Oltre la ricerca

Quando il Web non esisteva ancora: un viaggio alle origini della Rete

Un progetto di USI e SUPSI ha ricostruito i primi anni del World Wide Web attraverso gli archivi del CERN – Ora quella storia viene raccontata al pubblico con podcast, video, escape room e persino con un viaggio a Ginevra
Federica Serrao
29.08.2026 21:00

Lo usiamo ogni giorno, spesso senza pensarci. In modo quasi automatico. Apriamo una pagina, clicchiamo su un link, cerchiamo un'informazione. Parliamo del Web. Una tecnologia che ormai fa parte della nostra quotidianità. Ma quanti lo conoscono davvero? E quanti saprebbero dire, con certezza, per quale motivo il Web si chiama così? O come è nato? E, soprattutto, chi saprebbe dire se era davvero inevitabile che assumesse la forma che conosciamo oggi? 

A queste domande può rispondere Once Upon a Time in the Web. Un progetto Agora promosso dall'Istituto di Media e Giornalismo (IMeG) dell'Università della Svizzera italiana (USI) e dall'Istituto design (Ide) della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI) e finanziato dal Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica. Il suo obiettivo è quello di portare fuori dalle mura universitarie i risultati di una ricerca che, tra il 2020 e il 2024, ha ricostruito i primi anni del World Wide Web. «Abbiamo dovuto pensare a come trasformare gli articoli scientifici che abbiamo scritto in linguaggio semplice e accessibile. Abbiamo quindi costruito diverse porte d’ingresso di accesso alla storia del Web. Alcune persone possono incontrarla attraverso un’audiofiction. Altre attraverso video educativi. Altre ancora entrando fisicamente in un archivio fittizio del CERN e cercando di salvare la memoria del Web», ci spiega Deborah Barcella, ricercatrice post-doc e docente alla facoltà di Comunicazione, cultura e società dell’USI, e parte del team del progetto. 

In linea con la missione del programma Agora, che sostiene progetti capaci di promuovere lo scambio tra scienza e società, comunicare i risultati della ricerca e creare occasioni di dialogo con il pubblico, Once Upon a Time in the Web nasce quindi con l’obiettivo di trasformare questi risultati scientifici in esperienze accessibili, coinvolgenti e partecipative. 

Una storia non scontata

Dietro alle diverse iniziative, infatti, c'è un unico obiettivo: mostrare che quella che oggi appare come una tecnologia quasi naturale è in realtà il risultato di scelte, discussioni e possibilità alternative. All’inizio degli anni 90, il Web era ancora un piccolo progetto sviluppato al CERN di Ginevra, nato per rispondere a un problema molto concreto: permettere a una comunità scientifica internazionale di condividere informazioni nonostante la presenza di persone, documenti, computer e sistemi differenti.

Quello che oggi sembra ovvio – una pagina, un link, un sito accessibile da un browser – all'epoca non lo era affatto. Once Upon a Time in the Web prova quindi a riportare quella storia nel presente, utilizzando linguaggi molto diversi tra loro. Non soltanto per raccontare come è nato il Web, ma anche per far riflettere su quanto la tecnologia che utilizziamo ogni giorno sia il risultato di decisioni umane e di percorsi che, un tempo, avrebbero potuto prendere direzioni completamente diverse.  

Dalla ricerca all'audiofiction

Come detto, le modalità scelte dal team di ricerca per far conoscere la storia del web sono state diverse. Tra queste, c'è un'audiofiction di sette episodi, realizzata con RSI, che ha permesso di trasformare la ricerca in scene, dialoghi, rumori, ambienti e situazioni. I corridoi del CERN diventano lo scenario della narrazione e questioni apparentemente tecniche – dalla scelta del nome di una nuova tecnologia alla differenza tra Internet e Web – vengono raccontate attraverso le vicende quotidiane delle persone che stavano lavorando a quella tecnologia. La serie è scritta e diretta da Sara Flaadt, con la supervisione scientifica di Deborah Barcella, sound design e tecnica del suono di Thomas Chiesa e produzione di Francesca Giorzi.

Alla narrazione audio si affiancano tre contenuti realizzati per RSI Edu, dedicati ad altrettanti interrogativi: Internet e Web sono la stessa cosa? Il Web è davvero nato a Ginevra? E come sarebbe il mondo se il Web non fosse mai esistito?

Anche un'escape room

La storia, però, non si limita all'ascolto. Per un periodo, con Web Genesis, il progetto ha trasformato gli archivi del CERN in un'escape room. «La storia immaginata è quella di un archivio protetto nel quale un'intelligenza artificiale ha preso il controllo del Web e sta progressivamente riscrivendone la storia, cancellandone le origini. I partecipanti avevano trenta minuti per impedirlo, seguendo indizi, interpretando documenti, utilizzando tecnologie degli anni Novanta e risolvendo enigmi legati alla nascita del World Wide Web», spiega il team del progetto. La scelta dell'archivio non è casuale. È proprio dagli archivi del CERN, inatti, che è partita la ricerca. Inoltre, paradossalmente, la memoria di una tecnologia digitale è fatta anche di materiali estremamente concreti: lettere, fotografie, brochure, fogli e appunti manoscritti.

Dopo essere stata proposta a Lugano nell'ambito del LongLake Festival, dal 9 al 26 luglio, Web Genesis è arrivata anche a Locarno durante il Locarno Film Festival, dal 5 al 15 agosto. In questo modo la ricerca è uscita fisicamente dagli spazi universitari per incontrare un pubblico che difficilmente avrebbe avuto occasione di confrontarsi con la storia dei media in un contesto accademico.

Al CERN con il CdT

Il prossimo appuntamento sarà invece un ritorno al luogo da cui tutto è partito. Il 31 agosto e il 1° settembre, nell'ambito dei Viaggi della conoscenza del Corriere del Ticino, è in programma «Alla scoperta dei segreti dell'universo»: un viaggio che porterà i partecipanti dal Ticino al CERN di Ginevra. A guidare il gruppo sarà Deborah Barcella, che accompagnerà i partecipanti alla scoperta della storia del Web e del contesto scientifico nel quale venne concepito e sviluppato.

Sarà, insomma, un'altra modalità per raccontare la stessa storia: dopo averla ascoltata attraverso l'audiofiction, approfondita con i video e vissuta attraverso l'escape room, sarà possibile entrare fisicamente nei luoghi in cui il Web ha mosso i suoi primi passi.

Dietro le quinte del progetto

Once Upon a Time in the Web nasce dalla collaborazione tra un team interdisciplinare di USI e SUPSI, che riunisce competenze diverse: dalla storia dei media e del Web alla comunicazione scientifica, dal design visivo alla progettazione di esperienze interattive e immersive. Questa interdisciplinarità è centrale per il progetto, perché ha permesso di trasformare i risultati della ricerca storica in forme di comunicazione capaci di raggiungere pubblici diversi.

I responsabili del progetto sono Gabriele Balbi, professore ordinario di Media Studies all’USI e storico dei media, e Giulio Zaccarelli, direttore dell’Istituto design della SUPSI, attivo nella ricerca e nell’innovazione nel campo del design e della comunicazione scientifica.

Il team comprende Deborah Barcella, ricercatrice post-doc e docente presso l’Istituto di Media e Giornalismo dell’USI, che ha dedicato il proprio dottorato alla storia dei primi anni del Web; Luca Morici, docente ricercatore senior dell’Istituto design della SUPSI e responsabile del settore Design per la scienza; Max da Rocha Fonseca, collaboratore scientifico SUPSI impegnato nello sviluppo di soluzioni interattive e partecipative per la comunicazione della conoscenza; Alessandro Plantera, coinvolto in particolare nello sviluppo delle esperienze educative e immersive del progetto; e Vanessa Mazzei, che lavora alla traduzione dei contenuti scientifici in soluzioni visive e contenuti per i diversi dispositivi di comunicazione.

A queste competenze si aggiungono quelle di Andrea Ravetti, studente del Bachelor in Comunicazione visiva SUPSI che ha sviluppato contenuti visivi per i canali social, e delle studentesse USI Arianna Casano e Caterina Cappelletti, coinvolte nelle attività di comunicazione sui social media del progetto.

Il progetto si sviluppa inoltre attraverso una rete di partner che ha permesso alla ricerca di uscire dall’università e incontrare pubblici e contesti differenti. Tra i partner figurano RSI Radiotelevisione svizzera, il CERN, Locarno Film Festival, Lugano Living Lab, Fonoteca nazionale svizzera e La Filanda.