Ceresio

Quel siluro a Melano che preoccupa i pescatori

Esemplari della temuta specie alloctona, avvistati 5 anni fa tra Figino e Agno, sono quasi arrivati nel Mendrisiotto - Difficili da contenere una volta insediatisi - Il tema siluro verrà presto trattato dalla Commissione consultiva sulla pesca
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Stefano Lippmann
03.09.2021 06:00

Nel Verbano la sua presenza è ormai assodata. Nel Ceresio, invece, la prima traccia – un video effettuato da un fotografo subacqueo – risale a cinque anni fa. Era infatti l’ottobre del 2016 quando agli onori della cronaca balzò il ritrovamento di un pesce siluro a Figino. Un esemplare di notevoli dimensioni a tal punto che si era stimato potesse pesare alcune decine di chili.

Da allora non sono mancate, nel Ceresio, le catture di questa specie. Avvistamenti che, però, si sono sempre limitati alla zona tra Figino e Agno, andando verso Ponte Tresa. Mercoledì mattina, invece, il siluro ha «sconfinato». Ad accorgersene è stato il pescatore semiprofessionista Ezio Merlo che, lunedì notte, ha posato le reti in territorio di Melano. «Ho messo delle reti abbastanza grosse – ci spiega – per pescare qualche lucioperca e qualche tinca». Martedì mattina, una volta ritirate le reti, ecco la sorpresa: «Ho trovato nelle maglie un siluro di circa un chilo e mezzo». Così a sud del lago questo tipo di pesce non si era mai spinto. E la cosa, tra gli addetti ai lavori, preoccupa. Tra questi, evidentemente, i pescatori.

«Cerchiamo una strategia»

«L’argomento ‘siluro’ è all’ordine del giorno della prossima seduta della Commissione consultiva della pesca, prevista martedì prossimo» ci confida il presidente della FTAP, la Federazione ticinese per l’acquicoltura e la pesca, Urs Lüchinger. Dunque, la prossima settimana, i rappresentanti della FTAP, dell’Assoreti e del Dipartimento del territorio tratteranno la questione. Anche perché, spiega il presidente, «il siluro preoccupa eccome. Nel Verbano è già un problema – ravvisa – che si prova a risolvere mediante l’abbattimento di questi pesci». Insomma: «Gli danno la caccia». Come? «Con catture mirate al fine di contenere questa specie invasiva, pericolosa per l’ittiofauna in generale». Sebbene nel Ceresio la sua presenza sia ancora tutto sommato discreta, il fatto di avere pescato un siluro a Melano dimostra come «ormai si stia espandendo». Ed è soprattutto per questo motivo che, durante la riunione della prossima settimana, «chiederemo di individuare quali siano le strategie possibili per contenere la diffusione di questa specie indesiderata». Indesiderata, già. Ma com’è arrivata nel Ceresio? Le ipotesi sono due: la prima è che qualcuno abbia volontariamente immesso il siluro, inconsapevole dei rischi che andava a creare all’ecosistema. La seconda, invece, è che sia risalito dal Verbano al lago di Lugano lungo la Tresa, grazie anche alle scale di monta predisposte per i pesci autoctoni.

Un’arma? La cucina

«Siamo purtroppo consapevoli – ammette Lüchinger – che quando queste specie arrivano, estirparle è impossibile». Di questo avviso è anche il Dipartimento del territorio il quale, in uno studio del 2019, spiegava che «una possibilità di eradicazione di questa specie, come praticamente tutte le specie esotiche introdotte e adattatesi alle nostre acque, è da escludere». Un esempio su tutti è quello del gardon (piccolo pesce ormai di casa nei bacini ticinesi). E allora, che fare? «Un unico lato positivo della sua presenza, se vogliamo, c’è» fa presente il nostro interlocutore: «È buono da mangiare. Nei Paesi dov’è già presente da tempo lo commercializzano e la gente lo compera». Questo, a conti fatti, «potrebbe anche incentivare la pressione di pesca di questa specie».