accanto all’edificio ecclesiastico, furono adibite a residenza e collegio dei gesuiti. Nel 1647 la chiesetta fu affidata a questi ultimi, i quali un anno prima erano stati chiamati a Bellinzona dai cantoni sovrani per affidar loro l’insegnamento superiore.

Nel 1675 ai gesuiti subentrarono i benedettini. Ecco scoperto perché ancora oggi quel passaggio pedonale coperto si chiama Galleria Benedettini. In seguito, tra il 1798 ed il 1803, durante la Rivoluzione elvetica, la chiesa venne posta sotto sequestro. Successivamente i locali vennero in parte restituiti ai padri benedettini ed utilizzati parzialmente come residenza governativa. Tanto che come detto il 20 maggio 1803 si tenne la seduta costitutiva del Gran Consiglio. La residenza venne definitivamente requisita dallo Stato nel 1852. La chiesa venne sgomberata nel 1874 e trasformata in arsenale d’artiglieria.

Un’altra Turrita

I cambiamenti successivi sono opera dell’imprenditore e politico Fulgenzio Bonzanigo, il quale creò la Galleria unendo viale Stazione e via Codeborgo. Per la Turrita quelli di fine Ottocento erano anni di profondo cambiamento a livello urbanistico, sociale e demografico. Basti pensare all’apertura delle Officine FFS, ad esempio, e alla relativa nascita del quartiere San Giovanni. La ferrovia stava acquisendo viepiù importanza, anche e non solo nello sviluppo socioeconomico della Bellinzona di allora.