Ticino

Quella nomina è illegittima, il Tribunale boccia (ancora) il Governo

Il Tribunale amministrativo ha cassato per una seconda volta la designazione dei capisezione dell’insegnamento medio superiore che era stata riconfermata dall’Esecutivo – Considerare pluriennale e riconosciuta l’esperienza dei due candidati «è manifestamente insostenibile»
©Gabriele Putzu
Paolo Gianinazzi
05.02.2026 21:59

È una sentenza tranciante quella con cui il Tribunale cantonale amministrativo (TRAM) si è nuovamente espresso sulla nomina dei due capi Sezione dell’insegnamento medio superiore (SIMS). Sedici pagine per arrivare a una netta conclusione: quella nomina è «illegittima».

Le «puntate» precedenti

Per comprendere l’ultima decisione del Tribunale, datata 3 febbraio, è però necessario riavvolgere il nastro di un paio d’anni. Al marzo del 2024, quando il DECS ha pubblicato il concorso per l’assunzione di un capo sezione per la SIMS, in sostituzione di Daniele Sartori, andato in pensione. Un concorso (per il quale sono giunte 54 candidature) poi vinto da Desirée Mallè e Mattia Pini, nominati in job sharing al 50% con decisione del 10 luglio 2024. Contro la nomina, però, è subito partito un ricorso (da parte di un altro candidato, patrocinato dall’avvocato Gianluca Padlina), accolto dal TRAM con sentenza del 21 febbraio 2025. Il Tribunale, in particolare, aveva ritenuto «insostenibile la valutazione dell’autorità di nomina (ndr. il Governo) nella misura in cui non aveva verificato in modo accurato che i due candidati fossero in possesso dei requisiti di idoneità posti dal bando di concorso, con particolare riferimento all’esperienza di gestione nel settore della scuola e all’esperienza di gestione amministrativa e del personale». Il dossier, dunque, a quel punto è stato rinviato al Governo per una nuova decisione. Il quale, il 24 marzo 2025 ha nuovamente nominato i due candidati, ritenendo in sostanza che fossero invece in possesso dei requisiti. Contro la decisione è quindi partito un ricorso-bis, sempre all’indirizzo del TRAM. Che, tre giorni fa, ha nuovamente cassato la nomina.

Due requisiti in particolare

Il TRAM con questa seconda sentenza si è concentrato sui curricula dei due candidati, basandosi sulle spiegazioni giunte dalla Divisione della scuola. Si è trattato, in parole povere, di capire se i due candidati avessero due requisiti in particolare: una «pluriennale e riconosciuta esperienza di gestione nel settore della scuola» e una «pluriennale esperienza di gestione amministrativa e del personale».

La gestione della scuola

Le spiegazioni della Divisione, come emerge dalla sentenza, si sono basate in particolare sull’esperienza dei due candidati quali esperti di italiano nel settore professionale, funzione assunta da settembre 2022. Ora, su questo fronte secondo il TRAM il ruolo dell’esperto di materia comprende sì mansioni di coordinamento e vigilanza, «che possono, in linea di principio, rientrare in una definizione ampia di attività di gestione nel settore della scuola». Tuttavia, un’altra cosa è dimostrare che tale esperienza fosse effettivamente «pluriennale e riconosciuta». Il Tribunale ha infatti rilevato che i due candidati, al momento della prima nomina, «avevano appena concluso due anni scolastici in questo ruolo», «con un onere limitato a 10 ore settimanali». Inoltre, ha fatto notare che un candidato ha svolto tale esperienza senza ancora disporre dell’abilitazione all’insegnamento. Tranciante, su questo punto, il TRAM: «Che l’autorità di nomina abbia ritenuto costitutiva di un’esperienza riconosciuta l’attività di selezione e valutazione dei docenti da parte di una persona che non è a sua volta abilitata a insegnare è incomprensibile». E altrettanto tranciante è il giudizio, più generale, sul primo requisito: «Considerare l’esperienza concretamente maturata a tempo parziale per due anni scolastici scarsi come pluriennale e riconosciuta è manifestamente insostenibile».

E del personale

Alla stessa conclusione, poi, il TRAMè giunto per quanto concerne il requisito di «pluriennale esperienza di gestione amministrativa e del personale». Caratteristiche che, scrive il Tribunale, «non si riscontrano nella pratica esercitata dai due candidati nella funzione di esperti» di materia. Un ruolo «prevalentemente tecnico e consultivo, senza assunzione di responsabilità gerarchica e potere decisionale». E «nemmeno si può considerare che essi abbiano pluriennale esperienza nella gestione di risorse umane per essersi limitati (...) alla selezione e valutazione di pochi docenti». Inoltre, «l’autorità di nomina non ha nemmeno dimostrato che i due candidati abbiano svolto effettivi ruoli di gestione amministrativa e del personale al di fuori del settore scolastico».

La conclusione è dunque netta: «La nomina dei due capisezione, che non disponevano della necessaria esperienza espressamente richiesta dal bando di concorso, si rivela illegittima» e «la decisione di assunzione deve quindi essere annullata».

Le reazioni

Ora, come avvenuto dopo la prima sentenza del TRAM, il Consiglio di Stato sarà nuovamente chiamato a prendere una decisione. Il Governo, nel tardo pomeriggio di oggi, ha fatto sapere tramite un comunicato di aver preso atto della sentenza, aggiungendo che «si chinerà sulle motivazioni espresse dal TRAM, approfondendole, e si esprimerà pubblicamente nelle prossime settimane, rispondendo anche agli atti parlamentari pendenti». Dal canto suo, la direttrice del DECS, Marina Carobbio, ha rilasciato una breve dichiarazione, nella quale ha ribadito quanto espresso dal Governo, aggiungendo però una considerazione e un auspicio: «In qualità di direttrice del DECS tengo a sottolineare il considerevole impegno professionale profuso dai capisezione in questo anno e mezzo. Mi auguro che non venga a mancare il rispetto nei confronti di due persone che nella loro funzione dimostrano grande serietà».

Ora, come detto, a questo punto il Governo dovrà prendere una decisione. E sono essenzialmente due – speculando un po’ – le vie percorribili. Rinominare e confermare gli stessi capisezione (seppur teoricamente fattibile) porterebbe infatti quasi sicuramente a un terzo ricorso e a una terza sentenza del TRAM, forse anche più tranciante rispetto alle prime due, visti i toni utilizzati nella seconda. Dunque, o il Governo ricorrerà all’istanza superiore, il Tribunale federale, contestando la posizione del TRAM, oppure aprirà un nuovo bando di concorso, nominando candidati con la necessaria esperienza. Ma queste, come detto, allo stato attuale sono solo speculazioni.

Ad auspicare quest’ultima via, quella del nuovo concorso, oggi pomeriggio è stato l’MpS: «A questo punto – ha scritto il movimento – la situazione è chiara: le due persone nominate non possono più continuare a dirigere la SIMS. Occorre tornare alla casella di partenza e riaprire un nuovo concorso, mettendo finalmente fine a una gestione fallimentare che ha fatto perdere quasi due anni a un settore fondamentale della scuola ticinese».

Un tema tornato caldo

Al netto della seconda sentenza del TRAM, va detto, il tema della nomina alla testa della SIMS in queste settimane era tornato «caldo» dal punto di vista politico. Con due distinte interrogazioni al Governo i deputati Maruska Ortelli (Lega) e Aron Piezzi (PLR) settimana scorsa hanno infatti posto alcune domande in merito all’assunzione di una nuova figura professionale in seno alla SIMS, proprio per affiancare i due capisezione nell’implementazione della riforma del Piano di studio. Si tratterebbe di un mandato esterno al 20% voluto proprio per affiancare la nuova codirezione nell’implementazione della riforma. Una scelta che Piezzi aveva definito «discutibile» anche perché giunta «a pochi mesi dalla nomina e riconferma di una codirezione, che avrebbe dovuto - almeno sulla carta - possedere le competenze necessarie per far fronte a questo compito».

Negli scorsi giorni, poi anche il sindacato VPOD Docenti, con un contributo firmato dal suo presidente Adriano Merlini, era tornato sulla questione, descrivendo un clima di grande preoccupazione nelle aule e nei Collegi docenti dei licei ticinesi. «Malgrado la correttezza e i toni sfumati – citiamo un passaggio del contributo –, i verbali delle riunioni del Collegio dei direttori cantonali parlano chiaro. Non solo: mai, in passato, i direttori degli istituti avevano espresso ai loro insegnanti in plenaria di sede di star valutando la possibilità di dimettersi dalla carica».

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