Rega e soccorritori in azione sul Monte Tamaro

L’elicottero della Rega risuona sul Monte Tamaro. È chiamato a soccorrere alcune persone rimaste bloccate sulla telecabina, una di loro ha anche un cane. Tutti sono stati portati a terra sani e salvi, animale compreso. Nessuna emergenza, almeno per oggi: si è trattato di un’esercitazione di evacuazione e di recupero. Protagonisti della giornata i piloti e i soccorritori della Rega, la Guardia aerea svizzera di soccorso, gli specialisti del soccorso in elicottero del SAS, il Soccorso alpino svizzero, e il nuovo elicottero Airbus H145 D3, che da lunedì sarà operativo nella base ticinese. «Ripetiamo regolarmente queste esercitazioni, ma variano sempre a dipendenza dell’impianto e delle condizioni meteorologiche», ci spiega Mario Agustoni, pilota, aggiungendo che «tutto va svolto con la massima attenzione, perché si opera vicino ad ostacoli come fili delle cabine e boschi».
Inoltre, «durante l’evacuazione ci sono dei momenti in cui l’elicottero è fisicamente collegato all’impianto e quindi anche i movimenti dell’elicottero vanno fatti in maniera molto delicata, cercando di stare fermi». Operazioni come quella odierna «sono tra gli interventi più tecnici che facciamo», conclude Agustoni.
A bordo di un elicottero ci sono un pilota, un soccorritore specializzato e un medico. A questi a volte si aggiunge un alpinista specialista del SAS. «Il nostro lavoro», racconta Amos Brenn, soccorritore, «è particolare, perché siamo l’elemento che collega la parte di volo a quella di medicina». Per questo le esercitazioni sono molto importanti. «Ci permettono di stare in allenamento, oltre al fatto che sono obbligatorie», continua l’esperto, aggiungendo un fattore fondamentale: la conoscenza del territorio. «Queste giornate ci permettono di conoscere gli impianti presenti in Ticino, questa cabinovia, ad esempio, è relativamente nuova e per noi è importante conoscere le peculiarità di questo impianto di risalita».
Non sempre c’è l’elicottero
Oggi, come detto, tutto si è svolto con il supporto di un elicottero della Rega, ma l’aiuto dal cielo non è scontato. «Se un impianto si blocca in condizioni meteorologiche avverse, l’elicottero non può lasciare la base e quindi tutto viene svolto via terra», spiega Filippo Genucchi, coordinatore del SAS. Questo significa che «con dei sistemi di corde e carrucole si arriva alla cabina e da lì le persone vengono calate a terra». Ma attenzione, perché il lavoro non finisce qui. «Una volta giunte a terra, a seconda di dove ci si trova, bisogna portare questi individui in un posto sicuro ed è per questo che diventa fondamentale anche il personale a terra».
