Rincari

Quelle continue telefonate all'ACSI: «I premi sono diventati insostenibili»

Sempre più persone cercano di capire come risparmiare chiamando l'Associazione dei consumatori – La presidente Angelica Jäggli: «La popolazione non sa più che pesci pigliare, le polizze arrivano anche a 800 franchi al mese» – E curarsi oltreconfine non è più un tema tabù
©Chiara Zocchetti
Martina Salvini
07.11.2025 06:00

«L’aumento dei premi di cassa malati? È diventato insostenibile». Angelica Jäggli, presidente di ACSI, racconta delle numerose chiamate che ogni giorno arrivano allo sportello di consulenza dell’Associazione dei consumatori. «Telefonate – dice – con le quali sempre più persone cercano di capire dove possono risparmiare qualcosa, confrontando le polizze, valutando i modelli e le franchigie». L’impressione, spiega la presidente, «è che la popolazione non sappia più che pesci pigliare, con polizze che arrivano a toccare i 700-800 franchi al mese, a fronte di salari stagnanti».

I continui aumenti

L’annuncio di un ulteriore rincaro del 7% nel 2026 segue i forti aumenti già registrati negli anni precedenti: +10,5% nel 2025, +10% nel 2024 e +9,2% nel 2023. «Si tratta – dice Jäggli – di un aumento del 40% in una manciata di anni, oltretutto sommato a un aumento generalizzato dei prezzi». Tutto questo fa sì che sempre più persone facciano fatica ad arrivare alla fine del mese. «Sempre più spesso vediamo persone che hanno passato una vita intera a spendere in modo oculato fare molta fatica. Non a caso, osserviamo un ampliamento della fascia della popolazione a rischio indebitamento. E questo pur non adottando alcun comportamento a rischio».

La cassa malati, spiega Jäggli, rappresenta la seconda causa di indebitamento, tanto in Svizzera quanto in Ticino. «Parliamo di persone della classe media, la quale diventa sempre più fragile dal profilo finanziario, non riuscendo più ad accantonare nulla». Anche perché, oltre al premio di cassa malati, vanno prese in considerazione anche le cosiddette spese «out of pocket», e quindi ad esempio «le franchigie - che nel caso dei pensionati comprendono anche l’infortunio, non più coperto dal datore di lavoro - le partecipazioni al 10%, e tutto ciò che non è coperto. Costi ‘‘vivi’’ che vanno ad aggiungersi ai premi di cassa malati e che fanno aumentare la spesa per la salute, mettendo in difficoltà una larga fetta della popolazione».

Toccati anziani e famiglie

A farne le spese, racconta la presidente di ACSI, sono soprattutto gli anziani e le famiglie monoparentali con un minorenne a carico. «Dai nostri dati, il 60% delle persone che hanno richiesto consulenze a Schuldenberatung Schweiz lo ha fatto per problemi legati al pagamento della cassa malati. Del resto, dobbiamo ricordare che il volume dei debiti con le casse malati in Svizzera è attorno ai 44 milioni di franchi, più altri 5 milioni di spese ‘‘out of pocket’’. In Ticino, la quota di arretrati con le casse malati si assesta attorno ai 16 mila franchi, mentre il numero di morosi ha ormai toccato quota 18 mila. Sono numeri molto preoccupanti, che fanno ben capire quanto la situazione sia giunta al limite».

Ora si va anche all’estero

E se i premi di cassa malati esplodono, il rischio è che sempre più persone decidano di andarsi a curare oltreconfine. «Non è più un tema tabù, specialmente per chi ha una franchigia molto alta. Non abbiamo dati precisi, ma posso confermare che negli ultimi tempi ci arrivano testimonianze in questo senso. Da parte nostra, l’invito è però di andare a controllare bene le polizze, le coperture. Di confrontare le casse malati e cambiare, laddove è possibile e di non fare a meno di un buon coordinamento del medico di famiglia. Per il consumatore l’ottimizzazione delle polizze è l’estremo tentativo di limare i costi, anche se sappiamo bene che il nodo centrale sono le riforme». Per ACSI, infatti, la politica dovrebbe avere il coraggio di fare di più. «Inutile girarci attorno: non si è fatto abbastanza. Servirebbe invece implementare tutta una serie di misure con un’incidenza maggiore.

Per questo, a settembre, abbiamo sostenuto l’iniziativa del 10% del PS, era una risposta molto concreta e immediata. D’altro canto, vediamo anche di buon occhio le due iniziative cantonali indirizzate a Berna per ridurre il costo dei farmaci». Negli anni, aggiunge Jäggli, a Berna «i veti incrociati hanno impedito di fare passi avanti concreti. Invece, occorre uscire dalla logica di mercato, recuperando l’idea di una sanità che risponde al bisogno». Secondo l’ACSI, è questa la linea da seguire per cercare di invertire la tendenza: «Servono provvedimenti coraggiosi e vincolanti. Altrimenti, oltre al turismo della spesa, presto assisteremo a una crescita del turismo della sanità o a una medicina a doppia velocità».

Cambiare vale la pena

Nel frattempo, per tentare di risparmiare, gli assicurati hanno tempo fino alla fine di novembre per cambiare la propria cassa malati. Secondo ACSI, in Ticino sono oltre 30 mila le persone affiliate alle due casse malati più care, con premi che possono superare gli 800 franchi mensili. «Scegliendo di cambiare, una famiglia può arrivare a risparmiare qualche migliaio di franchi all’anno. Tuttavia, occorre anche prudenza, perché se arrivassero d’un colpo solo molti nuovi assicurati in una cassa malati, bisogna essere certi che questa possa far fronte ai nuovi arrivi, sia dal profilo burocratico che finanziario». D’altro canto, c’è anche chi sostiene che, così facendo, si generi un aumento generale dei costi sull’intero sistema. «Cambiare, a nostro avviso, vale comunque la pena. Del resto, è un diritto di ciascuno poter usare gli strumenti a propria disposizione in quel momento per cercare di tamponare i costi. Poi è vero che a medio termine vi possono essere conseguenze sul sistema, ma non può certo essere il singolo assicurato a vedersi accollare la responsabilità dei rincari».

Allo stesso modo, sostiene Jäggli, è anche sbagliato incolpare il paziente ticinese, reo di consumare troppe prestazioni. «È senz’altro vero - e lo dicono i dati - che i ticinesi consumano molte più prestazioni sanitarie. Tuttavia, i pazienti si affidano alle cure che gli vengono proposte, fatico a immaginare una persona che va a fare shopping di cure mediche. Vi sono sicuramente falsi incentivi o storture che creano sovraconsumo ma anche rischi da un punto di vista della salute di chi ritarda le cure a causa delle franchigie alte. Piuttosto, quindi, andrebbero sostenuti la digitalizzazione e il coordinamento tramite i medici di famiglia affinché abbiano il tempo per valutare insieme ai pazienti la cura. Senza colpevolizzare o iper-responsabilizzare il paziente, quanto piuttosto informandolo e sensibilizzandolo».

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