«Quelle sono molestie sessuali non solo secondo il dizionario»

Quelle compiute dall’ex agente della Polizia comunale di Locarno sono molestie sessuali a tutti gli effetti e non solo secondo le definizioni dei dizionari: pertanto, il giornalista che ha utilizzato quei termini in due articoli pubblicati nel settembre del 2022 va prosciolto dall’imputazione di diffamazione. Così ha sentenziato la giudice Orsetta Bernasconi Matti al termine del dibattimento svoltosi giovedì in Pretura penale. Dibattimento che si era reso necessario dopo che il giornalista, oggi in pensione, si era opposto al decreto di accusa con il quale la procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis proponeva una pena pecuniaria sospesa. «Quanto riportato negli articoli per i quali sono stato denunciato - ha ribadito il giornalista - è il frutto di verifiche incrociate effettuate sentendo una decina di persone tra consiglieri comunali, municipali, ex agenti e poliziotti ancora in servizio in seno al Corpo». Verifiche che lo avevano portato a scrivere una prima volta il 17 settembre che l’agente per il quale il Municipio prospettava allora l’interruzione del rapporto di lavoro si era reso protagonista di ripetute molestie sessuali nei confronti di alcune colleghe durante l’orario di servizio. Molestie che non erano però penalmente perseguibili perché nessuna delle presunte vittime aveva sporto denuncia. Il concetto, citando la definizione di molestie sessuali riportata nel dizionario Treccani, era stato ribadito in un secondo articolo del 19 settembre riguardante la smentita del Municipio secondo la quale a carico del poliziotto non risultavano atti di molestie sessuali. Queste ultime si riferivano, senza esser però riportate nell’articolo, a quanto emerso dall’inchiesta amministrativa ordinata dal Municipio nei confronti dell’agente: l’uomo - il cui licenziamento deciso a fine settembre è stato confermato il 21 maggio scorso dal Tribunale cantonale amministrativo (TRAM) con una sentenza passata in giudicato - aveva più volte mostrato i genitali ai suoi colleghi, sia uomini che donne, nello spogliatoio del comando.
«Solo atti di esibizionismo»
«Atti goliardici o, al massimo, di esibizionismo senza alcuna connotazione sessuale», ha sostenuto il patrocinatore dell’ex agente, l’avvocato Federico Forni, chiedendo la conferma dell’accusa di diffamazione nei confronti del giornalista. Ma oltre a quelli che l’avvocato Forni ha qualificato come atti di esibizionismo (peraltro non contestati dal suo assistito), dall’inchiesta amministrativa emergono anche i tentativi di baciare una collega e il fatto di averle messo una mano sulla coscia. «Approcci che l’hanno spinta a lasciare il Corpo», ha sostenuto l’avvocata Michelle Aleo, chiedendo che il suo assistito venisse prosciolto dall’accusa di diffamazione. Richiesta accolta dalla giudice Bernasconi Matti. «Poco importa se la collega dell’agente non ha sporto denuncia. Quanto subìto, per di più in un contesto di omertà, è stato fonte di grande disagio», ha affermato la giudice, la quale ha anche citato la sentenza del TRAM sul licenziamento dell’agente quando definisce inadeguato il suo atteggiamento e illegittima la sua condotta per la quale ha mostrato totale mancanza di autocritica.
