Quando tutta la Val Colla guardò un aeroplano precipitare

«L’è passà fòrse un trè o quatre vòlta sóra l paés, sóra quí ala cá quí, fórse cinch métri sóra ai camín: pròpi bass bass bass bass l’eva. l’a girá girágirá, pö l’ültima vòlta l’è nai gió». Ricorda così, Alfredo Moresi, la tragedia aeronautica che si consumò nei cieli della Val Colla il 9 maggio 1936, esattamente novant’anni fa (la testimonianza è raccolta nel quinto volume della serie «Documenti orali della Svizzera italiana», dedicato a Capriasca, Val Colla e sponda sinistra del Cassarate). Quel giorno, a metà mattina, un aereo civile con a bordo tre persone (un Comte AC-12 Moskito di fabbricazione elvetica, partito alle 8.30 da Dübendorf) si schiantò nei boschi tra la cantonale e gli abitati di Certara e Bogno, a causa di un’avaria al motore.
Nell’incidente perirono il pilota (Hans Streuli di 27 anni di Zurigo) e i due passeggeri (Heinrich Brüniger di 34 anni, anch’egli di Zurigo, e Max Cavelti di 26 anni, di Olten). Erano amici, diretti probabilmente in Costa Azzurra per una vacanza. Ancora oggi si intravede, nella scarpata a sinistra della strada salendo da Maglio di Colla, una lapide con una croce che segna il luogo della caduta.
Campane per un quarto d’ora
La tragedia aerea fu uno dei fatti più eclatanti accaduti in Val Colla nel ventesimo secolo, banalmente perché fu un evento pubblico. Il pilota tentò fino all’ultimo di atterrare e dunque circolò più volte sui tetti delle case, in un luogo e in un tempo in cui gli aerei erano rari: «Sévom lí in scöra e l sentivom andà, ma l vedévom mía. Alóra sém mai lá ara finèstra», ricorda Elio Risi. In altre parole: tutti ebbero il tempo di uscire a vedere cosa stava succedendo. La scena presentatasi ai soccorritori fu definita raccapricciante dai giornali dell’epoca, e ai funerali parteciparono interi villaggi. Già il trasporto delle salme alla piccola chiesa di Bogno avvenne - traiamo da Gazzetta Ticinese- «fra il più grande raccoglimento della popolazione schierata ad ala, il capo chino, sul ciglio della strada». A esequie terminate, poi, il tragitto delle salme dalla caserma delle Guardie di confine a Maglio di Colla alla «Malpensata» (dove le attendeva il carro funebre per portarle a Zurigo), fu seguito da un «imponente corteo», con persone affollate ai bordi della strada sino a Tesserete: «Tutte le campane della valle suonarono per un quarto d’ora in segno di mestizia».
