Rapine di Balerna e Novazzano, un'estradizione complicata

C’è mancato davvero poco che l’Italia negasse l’estradizione verso il Ticino di due cittadini ecuadoriani sospettati di essere parte del gruppo composto da dieci persone (in gran parte connazionali) che nel 2024 rapinò, o tentò di rapinare, in sei occasioni dei distributori di benzina a Novazzano e Balerna fra luglio e metà dicembre. Non è ancora detto che l’estradizione avverrà (una decisione di merito è tuttora pendente) ma intanto la barra è stata raddrizzata dalla Corte di cassazione italiana (grossomodo l’equivalente del nostro Tribunale federale), che ha annullato un diniego della richiesta ticinese da parte di una Corte d’appello di Bologna. Per la vicenda, come forse si ricorderà, erano già state condannate un anno fa in prima istanza quattro persone a pene comprese fra uno e quattro anni di carcere. Tre di loro hanno poi interposto Appello e il dibattimento bis si è tenuto proprio questo mercoledì, con la sentenza attesa a breve. Ma, anche a fronte di tutto ciò, la richiesta ticinese (titolare dell’incarto è la procuratrice pubblica Veronica Lipari) di estradare alcuni dei presunti membri della banda mancanti all’appello, per qualche mese è stata valutata troppo vaga per essere eseguita.
Le risultanze processuali
Stando a quanto ricostruito nel processo del luglio scorso - alla sbarra vi erano le uniche quattro persone che gli inquirenti erano riusciti ad acciuffare - il gruppo di rapinatori, in parte incensurato, aveva maturato l’idea di «fare qualcosa in Svizzera» in un bar di Piacenza e poi era ben presto passato all’azione, organizzando sei rapine (alcune finite a vuoto per vari motivi) in pochi mesi. Fino, appunto, all’arresto di una parte dei membri. Per contro le difese hanno argomentato, finora senza successo, che si trattasse di un gruppo estemporaneo e male organizzato.
Al processo di primo grado mancavano però all’appello ancora sei persone, per le quali le manette sono scattate nell’autunno del 2025 in Italia, al termine di una ricerca definita complicata per via dell’incensuratezza di alcuni di loro, e del fatto che altri fossero senza fissa dimora.
La decisione della Cassazione
In alcuni casi, il processo di estradizione è stato contrastato dagli interessati, e in particolare da due ecuadoriani di 48 e 32 anni. I due hanno argomentato, per un momento con successo, che la richiesta ticinese non fosse sufficientemente motivata. Certo, in Italia la Magistratura aveva mandato documentazione riguardante chiamate in correità, allacciamenti telefonici in Ticino e presenza di veicoli a loro riconducibili; ma le chiamate di correo erano giunte prive di pezze giustificative, così come le comunicazioni telefoniche (quali sarebbero riferibili a loro?) e la presenza dei veicoli (quali foto e quali luoghi e circostanze sono riconducibili ai ricorrenti?).
Tutto troppo vago, in altre parole. Almeno per la Corte d’Appello di Bologna, che ha accolto queste considerazioni (ma le ha respinte in un terzo caso), negando l’estradizione. Decisione però ribaltata dalla Cassazione, sollecitata dal Procuratore generale della Repubblica, nelle scorse settimane: «Le fonti di prova sono analiticamente indicate e risultano altresì riferibili alla posizione degli estradandi - ha sentenziato la massima autorità giudiziaria italiana: - se non espressamente, quantomeno in virtù di un’operazione interpretativa resa possibile, ed anzi agevole, dalla precisa descrizione degli elementi storici (con l’indicazione altresì dei diversi contributi concorsuali), in relazione, oltretutto, ad uno svolgimento fattuale di non particolare complessità naturalistica e, quindi, probatoria. Con la conseguenza che, nel caso concreto, l’enunciazione degli elementi di prova - o, mutuando le parole della sentenza impugnata, di "categorie, tipologie di prove" - appare comunque sufficiente alla delibazione». Che ora è chiamata a fare una diversa sezione della Corte d’appello di Bologna. A questo giro parrebbe poco più di una formalità.
Ricapitolando, tutti arrestati
Ricapitolando, infine. Delle dieci persone coinvolte quattro sono state condannate in prima istanza e tre hanno interposto appello. Un 48.enne tunisino, sospettato di aver preso parte a due rapine, è in carcerazione preventiva in Ticino dallo scorso febbraio al termine del processo estradizionale e, ci fa sapere il Ministero pubblico, «Per quattro imputati queste pratiche stanno proseguendo lungo i diversi gradi di giudizio della procedura italiana», fra cui le due giunte di fronte alla Cassazione. Per un quinto sospettato infine «la domanda di estradizione è stata accolta dalle autorità estere competenti ma la procedura di esecuzione è al momento ferma in attesa che l’uomo termini di scontare una pena detentiva per reati avvenuti in Italia».
