Asilo

Recalcitranti a Pasture: «Progetto non compreso»

La fase test, che prevedeva di alloggiare in un’area separata del Centro federale i migranti indisciplinati, è stata congelata – Greta Gysin: «Sarebbe stato un ulteriore passo verso una gestione migliore della struttura»
©Gabriele Putzu
Stefano Lippmann
04.05.2026 06:00

Da un lato è stata espressa soddisfazione per aver scongiurato l’abbandono del progetto pilota. Dall’altro c’è un po’ di dispiacere per le incomprensioni e la «disinformazione» a riguardo. Al centro la gestione dei richiedenti l’asilo nei Centri federali.

Del tema ne abbiamo riferito la scorsa settimana quando la Commissione delle Istituzioni politiche del Consiglio nazionale ha dato seguito alla mozione di commissione «Gestione efficiente dei richiedenti l’asilo problematici e applicazione coerente della legge sull’asilo». Una mozione che chiede, nell’ambito dei progetti pilota previsti, che le aree di sicurezza interne nei Centri federali ordinari possano essere create solo con il consenso dei Cantoni d’ubicazione e dei Comuni interessati. Un dossier sentito anche nel Mendrisiotto.

La Segreteria di Stato della migrazione (SEM), a dicembre aveva infatti annunciato che il Centro federale d’asilo di Pasture, ubicato tra Balerna e Novazzano, sarebbe stato incluso nel progetto pilota volto a sperimentare un nuovo modello di gestione nei centri federali l’asilo. La sperimentazione, della durata di sei mesi prevista a partire da questa estate, implicava la separazione in una zona distinta del Centro di quei migranti (solo uomini e maggiorenni) che per via del loro comportamento sopra le righe rischiano di compromettere il funzionamento dell’intera sede (ad esempio chi si rende autore di comportamenti violenti nei confronti di altri richiedenti l’asilo e dei collaboratori del Centro o chi si è reso protagonista di atti di vandalismo).

Un progetto, come noto, che è stato congelato anche a seguito della contrarietà manifestata dal Consiglio di Stato ticinese e dai Comuni di Balerna, Novazzano e Chiasso.

«Informazioni sbagliate»

Come detto, la scorsa settimana i consiglieri nazionali che hanno promosso la mozione hanno espresso soddisfazione per quanto ottenuto (vedi CdT del 25 aprile). La consigliera nazionale Greta Gysin, anch’essa membro della Commissione delle Istituzioni politiche, si è invece battuta «per scongiurare il blocco totale della sperimentazione». Ma anche per «correggere le informazioni sbagliate» che sono state veicolate.

Al Corriere del Ticino spiega che, con il progetto pilota, «non si trattava in alcun modo di portare a Balerna i richiedenti l’asilo recalcitranti da altri centri, ma solo di organizzare diversamente la struttura». Per Gysin è fondamentale ricordare che «il 95% degli ospiti si comporta in maniera corretta. Però, allo stesso tempo, sottostà a regole severe e misure di sicurezza che sono calibrate sul 5% di richiedenti che hanno a tratti comportamenti problematici, perché violenti o perché non rispettano le regole». Il progetto pilota, in tal senso, «prevedeva di separare fisicamente nei Centri il 95% delle persone che non portano problemi - famiglie, donne, bambini e uomini - dal 5% di esagitati». Questi due gruppi di persone «si trovano nel Centro, e condividono tutti gli spazi».

La consigliera nazionale de I Verdi invita a pensare agli scenari che si verificano oggi nelle strutture. Un esempio significativo? «Una famiglia con bambini che deve mangiare nello stesso refettorio con persone problematiche che potrebbero ‘scoppiare’ da un momento all’altro».

Ecco dunque - per la nostra interlocutrice - la bontà dell’idea di separare fisicamente i due gruppi, realizzando un’area solo per chi ha comportamenti problematici. «Prima di tutto - analizza - si migliorerebbe la vita del 95% delle persone. In secondo luogo si potrebbero calibrare meglio le misure di sicurezza all’effettivo e specifico bisogno».

«Progetto non compreso»

Il progetto pilota in Ticino è stato congelato. Gysin non nasconde un po’ di «amaro in bocca per il fatto che questo progetto non sia stato capito, forse anche a causa di problemi di comunicazione iniziali. Ad ogni modo - rammenta la consigliera nazionale - grazie alle misure intraprese negli ultimi anni la sicurezza e la convivenza nei Centri in Svizzera sono migliorate in maniera sostanziale. Gli incidenti legati alla sicurezza sono dimezzati, anche nel centro Pasture. Il progetto pilota avrebbe permesso di intraprendere un ulteriore passo verso una gestione della struttura migliore e più pacifica. A beneficio delle persone che vi risiedono, ma anche a beneficio di chi vi lavora».

La mozione? «Era già così»

Una battuta, infine, anche sulla mozione recentemente approvata. «Conferma in sostanza lo statu quo - commenta Greta Gysin -. È stato venduto dai miei colleghi commissionali come un grande successo, ma di fatto non è cambiato nulla rispetto alle decisioni già prese in precedenza dalla SEM: in Ticino il progetto è stato congelato vista l’opposizione dei Comuni e del Consiglio di Stato».

A Pasture, dunque, non sarà testato. Nel Canton Soletta sì: «È stato meglio recepito» afferma la nostra interlocutrice. Oltre a Soletta si cercheranno altri centri. «Più progetti in più Centri permetteranno di ottenere dati e risultati più solidi. Sono convinta - conclude Gysin - che sarà un successo e in Ticino saranno i Comuni stessi a chiedere alla Confederazione di portare la nuova organizzazione anche al centro di Pasture».