Raddoppiate le bocciature nei Centri professionali commerciali cantonali

Erano giornate campali, lo scorso giugno, per gli studenti al loro ultimo anno nei cinque Centri professionali commerciali del Ticino (le vecchie Commercio e la Scuola professionale per sportivi d’élite, per intenderci). Ancor più del solito, in quanto si trattava dei primi esami finali sotto la nuova egida scolastica risultata dalla Riforma della formazione commerciale di base del 2023, che ha uniformato, cambiandoli profondamente, i curricula per i futuri impiegati di commercio in tutta la Svizzera. C’erano, insomma, molte aspettative per vedere come sarebbe andata. E, quantomeno dal punto di vista degli studenti, la risposta sembra essere: male. Nelle settimane successive agli esami, in redazione sono giunte più segnalazioni indipendenti che lamentavano risultati ritenuti ingiusti o iniqui, con classi decimate. Vi era, in altre parole, un sentimento di malessere, ingiustizia e sgomento che non sembrava esserci al termine degli esami negli anni precedenti. Ma fra l’impressione che qualcosa fosse andato storto e che ciò fosse vero, ce ne corre. Ora, però, è disponibile qualche dato in più per inquadrare la vicenda. Rispondendo a una richiesta d’informazioni di questo giornale, la Divisione della formazione professionale (Dfp) del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport ha infatti informato che il tasso di bocciatura lo scorso giugno si è attestato al 23,5%. Ovvero al doppio di quello degli anni precedenti, «che si situava attorno al 10-15%». In altre parole, dei 324 candidati, 76 lo scorso giugno non hanno superato l’anno e non si sono diplomati.
Un cambiamento importante
Si tratta di uno scostamento rilevante, che rinforza l’impressione che qualcosa sia effettivamente andato storto. «Vi è stato un cambiamento importante, che deve essere considerato nella lettura degli esiti di questa prima sessione», premette la Dfp, entrando poi più nel dettaglio: «Un elemento importante per leggere i risultati è il cambiamento delle condizioni di promozione introdotto dalla nuova procedura nazionale. Rispetto al sistema precedente, gli esami finali hanno assunto un peso più determinante e sono previste condizioni di sbarramento: ad esempio, un’insufficienza nell’esame orale determina il mancato superamento della procedura anche in presenza di una media complessiva sufficiente. Parallelamente, le valutazioni scolastiche conseguite durante il percorso hanno un’incidenza diversa e meno determinante rispetto al precedente sistema». Si tratta, in effetti, di una delle principali frustrazioni comunicateci dagli studenti: la difficoltà di accettare che una valutazione globalmente sufficiente non sia giudicata… sufficiente.
La decisione finale sta a Berna
Questo, però, ancora non spiega l’impennata del tasso di bocciatura, né se sia destinata a ripetersi i prossimi anni. Se, cioè, sia diventato più difficile ottenere il diploma da impiegato di commercio. L’impressione è che la Dfp auspichi che non sia così: «Sulla base dell’esperienza di questa prima sessione, il Cantone ha già formulato osservazioni e proposte di miglioramento, che sono attualmente al vaglio dei gremi nazionali competenti. L’obiettivo è che l’esperienza maturata con questa prima procedura possa contribuire a una riflessione nazionale anche sull’equilibrio tra valutazione del percorso formativo e peso degli esami conclusivi. Tra gli aspetti sollevati figura, in particolare, il ricorso all’intelligenza artificiale durante gli esami, che rende necessaria una riflessione sulle modalità di valutazione, affinché sia possibile verificare in modo adeguato le competenze effettivamente acquisite dalle persone in formazione».
Se queste proposte troveranno il via libera è però tutto da vedere, perché c’è un dettaglio fondamentale che è bene sottolineare: le decisioni finali le prende Berna, non Bellinzona: «Le condizioni della procedura sono definite a livello nazionale e non possono essere modificate unilateralmente dal Cantone», sottolinea più volte la Dfp nel rispondere alle nostre domande.
Organizzate due simulazioni
Dato che di CPC in Ticino ve ne sono cinque, alla Dfp abbiamo anche chiesto se il tasso di bocciatura sia stato grossomodo il medesimo in tutte le sedi. Nella risposta è stato indicato che «le variazioni dei tassi di mancato superamento degli esami non sono state uniformi tra le diverse sedi, che presentano anche numeri di candidati molto diversi tra loro. Differenze nei risultati si riscontravano già negli anni precedenti», precisando che «durante il triennio le scuole hanno accompagnato con particolare attenzione le allieve e gli allievi nella transizione al nuovo modello. In Ticino sono state organizzate anche due simulazioni cantonali della nuova modalità d’esame, per permettere alle studentesse e agli studenti di familiarizzare con la struttura delle prove e con le modalità operative richieste».
Per i 76 studenti che non hanno superato l’anno, vi è ora la possibilità di ripeterlo, o meglio di ripeterlo solo nelle materie con valutazioni insufficienti. Una soluzione che pure è stata oggetto di rimostranze: data l’eccezionalità della situazione, non era possibile organizzare per esempio una sessione di recupero straordinaria a metà anno, anche considerando che a fronte di poche ore di scuola a settimana sarà difficile trovare nel frattempo un impiego? La risposta è: no. «Anche le modalità e le condizioni per la ripetizione della procedura di qualificazione sono definite a livello nazionale – spiega la Dfp. - Il Cantone è quindi tenuto a organizzare la ripetizione degli esami nel quadro di queste disposizioni». Ovvero a giugno 2027.
Le recriminazioni dei ragazzi
Quando si sperimenta qualcosa di nuovo, ci può stare che non tutto funzioni e che lo si aggiusti. Ma questa è una magra consolazione per le «cavie» sottoposte alla sperimentazione. E «cavie» è un termine con cui, non di rado, i docenti del CPC di Lugano avrebbero definito i primi studenti intenti ad affrontare il nuovo curriculum formativo per gli impiegati di commercio. A contattare indipendentemente questo giornale per raccontare quanto successo agli esami finali, sono infatti stati esclusivamente studenti presso il CPC di Lugano. E quello che ci hanno riferito è stato un sentimento di disorientamento misto a frustrazione, rabbia e amarezza nel realizzare quanto accaduto. Da un lato, la delusione personale di non aver superato lo scoglio. Dall’altro lato, la sorpresa di constatare che non ci era riuscito nemmeno un elevato numero di compagni, cosa che ha alimentato a sua volta un senso d’ingiustizia dovuto all’impressione che forse non tutto sia funzionato come avrebbe dovuto. «Cavie», appunto. Destinate a tracciare la via a chi verrà dopo, grazie alle loro intuizioni e ai loro errori. E che forse, questo almeno il sentimento, date le circostanze avrebbero meritato qualche salvagente in più prima di essere mandati a solcare acque inesplorate.
I ragazzi hanno espresso le proprie rimostranze con compostezza e hanno speso parole buone per il corpo docenti e per i tre anni di percorso presso il CPC di Lugano; ciononostante alcuni di loro ritengono di non essere stati messi nelle condizioni di rendere al meglio. C’è chi ha definito insufficiente la comunicazione ed era ad esempio convinto che nella valutazione finale contassero anche le note semestrali (non era così) e c’è chi ha criticato la preparazione offerta dall’Istituto agli esami finali, ritenuta insufficiente (l’esame finale, che non poteva essere bocciato, era composto di cinque tronconi valutati indipendentemente e pesava per il 30% sulla valutazione finale, al pari del lavoro pratico, che pure doveva risultare sufficiente). Vi sarebbe inoltre stata una generale incapacità da parte dell’Istituto nel fornire risposte certe e tempestive ai dubbi sollevati dai giovani sia prima che dopo le sessioni d’esame.
In tal senso, la gestione della crisi è stata un’altra nota dolente di questi mesi. Diversi ragazzi, dopo aver appreso della bocciatura, si sono sentiti abbandonati, in quanto sarebbero mancate comunicazioni ufficiali e rassicurazioni, arrivate soltanto nell’ultima settimana utile prima della ripresa. Questa prolungata situazione di limbo ha alimentato un clima di forte incertezza e l’impossibilità di pianificare il futuro. A questo proposito da più parti è stata segnalata la difficoltà a trovare un lavoro in un ambiente che è stato descritto come fortemente concorrenziale e in cui l’assenza di un diploma pesa persino nella ricerca di uno stage. L’auspicio, rimasto tale, era che venisse data una possibilità più agile per ridare gli esami bocciati, senza dover attendere un anno. Per contro, e concludiamo con una nota positiva, un ragazzo ha detto di stare trovando molto utile l’impostazione scelta, ovvero un giorno di lezione a settimana focalizzato sui temi non superati lo scorso giugno.
