Ragazzi investiti sulla statale 394, dopo l'incidente dito puntato contro la «strada dei frontalieri»

Un pomeriggio che avrebbe dovuto essere di festa in riva al Lago Maggiore si è trasformato in una tragedia. Una ragazza di 16 anni ha perso la vita nel pomeriggio di domenica in un drammatico incidente lungo la statale 394 del Verbano Orientale, nel tratto che collega le località di Maccagno e Pino, in provincia di Varese. La giovane, residente a Cugliate Fabiasco, avrebbe compiuto 17 anni il 19 giugno, è morta sul colpo dopo essere stata travolta da un'auto. Stava camminando sul ciglio della carreggiata insieme alla sorella e a tre amici, andavano al lago. L'impatto con la Fiat Panda guidata da un 31.enne è stato violentissimo.
Ricostruire quello che è successo e i motivi dell'accaduto spetterà all'indagine. Oggi è il giorno del lutto, ma anche della rabbia. Riversata, soprattutto sui social, da chi quella strada la percorre ogni giorno. La statale 394 del Verbano è infatti chiamata «la strada dei frontalieri» che quotidianamente attraversano il valico di Dirinella (o Zenna vedendola dall’altra parte del confine).
«Oggi sono passato di lì circa mezz’ora prima di questo incidente», scrive un utente. «Nel giro di poche centinaia di metri ho avuto modo di lamentarmi 6-7 volte. Gente che tagliava le curve, gente che passava la doppia linea, e specialmente gente che andava a velocità folle». «Quella strada andrebbe regolamentata, tutti vanno come se fosse un'autostrada, ogni tanto ci scappa il morto, le autorità prendano seri provvedimenti», gli fa eco un altro.
C’è chi non usa mezzi termini e definisce quel tratto «la strada della morte». «La mattina bisogna farsi il segno della croce e sperare», scrive un residente. Tanti i commenti di chi utilizza la statale per raggiungere il Gambarogno. «Ho percorso molte volte questa strada, sia di mattina presto che di sera rientrando. Mi permetto di dire che ho sempre circolato rispettando il limite di velocità, e puntualmente venivo sorpassato da tanti, proprio tanti che inveivano, bestemmiavano, mi mandavano a quel paese», scrive un'altra persona. «Questa è una strada, non una pista di formula 1, lo dico a tutte quelle persone che al mattino vanno a lavorare, non siete da soli sulle strade».
E ancora: « Io percorro quella strada ogni giorno e le macchine, purtroppo, in molti casi vanno a velocità folle su quel tratto». C'è chi parla di «tragedia annunciata». «È una strada molto pericolosa! La percorro tutti i giorni per andare a lavoro e ci sono macchine che sfrecciano a tutta velocità e sorpassi azzardati».
Al di là di quanto accaduto, che come detto dovrà essere indagato, il sentimento prevalente è la rabbia. «La mattina partono da casa a tutta velocità. Suonano il clacson, ti puntano, ti fanno il dito medio mentre ti sorpassano. Poi arrivano in dogana a Zenna e rallentano, perché in Ticino temono i radar. Vivo così tutte le mie mattine», scrive un utente con l'amaro in bocca. «Quella è la strada della morte, la usano come pista per correre soprattutto alla mattina quando vanno a lavorare in Svizzera, poi superato il confine rallentano».
Tristezza e rabbia, espressa da chi raggiunge quotidianamente il nostro cantone per lavoro. «In settimana, tutte le mattine e tutte le sere percorro quella strada, e sinceramente non so mai come andrà a finire, vengo spesso sorpassato in curva cieca, o in curva prima ancora di arrivare al rettilineo. Auto che sorpassano in galleria, moto in curva cieca, sinceramente non so mai se arriverò al lavoro o a casa con l'auto integra. Ovviamente appena passata la dogana, in terra elvetica, tutti tornano a guidare normalmente. Spiace, ma era una tragedia annunciata».

