Lugano

Quando il lago ruba vite: il difficile lavoro dei volontari

È stata un’estate tutt’altro che semplice per la Società Svizzera Salvataggio Lugano con tre persone che ad agosto hanno perso la vita nelle acque del Ceresio – Si parla troppo poco delle implicazioni emotive di un intervento – «Facciamo sempre capo a un supporto psicologico»
© Società Svizzera Salvataggio Lugano
Valentina Coda
25.09.2026 06:00

È stata un’estate tutt’altro che semplice per la Società Svizzera Salvataggio Lugano. Ad agosto, sull’arco di sole tre settimane l’attualità ci ha purtroppo restituito tre persone che hanno perso la vita nelle acque del Ceresio. Esiste un aspetto, però, che viene spesso tralasciato tra le aride righe dei comunicati stampa emanati delle autorità che informano dell’avvenuto recupero di un corpo. Ed è il carico – ma anche lo strascico – emotivo che questo comporta. Un aspetto che nella Società Salvataggio assume una doppia valenza visto che opera nel contesto del volontariato. Cittadini comuni, quindi, che affiancati da professionisti e dopo aver svolto una formazione specifica si mettono a disposizione. Ma cittadini comuni rimangono (anche se formati), e davanti a certi avvenimenti probabilmente nessuno è mai pronto del tutto. Ne parliamo con il vicepresidente della Società Svizzera di Salvataggio di Lugano, Lorenzo Gentile, che ci spiega anche le modalità di intervento, il coordinamento con la Polizia lacuale e come si svolge il loro lavoro.

Ci si può tirare indietro

Prima di tutto, oltre a pattugliare le rive del lago, un ampio lavoro viene fatto sul territorio a livello di prevenzione e informazione. E le varie campagne di sensibilizzazione, come quelle alla foce del Cassarate, lo testimoniano. Al netto di questo, ci sono due aspetti che, quando accostati, sembrano generare un cortocircuito. Sono cioè in antitesi, ed è quando la Salvataggio interviene per recuperare un corpo senza vita. «Interveniamo prima a monte del salvataggio, quindi facendo prevenzione per informare i cittadini ed evitare determinate situazioni. Nell’operatività, invece, parliamo del pattugliamento e del coordinamento con gli enti di primo intervento. Facciamo comunque sempre capo a un supporto psicologico quando si verificano degli annegamenti e nessuno è obbligato ad effettuare un’operazione di recupero di un corpo oppure a procedere con un massaggio cardiaco se non se la sente (senza che si tramuti in omissione di soccorso, ndr). Lo shock emotivo sarebbe importante e potrebbe venirsi a creare un secondo "problema" da gestire», ci spiega Gentile osservando che anni fa è stato richiesto l’intervento del care team per un membro della Salvataggio. Il care team, lo ricordiamo, interviene quando la dinamica dell’accaduto coinvolge emotivamente più persone. E un episodio di questo tipo è successo, ad esempio, nel 2021 quando un uomo di origini eritree annegò alla foce del Cassarate gettandosi in acqua per soccorrere il figlio in difficoltà. Un fatto ancora ben impresso nella mente del vicepresidente della Salvataggio in quanto «ho partecipato in modo attivo al recupero del corpo, al coordinamento di tutti gli enti di primo intervento e alla gestione delle famiglie che hanno assistito alla scena. Abbiamo dovuto far fronte a tutta una serie di dinamiche per nulla evidenti, da quella emotiva dell’annegamento a quella dell’aspetto religioso della famiglia coinvolta in prima persona, che va rispettato».

Una mano dal robot subacqueo

Ma come scatta l’intervento quando alla Centrale comune d’allarme arriva una chiamata per un possibile annegamento? La Salvataggio si coordina subito con la Polizia lacuale e svolge una prima sommaria ricerca. Se quest’ultima non dovesse avere alcun esito, viene messa in atto una ricerca più mirata, una sorta di piano B, con la possibilità di utilizzare un robot subacqueo dotato di un braccio meccanico. La sezione di Lugano, infatti, è «l’unica ad avere questo strumento che può immergersi fino a 200 metri». Robot che è stato utilizzato, ad esempio, per le ricerche della cittadina svizzera scomparsa nelle acque del Ceresio alla fine dello scorso agosto. Il corpo senza vita è stato individuato e recuperato da questo robot subacqueo, telecomandato e dotato anche di una telecamera, giorni dopo a 72 metri di profondità.

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