Assise criminali

Quei «pensieri aggressivi» che lo costringevano a rubare

Alla sbarra un uomo con problemi psichiatrici che per saldare i debiti sottraeva carte di credito, prelevava contanti e acquistava merce in modo compulsivo – Sussistono rischi di recidiva sia per reati patrimoniali sia contro la persona
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Valentina Coda
10.11.2025 18:59

Per rendere l’idea di quanto l’agire dell’imputato, al fine di saldare la mole di debiti che aveva contratto nel corso degli anni, fosse sistematico e compulsivo bastava leggere le prime due pagine dell’atto d’accusa. Trentacinque tra prelevamenti e pagamenti, anche a distanza di pochi minuti l’uno dall’altro, sull’arco di tre giorni per un totale di 14.000 franchi. Stesso modus operandi per un altro caso, ma la somma è ben diversa: 50.000. Il problema è che le carte di credito non erano sue, così come altre che aveva sottratto dalla bucalettere dei reali proprietari insieme a della corrispondenza privata, e che in seguito utilizzava anche per acquisti di ogni genere. Alcuni poco comprensibili, come i 6.000 franchi in un supermercato a basso costo oppure i 2.000 franchi spesi in un distributore di benzina. Il maltolto? Quasi 77.000 franchi (una parte è stata restituita) in un solo anno.

Quei «pensieri aggressivi»

È una storia di debiti, problemi psichiatrici, «brutti pensieri» e pericoli di recidiva quella approdata davanti alla Corte delle assise criminali, presieduta dal giudice Curzio Guscetti, e che vede alla sbarra da questa mattina un 55.enne cittadino kosovaro – arrivato in Svizzera nel 1993 come rifugiato politico – accusato tra le varie cose di abuso di un impianto per l’elaborazione dei dati aggravato, furto aggravato, truffa aggravata e minaccia. E sono proprio quei «brutti pensieri», ovvero delle voci nella mente dell’uomo, ad averlo costretto sia a rubare e rivendere merce per saldare i debiti sia ad avere «pensieri aggressivi» nei confronti della moglie e della figlia, come da lui stesso dichiarato in aula. Ad oggi, nessun specialista è riuscito a chiarire le motivazioni che scatenano questi comportamenti, motivo per cui una perizia ha riscontrato un pericolo di recidiva medio per i reati che riguardano il patrimonio e un pericolo di recidiva alto per i reati contro la persona (in un episodio ha urlato ti ammazzo alla moglie e si è munito di un coltello dopo che la donna si è rifugiata in bagno). Dalla metà del 2020 e fino al suo arresto, «ha commesso decine e decine di reati patrimoniali per un danno complessivo di 120 mila franchi», ha ricostruito in aula il procuratore pubblico Claudio Luraschi. Con numerosi precedenti penali alle spalle, l’imputato «ha agito in modo sistemato, rubando e visionando la corrispondenza dei danneggiati per sottrarre loro più soldi possibili. E tutto questo nonostante abbia ricevuto, negli anni, ampio sostegno da parte dello Stato (l’imputato non lavora dal 2010, ndr)». Tenendo conto della scemata imputabilità di grado lieve che «si innesta sul suo disturbo di personalità mista», l’accusa ha chiesto 21 mesi di detenzione, l’obbligo di seguire un trattamento terapeutico in una struttura chiusa, l’espulsione dalla Svizzera per 6 anni e l’iscrizione al registro Schengen. Di contro, per il patrocinatore dell’uomo, l’avvocato Loris Giudici, «non ci troviamo di fronte a un mago del crimine, ma ad una persona altamente fragile, come dimostrano i numerosi ricoveri nel corso degli anni. Non ha agito con l’intento di vivere al di sopra delle proprie capacità: ha solo cercato di rimborsare i propri creditori, persone poco raccomandabili e che gli avevano prestato denaro in passato». Per il suo assistito, Giudici ha chiesto una pena non superiore ai 12 mesi sospesi a favore di una misura terapeutica in una struttura aperta. La sentenza verrà pronunciata domani pomeriggio.

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